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Rapporto UE rivela interferenza del traffico P2P da parte degli ISP

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 31 maggio 2012

Un nuovo rapporto diffuso oggi ha rivelato la portata delle pratiche di gestione del traffico da parte degli ISP che si traducono in limitazioni ad un’Internet aperta. La relazione UE, che copre 381 ISP che servono più di 340 milioni di abbonati, rivela che il 21% degli utenti di rete fissa a banda larga in tutta Europa sono colpiti da ISP che limitano il traffico P2P, percentuale che sale al 36% nel mercato della telefonia mobile.

La relazione è stata lanciata nel 2011, a seguito delle richieste della Commissione Europea indirizzate al BEREC , l’Organismo dei regolatori Europei delle comunicazioni elettroniche. L’obiettivo era quello di raccogliere informazioni relative al dibattito sulla neutralità della rete, in particolare per quanto riguarda le azioni intraprese dagli ISP per ostacolare, soffocare, bloccare o degradare il traffico Internet.

Un questionario è stato inviato agli ISP in tutta Europa e le risposte finali sono state di 381 fornitori di servizi Internet, 266 ISP di ‘linea fissa’ (140 milioni di abbonati) e 115 operatori di telefonia mobile (200 milioni di abbonati).
Tra l’altro sono state richieste informazioni sulle loro pratiche di gestione del traffico nel rispetto di una serie di obiettivi tra cui preservare la qualità del servizio, accordi contrattuali con i clienti, sicurezza della rete e altre misure richieste dall’ordinamento giuridico.

Forse non sorprende che le restrizioni più frequentemente riportate, al di fuori delle semplici data-capping contrattuale, hanno interessato il blocco e/o limitazione del peer-to-peer e del traffico VoIP. Un totale di 49 ISP di linea fissa hano riportato l’interferenza con il P2P, come hanno fatto 41 operatori di telefonia mobile.
Sebbene queste difficoltà interessino almeno il 20% di tutti gli abbonati, la relazione rileva come l’impatto sugli utenti finali può variare. Alcuni ISP limitano tutti i loro utenti, alcuni solo una percentuale. Altri limitano il traffico durante alcune ore della giornata, mentre alcuni hanno vincoli contrattuali che non sono necessariamente applicati tecnicamente.

Complessivamente, nel mercato di rete fissa a banda larga almeno il 21% degli utenti sono affetti da limitazioni P2P, o in campo tecnico o per clausole nei loro contratti. Nel mercato della telefonia mobile tale cifra è del 36%. Quando si tratta di restrizioni erlative al VoIP, almeno il 21% del mercato mobile affronta limitazioni con la possibilità di un ulteriore 18% a seconda delle condizioni.
I risultati dello studio saranno utilizzati nel dibattito in corso sull’Internet Aperta in Europa. All’inizio di quest’anno i Paesi Bassi sono stati il primo paese a sottoscrivere i principi della net neutrality in forma di legge, che limita l’uso di limitazioni sul P2P da parte degli ISP. Al Parlamento europeo i Verdi propongono di garantire la neutralità della rete al resto dell’Europa.
Il rapporto completo intitolato BEREC risultati sulle pratiche di gestione del traffico in Europa può essere scaricato qui (pdf)

Fonte: http://torrentfreak.com/eu-report-reveals-p2p-traffic-interference-by-isps-120530/

Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/

Traduzione a cura di yanfry per Partito Pirata Italiano

La Quadrature du Net Wiki: Come agire contro ACTA

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 21 febbraio 2012

Rieccomi a voi, Axel de La Quadrature du Net, che è tra le ONG che più si battono per contrastare ACTA, mi ha chiesto di tradurre un bel po di documenti da loro prodotti per descrivere i pericoli ed i potenziali danni che questo trattato può fare al livello mondiale:

dato che al momento per la traduzione dall’eng all’ita sono solo (con la mia tristemente scolastica conoscenza della lingua inglese) chi volesse contribuire può contattarmi inserendo un commento a questo post (non spaventatevi, un aiuto anche per qualche riga è un grande aiuto, il p2p funziona proprio così, ognuno dà il suo piccolo contributo per condividere grandi cose).
A questo proposito vi posto la mia traduzione della pagina Wiki de La Quadrature https://www.laquadrature.net/wiki/Come_Agire_contro_ACTA in cui viene suggerito come agire concretamente per contrastare ACTA ;)

>>>>>>>>>>>>

Mandate una mail vuota a notoacta-subscribe@laquadrature.net per sapere quando la campagna per far pressione sui parlamentari europei a respingere ACTA inizierà. Useremo la vostra mail solo per questo scopo.

Principali azioni attualmente in corso: – 
Potete esaminare il nostro dossier sull’ACTA, vedere un’elenco di ONG, politici, accademici, etc. contrari ad ACTA, leggere le controargomentazioni per rispondere a coloro che difendono l’ACTA ed un video di 2 minuti sull’ACTA.
Per essere informati sui prossimi passi per spronare i membri del Parlamento Europeo a respingere ACTA, inviare una email vuota a notoacta-subscribe@laquadrature.net per iscriverti alla nostra Mailing list.
Per discutere ACTA, iscriviti alla nostra lista di discussione inviando una mail vuota a acta-subscribe@laquadrature.net. Non useremo la vostra email per altri scopi.
ACTA è un ampio accordo intergovernativo in corso di negoziazione che minaccia di cambiare Internet come la conosciamo e mette a rischio le libertà fondamentali.
Troverete su questa pagina diversi modi per agire come cittadini con lo scopo di sconfiggere ACTA.
Perciò prima di tutto, grazie, è bello che voi *vogliate* agire!
Le due cose principali da fare sono contattare i membri del Parlamento Europeo e contribuire ad informare sui pericoli dell’ACTA.

Contattate i vostri Rappresentanti Eletti
Contattare i vostri Rappresentanti Eletti è la cosa più utile che potete fare in questo momento e fino alla votazione finale del Parlamento europeo.
Dobbiamo essere pronti ad agire in ogni fase del processo legislativo in seno al Parlamento Europeo.
Ognuno di questi passaggi è un’occasione per farci sentire contro ACTA.
Per avere una visione chiara del processo legislativo, visitate la nostra pagina ACTA: da tenere a mente
Per essere informati sui prossimi passi per sollecitare i membri del Parlamento Europeo a respingere ACTA, inviate una email vuota a notoacta-subscribe@laquadrature.net per iscrivervi alla nostra mailing list. Non useremo la vostra email per altri scopi.

A chi rivolgersi
Contattate la:

In questo momento, dobbiamo contattare i membri della Commissione Commissione INTA per il Commercio internazionale: Stanno lavorando su una relazione concernente ACTA che dobbiamo fare in modo descriva tutte le questioni cruciali sollevate da ACTA.

ChiamateLi e dite cosa pensate di ACTA e che volete che il Loro rapporto contenga la vostra opinione come cittadini.
Potete poi contattare i membri della Commissione LIBE per le Libertà civili, giustizia e affari interni, della Commissione JURI Giuridica, della Commissione ITRE Industria, ricerca e energia e della Commissione DEVE Sviluppo per spiegar Loro le molte questioni che riguardano ACTA e influenzare le loro rispettive relazioni.
Sappiamo già che il gruppo parlamentare “Verdi/EFA” voterà contro ACTA. Pertanto è preferibile indirizzare le vostre chiamate verso gli altri gruppi, come l’ “EPP”.
In pochi mesi, avrà luogo una grande campagna per contattare tutti i membri del Parlamento Europeo, quando ACTA raggiungerà la riunione plenaria, che attualmente pensiamo possa essere per la fine di giugno.
Dobbiamo essere in quanti più possibile a chiamare i membri del Parlamento Europeo in modo da far capire Loro quanto sia importante per i cittadini europei che ACTA venga respinto e perché sia così pericoloso.

Come contattare, cosa dire
Gli argomenti chiave sono elencati alla pagina ACTA: da tenere a mente.
I Deputati Europei hanno pubblicato una “nota informativa” sulla presunta inoffensività dell’ACTA per rassicurare i cittadini interessati (che siete Voi). È possibile trovare un documento che smaschera queste bugie qui, in inglese
Come chiamare:

  1. Prima di tutto, prendete confidenza con questi argomenti (non esitate a provare a parlarne con i vostri amici, famigliari ecc.) Se non riuscite, non vi arrendete. Potete anche chiedere qual’è la posizione su ACTA del Deputato che contattate e farvi spiegare le Sue argomentazioni.
  2. Scegliete i Deputati d contattare tra i componenti dei Commissioni che lavorano su ACTA (attualmente la Commissione INTA per il Commercio internazionale) e componete il loro numero.
    Quando chiamate, è molto probabile che vi risponderà un assistente Parlamentare che di solito sono persone brillanti ed educate, trattateli di conseguenza.
  3. Siate educati e tranquilli, parlate Loro delle vostre preoccupazioni, chiedendo di prendere parte ai dibattiti parlamentari prendendo una posizione contro ACTA.
  4. Ricominciate dal primo punto e ripetete: selezionate il numero di un altro Deputato e chiamatelo.

Potrete inoltre chiamare anche i membri della Commissione LIBE per le Libertà civili, giustizia e affari interni, della Commissione JURI Giuridica, della Commissione ITRE Industria, ricerca e energia e della Commissione DEVE Sviluppo per parlare anche con loro.
Se vi viene rivolta una domanda a cui non avete risposta non vi preoccupate. Non ci si aspetta che siate degli esperti, ma solo cittadini interessati.
Spiegate che vi informerete a riguardo e richiamerete con più informazioni.
In generale, non esitate ad offrirvi di richiamare con più informazioni, di incontrare il Deputato, di inviare documenti, riferimenti, ecc.
A volte, gli assistenti del Parlamentari vi chiederanno di inviare una e-mail. Non esitate a chiamare in un secondo momento per verificare se l’hanno letta e che cosa pensano a riguardo
Oltre alle telefonate dirette e alle e-mail potete contattare i vostri Deputati utilizzando anche fax e posta cartacea.
Successivamente, è possibile riportare l’esito della vostra chiamata a La Quadrature. Questo ci aiuterà a targettizzare specifici deputati durante la campagna.
Potete leggere qui un esempio di come potrebbe svolgersi una telefonata con un assistente Parlamentare.

Prossimi passi della Campagna
Una volta che le varie Commissioni avranno dato la loro opinione su ACTA, ACTA sarà posta in votazione di fronte all’intero Parlamento Europeo (chiamata anche votazione in seduta plenaria).
Noi non sappiamo esattamente il giorno in cui ci sarà il voto in plenaria, dato che la pianificazione di queste votazioni viene resa pubblica solo pochi giorni/settimane prima. Dobbiamo quindi rimanere vigili.
Appena lo sapremo, nelle settimane precedenti alla votazione sull’ACTA, quante più persone possibili dovranno chiamare i membri del Parlamento Europeo a dire loro perché ACTA è pericoloso, perché è contraria alla democrazia e perché devono rigettarla.
Per essere informati quando questa importante parte finale della campagna inizierà, inviate una email vuota a notoacta-subscribe@laquadrature.net per iscrivervi alla mailing list. Non useremo la vostra email per altri scopi.

Diffondete il messaggio
Un’altro modo importante e gratuito per agire contro ACTA è quello di informare le persone, facendo in modo di far sapere a quante più persone possibile quanto male sia fatto l’ACTA. Può sembrare ovvio, ma la gente sarà invogliata ad agire contro ACTA tanto più verrà informata dei suoi pericoli.
Potete diffondere  queste risorse attraverso:

  • social networks,
  • mailing lists,
  • email,
  • forums,
  • blog personali, etc.

Indirizzate le persone ai file de la Quadrature su ACTA

Mostrate alla gente il Video NO to ACTA

  • Mostrate il video No to Acta alla vostra famiglia, ai colleghi, agli amici (non solo ai geek, a tutti)
  • Traducete il video nella vostra lingua

Dal momento che la traduzione in molte lingue è già stata portata a termine, si può collaborare alla sottotitolazione!
Andate a questo EtherPad per vedere se il video NO to ACTA è stato già tradotto nella vostra lingua e se la traduzione è stata trasformata in un file ,srt di sottotitoli:
http://pad.lqdn.fr/p/trad-video-acta
Inviate i vostri file di sottotitoli sincronizzati a contact@laquadrature.net.

  • Potete incorporare il video ovunque:
    • Utilizzare il seguente codice HTML per inserire la versione originale del video
<iframe src="<a href="http://mediakit.laquadrature.net/embed/716?size=medium" rel="nofollow">http://mediakit.laquadrature.net/embed/716?size=medium</a>" style="width: 640px; height: 500px; border: 0; overflow: hidden"></iframe>
  • Oppure andate a questa pagina per trovare il codice per incorporare altre versioni del video in inglese ed a questa pagina per la versione in Francese.
  • Il codice per incorporare la versione sottotitolata in Italiano del video, ad esempio, ha questo codice::
<iframe src="<a href="http://mediakit.laquadrature.net/embed/716?size=medium&sub=it_IT" rel="nofollow">http://mediakit.laquadrature.net/embed/716?size=medium&sub=it_IT</a>"
<pre>style="width: 640px; height: 500px; border: 0; overflow: hidden"></iframe>
  • Potete inoltre utilizzare i link embed di Youtube e Dailymotion per diffondere il video.

I video sono rilasciati con una licenza permissiva e libera Creative Commons, in modo da non dover chiedere di usarli. :) Immagine

Usa, condividi, remixa il volantino NO to ACTA
Usa il nostro volantino No to ACTA per dimostrazioni e azioni informative e condividilo, remixalo ed aiuta a tradurlo!

Usate le vostre parole, immagini e suoni per parlare di ACTA
Creare qualcosa di personale esprimendo voi stessi è un altro modo efficace per informare altre persone.
Il potere dell’arte di spiegare e toccare le persone è molto forte, quindi questo è un ottimo modo per agire contro ACTA se vi piace scrivere, disegnare, dipingere, fare musica, ecc.
Ecco alcune idee:

  • Scrivete un articolo sul vostro blog,
  • Scrivete un articolo per la vostra scuola, college/università o giornale aziendale
  • Scrivete ai vostri giornali chiedendo perchè non hanno parlato di più di ACTA e comunicate loro quanto più possibile
  • Create altri video, films, immagini, dipinti contro ACTA nella sua interezza o contro specifiche parti dell’accordo
    • Per esempio, potete creare banners, bottoni, illustrazioni contro ACTA (utilizzando le immagini dei video, se volete) che altri possono utilizzare nelle loro firme, come avatar, per illustrare i loro articoli nei blog, articoli di giornale, ecc.
    • Se lo fate, vi invitiamo ad inviare un link al vostro lavoro qui.
  • Si possono anche remixare e rimodellare i video per personalizzarli dandogli nuova vita.
    • Ad esempio, a destra vedete un bel remix del NO to ACTA video con Robocopyright.

Altri modi per aiutare
Organizzate eventi

  • Organizzate eventi pubblici a scuola, all’università, nel luogo di lavoro, ecc.
    • Organizzate una dibattito su ACTA, collegandolo al vostro corso o al vostro business
    • Mostrate il video NO to ACTA

Prendete posizione pubblicamente

  • Se fate parte di una ONG, prendete in considerazione di denunciare pubblicamente ACTA e raccontare ai vostri membri dei pericoli di ACTA.
  • Se siete una persona nota od una celebrità è anche possibile utilizzare il vostro seguito per informare le persone su ACTA e denunciarlo.

Sostenete la Quadrature du Net
Se potete permettervelo, il sostegno finanziario è naturalmente molto apprezzato.
È possibile effettuare una donazione per aiutare La Quadrature a combattere ACTA e a continuare a lavorare sulle altre problematiche di cui si occupa.
http://lqdn.fr/support

Traducete questa pagina nella vostra lingua
Per aiutare altre persone di diverse parti del mondo ad agire contro ACTA, è possibile aiutare a tradurre questa pagina.
Ricordate di utilizzare sempre la versione in lingua Inglese come fonte per la traduzione, in quanto è la più aggiornata.
In tal caso, ricordate di aggiornare la versione tradotta abbastanza spesso.
Per una traduzione collaborativa e per semplificare la verifica e la correzione della stessa è possibile utilizzare un EtherPad come questo http://pad.lqdn.fr/p/How-to-act-against-ACTA-LANGUAGE
esempio: https://pad.lqdn.fr/p/How_to_act_against_ACTA_es
Una volta tradotta, create una nuova pagina sul wiki con il testo tradotto, e aggiungete un link alla vostra lingua nella parte superiore di questa pagina.
(È necessario un account per creare una pagina sul Wiki, l’editing libero è disattivato per protezione anti-spam.)

Grazie a tutti per il vostro aiuto :)
Insieme possiamo fare cose incredibili! Come sconfiggere ACTA!!

EDRi: l’immobilismo della Commissione Europea distruggerà Internet in Europa

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 24 novembre 2010

Vi proponiamo la traduzione dell’editoriale di Joe McNamee comparso sull’ultimo bollettino di EDRi (EDRigram). Le preoccupazioni di EDRi sono condivisibili e basate su elementi chiari ed incontrovertibili, nonché su alcuni casi storici particolarmente significativi. Secondo EDRi evitare la distruzione di Internet come la conosciamo nell’Unione Europea appare un’impresa disperata, forse impossibile se non ci saranno azioni concrete nell’immediato futuro.

ENDitorial: aspettate e vedrete la fine di Internet aperta.

Al summit di Parlamento Europeo e Commissione Europea sulla net neutrality, che ha avuto luogo a Bruxelles l’11 novembre, è stato inviato un chiaro messaggio politico – l’interferenza con il traffico Internet è ammissibile finché le compagnie dicono ai loro clienti che sta accadendo.

La Commissione “aspetterà e vedrà” se tali interferenze causino problemi al mercato e nel caso considererà se intraprendere azioni in merito. In un intero giorno di discussioni, gli aspetti sui diritti fondamentali concernenti l’interferenza delle società private con le comunicazioni dei cittadini sono state messe in discussione solo da Jérémie Zimmermann de La Quadrature du Net e da Jan Albrecht MEP (Verdi/EFA, Germania).

Chiunque sia stato attivo nella regolamentazione sulle telecomunicazioni a Bruxelles nell’ultimo decennio sarebbe stato perdonato se avesse sofferto da un attacco di “déjà-vu”. I grandi operatori erano dispiegati in forze a spiegare che il mercato è molto competitivo e che non possono permettersi nessun intervento regolatorio. Non è necessario alcun intervento regolatorio, hanno spiegato, perché il mercato si prenderà cura di tutti i problemi. L’On. Catherine Trautmann (S+D, Francia) ha richiesto una Raccomandazione della Commissione che, sebbene non vincolante, creerebbe almeno un quadro metodologico adattabile ad una legislazione vincolante dopo l’eventuale fallimento. I suoi argomenti sono stati profondi, potenti e apparentemente ignorati dalla Commissione.

La Commissione Europea ha sentito già in passato gli argomenti dei grandi operatori ed è stata convinta a ritardare interventi regolatori urgenti. Nel 1999/2000, c’era bisogno urgente di aprire l’”ultimo miglio” dell’infrastruttura delle telecomunicazioni al fine di dare impulso all’accesso Internet in Europa. La Commissione decise contro la legislazione ed optò per un “aspettiamo e vediamo”. Quando non successe nulla, propose una Raccomandazione per aprire il mercato. Quando anche questa fallì, propose una Regolamentazione che è stata implementata bene in alcuni stati e male in altri, in parte a causa della natura di urgenza dell’intervento legislativo. “Aspettiamo e vediamo” aveva tradito i cittadini europei.

La Commissione Europea ha sentito questi argomenti di nuovo quando iniziò a fare domande sugli enormi costi del roaming per la telefonia mobile. Dopo aver inizialmente atteso per vedere l’ordine di grandezza del problema, cominciò a investigare la questione alla fine del 2004 e una Regolamentazione entrò in vigore nel giugno 2007. Ci vollero altri tre anni per trattare con il roaming dei dati. Il costo di questo ritardo dell’”aspettiamo e vediamo” è stata la perdita di milioni di euro per le compagnie europee e per i cittadini. “Aspettiamo e vediamo” aveva tradito di nuovo i cittadini europei.

Ed ora, quando si tratta di sviluppare un regolamento per agire sulle interferenze nelle comunicazioni private, quando si tratta di elaborare un regolamento che agisca su un elemento chiave della democrazia moderna, la Commissione ha deciso di “aspettare e vedere”. Questa volta, però, la Commissione non sarà capace di intervenire dopo che tutte le altre opzioni avranno fallito.

Una volta che gli intermediari di Internet inizieranno ad interferire più apertamente con le comunicazioni, troveranno sempre più difficile argomentare che dovrebbero essere autorizzati ad agire in questo modo per proprio beneficio, ma non per altri interessi consolidati. Già ora, ai fornitori di accesso si richiede di bloccare le comunicazioni peer to peer (si veda il caso Scarlet/Sabam) e di bloccare certi siti web per il beneficio degli interessi protetti dell’industria del copyright, di bloccare i siti di scommesse per il beneficio degli interessi protetti dei monopoli dei giochi di stato (in Francia, Italia e altrove) e di bloccare i siti web accusati di contenere materiale di abuso sessuale sui bambini, per nascondere l’inadeguatezza delle amministrazioni nazionali che sono riluttanti a fare lo sforzo di mettere offline la scena del crimine e di perseguire i criminali dietro di essa.

Quando la Commissione decise finalmente di agire in relazione all’unbundling e al roaming, dovette affrontare il potere di lobby delle compagnie di telecomunicazione. Con un Internet non-neutrale, tuttavia, le cose saranno molto diverse. La Commissione dovrà affrontare l’opposizione non solo dei grandi provider di telecomunicazioni, ma anche di ogni compagnia ed organizzazione con un interesse acquisito nel limitare l’accesso alle comunicazioni. Dovrà inoltre affrontare l’opposizione delle organizzazioni che sostengono che i provider debbano essere i sorveglianti della rete. L’OECD sta attualmente discutendo come gli intermediari di Internet possano svolgere compiti di polizia in Internet per raggiungere obiettivi di regolamentazione pubblica, il Consiglio d’Europa ha richiesto una “riflessione” sulla responsabilità degli intermediari in relazione alle violazioni online della proprietà intellettuale, ACTA (che l’Unione Europea sta finalizzando) richiede la cooperazione degli intermediari di Internet per combattere le violazioni online della proprietà intellettuale, le Nazioni Unite hanno chiesto la loro cooperazione per proteggere i bambini online, l’OSCE sta discutendo come essi possano cooperare per frenare i discorsi di odio. La lista è infinita.

Una volta che la Commissione avrà aspettato e visto che un intervento regolatorio è necessario, sarà troppo tardi. Aspettate e vedrete.

The “Sabam vs Scarlet”-case will be continued before the European Court of
Justice (7.02.2010)
http://www.timelex.eu/en/blog/p/detail/the-sabam-vs-scarlet-case-will-…

OSCE – Role of the Internet industry in addressing hate on
the Internet (10.05.2010)
http://www.osce.org/documents/odihr/2010/05/44808_en.pdf

OECD – The Economic and Social Role of Internet Intermediaries (16.06.2010)
http://www.oecd.org/dataoecd/8/59/45997042.pdf

UN (Tunis Agenda) (18.11.2005)
http://www.itu.int/wsis/docs2/tunis/off/6rev1.html

ACTA (15.11.2010)
http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2010/november/tradoc_147002.pdf

(Contribution by Joe McNamee – EDRi)

Articolo originale:
http://www.edri.org/edrigram/number8.22/net-neutrality-wait-and-see

Traduzione in italiano Paolo Brini, Movimento ScambioEtico
Caso di studio sui blocchi web in Italia by Movimento ScambioEtico

Source: EDRi: l’immobilismo della Co…uropa : Movimento ScambioEtico
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Irlanda, provider senza forbici

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 15 ottobre 2010
L’ISP locale UPC non dovrà per forza piegarsi alle richieste delle major del disco. La stessa legge irlandese non prevede l’implementazione dei three strikes. Ma Eircom continuerà con le disconnessioni dopo il suo accordo extragiudiziale

Roma – Correva l’anno 2008. Le grandi sorelle del disco sguainavano la più affilata lama legale per poi puntarla alla gola di Eircom, il principale provider d’Irlanda. Bisognava fare a fettine i pirati del P2P, che tanto avevano rubato ad etichette come Warner, Universal e Sony. Bisognava fare a fettine le loro connessioni, dopo tre avvisi d’avvenuta violazione del copyright.

Corre l’anno 2010. L’Alta Corte di Dublino ha recentemente sottolineato come la stessa legge irlandese non preveda un meccanismo come quello implementato in Francia dalla Dottrina Sarkozy. Quel regime chiamato three strikes già adottato sotto l’egida di un accordo extragiudiziale proprio dal provider Eircom. Capitolato davanti alle affilate minacce della Irish Recorded Music Association (IRMA).

Ma Eircom non era stato l’unico ISP minacciato dall’associazione irlandese che rappresenta gli interessi delle major musicali. La lama legale era finita sotto il naso di Vodafone e UPC, sul podio dei tre fornitori di connettività più importanti del paese. Le accuse erano sempre le stesse: collusione con gli scariconi, lauti guadagni in barba al diritto d’autore, approfittando degli abbonamenti di chi passerebbe il tempo a rubare i contenuti ai legittimi proprietari.

UPC aveva però rifiutato di collaborare con i legali di IRMA, non certo alla maniera di Eircom, che di fatto si era già avventurata tra letteracce e forbici mostrate ai suoi utenti. Dopo il terzo avviso, si rischierebbe attualmente di rimanere fuori dalla Rete per un anno intero. UPC aveva dunque detto no: nessuna intenzione di scendere a patti con i detentori dei diritti. Si sarebbe trattato di una questione di rispetto nei confronti dei consumatori del broadband d’Irlanda.

Ora, come sottolineato dallo stesso giudice di Dublino, un provider come UPC non è affatto obbligato dalla legge ad implementare un meccanismo come quello dei tre colpi. Nell’ordinamento nazionale esisterebbe cioè un vuoto normativo che – sempre secondo il giudice – andrebbe colmato per rimettersi al passo con il resto del Vecchio Continente. In sostanza, un ISP rimarrebbe un mero intermediario a meno di ripensamenti da parte del legislatore locale.

L’Alta Corte di Dublino ha infatti espresso pareri poco lusinghieri nei confronti di un fenomeno – quello del P2P – che avrebbe già danneggiato la creatività nazionale, facendo perdere all’industria un totale di 20 milioni di euro all’anno. Qualcosa andrebbe dunque fatto, per ora con la possibilità da parte degli ISP di non assumere il ruolo di boia della Rete.

Discorso diverso per Eircom, che – sfinita dal lavoro ai fianchi di IRMA – aveva siglato un accordo extragiudiziale per estromettere da Internet gli utenti del file sharing selvaggio. La decisione del giudice di Dublino pone inevitabilmente qualche interrogativo: Eircom pagherà in termini commerciali questa significativa differenza con gli altri ISP d’Irlanda? Il provider continuerà con le disconnessioni o deciderà di appellarsi al vuoto normativo nazionale per sfuggire dalle grinfie del copyright?

Mauro Vecchio

Source: PI: Irlanda, provider senza forbici
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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P2P, se ai provider i conti non tornano

Posted in Informazioni Locali, Informazioni Nazionali, Internet&Copyright by yanfry on 21 settembre 2010
Gli ISP d’Albione contro il governo di Londra, che ha deciso di far pagare detentori dei diritti e provider per perseguire i cattivoni del file sharing

Roma – Si tratta di un piano strategico che ha scatenato le più aspre reazioni da parte degli Internet Service Provider (ISP) britannici. Al centro delle accese polemiche, una suddivisione dei costi ritenuta iniqua, almeno secondo quei fornitori di connettività già ampiamente critici verso il Digital Economy Act.

Ovvero quella legge passata in fretta e furia in Parlamento per adottare la cosiddetta cura Mandelson al file sharing illecito. Una legge che provvederà al triplice richiamo all’ordine per l’intera comunità britannica del P2P, minacciata a suon di strozzature delle connessioni o addirittura di estromissione totale dalla Rete.

Ma chi pagherebbe per l’effettiva implementazione di questo assetto legislativo? Come annunciato dal governo di Londra, i tre quarti dei costi totali verranno addebitati ai detentori dei diritti. A pagare per il restante quarto, i vari provider d’Albione. Tutti quei condivisori colti in flagrante non dovranno infatti pagare alcunché in caso di ricorso contro le notifiche inviate dai signori del copyright.

Per le autorità britanniche si tratterebbe di una mossa necessaria, che aiuterà non poco l’intera economia creativa nazionale. I dati snocciolati hanno parlato di circa 200 milioni di sterline all’anno, salvati dalle grinfie dei cattivoni del P2P. Ma ISPA – ovvero l’associazione che nel Regno Unito tutela gli interessi dei provider – non è sembrata affatto contenta di questa suddivisione degli oneri.

Nicholas Lansman, segretario generale di ISPA, ha infatti sottolineato come a sostenere tutti i costi debbano essere solo ed esclusivamente i vari detentori dei diritti. Una posizione caldeggiata dal provider TalkTalk, che ha parlato di una suddivisione oltraggiosa, soprattutto perché atta a tutelare gli interessi del solo copyright.

Non di quest’avviso la British Phonographic Industry (BPI), che tramite il suo direttore per le comunicazioni Adam Liversage, ha sottolineato come i vari provider dovrebbero pagare anche di più per la lotta al P2P. Questo perché i file sharer approfittano dei loro network per violare ripetutamente il diritto d’autore.

Mauro Vecchio

Source: PI: P2P, se ai provider i conti non tornano
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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UK: PRS vuole che gli ISP paghino i danni arrecati dai File sharer

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 20 luglio 2010

Il PRS (Performing Right Society) che raccoglie le royalty per conto dell’industria musicale, vorrebbe che gli ISP pagassero per i danni effettuati dai loro utenti, tramite i download illegali.

Infatti l’esponente del PRS, Will Page sostiene in un articolo che gli ISP dovrebbero essere costretti a monitorare il traffico illegale ed a rifondere i proprietari dei diritti.

Basandosi su quanto prescritto nel Digital Economy Bill, che prevede che il livello di file-sharing sia misurato, Will Page, nel suo articolo, propone vari modi in cui gli ISP potrebbero compensare i proprietari dei diritti.

Ovviamente gli ISP non sono entusiasti dell’idea, secondo i portavoce di Talk Talk, monitorare il traffico, prima di tutto avrebbe un costo che ricadrebbe su tutti gli utenti, anche quelli che non hanno mai scaricato materiale illegale e poi avrebbe ripercussioni legali andando contro le normative della privacy e quelle della conservazione dei dati.

Oltretutto si è visto anche nella causa che ha visto contrapposti Google e Viacom che i prestatori dei servizi non possono essere responsabili dei danni arrecati dai loro clienti e sono obbligati non a filtri preventivi ma ad eliminare il materiale illegale, dopo aver ricevuto il takedown.

I responsabili di Talk Talk fanno l’esempio di altri servizi pubblici, tipo gli autobus che non possono essere considerati responsabili se hanno trasportato taccheggiatori di negozi.

Inoltre è molto probabile che gli utenti, sapendo che il traffico è monitorato passino a sistemi che rendono il traffico criptato od allo streaming.

La cosa migliore, insistono i responsabili di Talk Talk sarebbe passare a nuovi modelli di business con offerte differenziate, cosa già detta da Peter Jensen, il quale come abbiamo riferito vorrebbe vedere anche gli ISP impegnati in questi nuovi modelli.

Pubblicato da janet

Source: UK: PRS vuole che gli ISP pagh…danni compiuti dai file-sharer Immagine

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UK, l’ISP paghi per il P2P

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 20 luglio 2010

Una nuova proposta della collecting society locale che sa di molto vecchio: una tassa da applicare ai fornitori di connettività in proporzione al traffico P2P veicolato. Da filtrare e analizzare accuratamente

Roma – Se la pirateria non si può battere, tanto vale che i provider comincino a pagare per quanti usano il servizio a fini di condivisione non autorizzata. È l’idea di una tassa sul P2P, già emersa molte altre volte negli anni passati, recentemente proposta da Will Page, “economista” impiegato presso l’organizzazione inglese che raccoglie i proventi del diritto d’autore per l’industria musicale, Performing Rights Society.

Nello studio chiamato Moving Digital Britain Forward Without Leaving Creative Britain Behind, Page e colleghi si sono impegnati nell’individuare “soluzioni basate sul mercato” al problema della pirateria telematica, e più nello specifico al “danno causato dal file sharing illegale su Internet”. Tra le soluzioni proposte c’è appunto una tassa sui provider, individuati come i “colpevoli” di questo stato di cose e chiamati a un contributo responsabile alla sua soluzione o mitigazione.

Page fa riferimento diretto al discusso Digital Economy Act, la legge anglosassone approvata in fretta e furia dal parlamento che prevede le disconnessioni forzate dei condivisori incalliti e la misurazione del traffico effettivo imputabile al file sharing sulla Internet britannica. Da tali misurazioni si potrebbe partire per valutare il coinvolgimento specifico di ogni ISP, ipotizza l’economista al soldo delle major, per poi imporre un balzello in proporzione a tale coinvolgimento.

La proposta di Page non tiene in conto la difficoltà di stabilire l’esatta valenza del P2P sul traffico di rete, né considera tantomeno le molte alternative al P2P sulle reti di sharing salite alla ribalta in questi mesi e anni (streaming, file hosting su server HTTP eccetera).

Ma soprattutto le proposte di Page non tengono conto delle notevoli conseguenze di una simile iniziativa sul diritto alla riservatezza e il comportamento dei provider nei confronti dei loro stessi clienti. Non a caso l’ISP Talk Talk parla di una pratica “profondamente iniqua” che “richiederebbe il monitoraggio del traffico con pesanti implicazioni in merito alle direttive sulla privacy e la data retention”.

Tassare i provider per i download di una parte dell’intera utenza è “come dichiarare una società di autobus responsabile per i taccheggiatori che usano i suoi mezzi per andare nei negozi”, e sarebbe tanto più “futile perché le persone passeranno a metodi irrintracciabili come i servizi cifrati e lo streaming”. L’industria musicale dovrebbe piuttosto inventarsi nuovi modelli di business “sostenibili” e ascoltare quello che vogliono i consumatori, suggerisce Talk Talk, invece di pensare alle disconnessioni e alle tasse improprie sui provider.

Di futilità e perdita di tempo ha recentemente parlato anche Peter Jenner, ex-manager dei Pink Floyd che non vede di buon occhio nessuna delle misure attuate o ipotizzate per “impedire alle persone di copiare”. “Il costo marginale di un file digitale è essenzialmente zero – ha detto Jenner – Il che vuol dire che il mercato verrà spinto verso file digitali a costo zero. Si tratta di un fatto inevitabile”. Lottare contro la “pirateria”? Per Jenner significa “andare controcorrente, lottare contro la realtà economica dei fatti”. Con tanta buona fortuna agli economisti di PRS.

Alfonso Maruccia

Source: PI: UK, l’ISP paghi per il P2P Immagine
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Ofcom: parlateci di traffico e neutralità

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 29 giugno 2010

Pubblicato un documento che dovrà aprire al pubblico dibattito in terra britannica. Operatori e ISP potrebbero venire obbligati a rivelare ai vari abbonati le tecniche utilizzate per la gestione delle autostrade della Rete

Roma – Un corposo documento di circa 70 pagine, recentemente pubblicato online dall’Office of Communications (Ofcom), ovvero l’autorità indipendente che nel Regno Unito regola il settore delle comunicazioni. Un discussion paper dal titolo Traffic management and net neutrality, che dovrebbe appunto stimolare il dibattito pubblico in terra d’Albione.

Tema principale, il delicato rapporto attualmente esistente tra le soluzioni di gestione del traffico di Internet e la cosiddetta neutralità della Rete. Dal momento – come spiegato dai vertici di Ofcom – che operatori e provider hanno mostrato un interesse sempre maggiore verso tecnologie atte a gestire il flusso dei dati in Rete.

Il documento di Ofcom l’ha precisato sin dall’inizio: si tratta di tecnologie che possono permettere una gestione più efficiente del traffico, garantendo ad esempio la priorità a certi contenuti del web. O ancora attraverso il rallentamento o il blocco di siti come YouTube e The Pirate Bay, probabilmente sgraditi ai fornitori di servizi premium a pagamento.

L’autorità britannica vuole quindi vederci chiaro, annunciando un periodo di consultazione pubblica che dovrebbe durare fino agli inizi del prossimo settembre. Una mossa in stile Federal Communications Commission (FCC), che ha proprio di recente dato avvio al pubblico dibattito in terra statunitense.

Un dibattito, quello a stelle e strisce, dai colori decisamente più accesi. Dal momento che nelle intenzioni della commissione guidata da Julius Genachowski c’è la riclassificazione della componente di trasmissione dei servizi d’accesso al broadband come un più tradizionale servizio di telecomunicazione.

Ma i vertici di Ofcom non hanno espresso particolari preoccupazioni riguardo il generale stato di salute della neutrality d’Albione. Una regolamentazione eccessivamente invasiva potrebbe portare provider e operatori a rifarsi direttamente sui propri clienti. Ma nel Regno Unito c’è una concorrenza più ampia tra grandi e piccoli ISP.

Provider che però dovranno fare della trasparenza una delle loro caratteristiche peculiari. Nel documento di Ofcom c’è infatti una particolare predisposizione che dovrebbe in futuro obbligare operatori e affini a rivelare ai propri abbonati tutte le tecniche utilizzate nella gestione globale del traffico. Perché è qui che Ofcom vorrebbe condurre la sua battaglia per la neutralità, sulle grandi autostrade della Rete.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2923743/PI/New…neutralita.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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ACLU ed EFF si schierano contro il Copyright Group

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 9 giugno 2010

Abbiamo più volte parlato della vicenda che ha portato oltre 15000 persone ad essere denunciate dagli avvocati del Copy-right Group, a nome di varie compagnie di produzione indipendenti.

La storia ha però agitato l’opinione pubblica americana alla quale ricorda i metodi usati dalla RIAA, intorno agli anni 2000, che era solita denunciare in massa gli utenti P2P. In seguito, però la forte pubblicità negativa ed anche il fatto che tale sistema non ha portato a diminuzioni dei download illegali, spinsero la RIAA a variare atteggiamento.

Ora alcuni dei principali fornitori di servizi internet, quali la Time Warner Cable e strano a dirsi, la Comcast, stanno già cercando di opporsi ai mandati di comparizione che richiedono agli ISP di rivelare le identità, dietro gli indirizzi IP.
Insieme ad essi sono poi scese in campo l’EFF (Electronic Frontier Foundation) e l’ACLU (American Civil Liberties Union) che, ad esempio, hanno subito notato che 4500 cause potenziali sono state depositate a Washington D:C. ma nessuno dei convenuti ci vive, non è questo un conflitto di competenze?
Dicono infatti i responsabili dell’ACLU che i detentori dei diritti hanno tutte le ragioni di contestare le violazioni del copy-right ma debbono farlo in modo che sia consono alla legge e le persone accusate debbono aver diritto ad un giusto processo.
Quindi migliaia di cittadini non possono essere giudicati lontano da dove vivono e senza dare loro adeguata comunicazione o modo di contestare il mandato di comparizione.
Ossia quello che stanno cercando di fare sia l’EFF che l’ACLU è di annullare questi procedimenti di massa e costringere il copy-right Group a citare in giudizio ognuna delle migliaia di persone individualmente, rendendogli,certo, la vita molto più difficile.

Fonte: http://ilblogdijanet.blogspot.com/2010/06/aclu-ed-eff-si-schierano-contro-il.html

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USA, il cinema contro Time Warner

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 1 giugno 2010

Lo U.S. Copyright Group punta il dito contro l’ISP, che potrebbe essere accusato di violazione del diritto d’autore. Dal momento che si ostina a ribadire di non poter consegnare più di 30 indirizzi IP al mese

Roma – C’è chi ha parlato di una vera e propria minaccia, indirizzata all’attenzione dei responsabili del provider statunitense Time Warner Cable. Thomas Dunlap, consigliere legale dello U.S. Copyright Group, ha recentemente risposto ad una precedente presa di posizione da parte dell’ISP a stelle e strisce, che si era in pratica rifiutato di consegnare migliaia di indirizzi IP.

Indirizzi che servirebbero ai detentori dei diritti per identificare più di 6mila utenti, tutti accusati di aver attinto all’illecita fonte del P2P. 6mila utenti per più di mille indirizzi, ovvero numeri giudicati eccessivi e particolarmente gravosi da parte di Time Warner Cable.

La battaglia legale era iniziata alla fine dello scorso marzo, quando un gruppo di produttori cinematografici indipendenti si era appellato allo U.S. Copyright Group dopo il downloading ripetuto di film come Far Cry, Gray Man e Call of the Wild 3D. Gli utenti erano quindi stati identificati come clienti di Time Warner Cable, grazie ad una tecnologia tedesca di monitoraggio in tempo reale dei vari canali BitTorrent.

Ma il provider statunitense aveva in seguito contestato l’obbligo legale di consegnare i suoi utenti, sostenendo nello specifico di non essere in grado di snocciolare più di 28 indirizzi IP al mese. I numeri indicati dai detentori dei diritti sarebbero quindi più che eccessivi, e soprattutto costringerebbero lo staff dell’ISP a lavorare di straordinari per un troppo lungo periodo di tempo.

Una posizione duramente contestata da Dunlap, che ha dunque sottolineato come Time Warner Cable abbia registrato introiti per circa 4,6 miliardi di dollari nel primo trimestre di questo 2010. Soldi che potrebbero tranquillamente servire a fare uno sforzo in più per dare un nome a più di 28 indirizzi IP al mese. Ma il consigliere dello U.S. Copyright Group non si è fermato ad una questione meramente economica.

Secondo Dunlap, il provider a stelle e strisce avrebbe approfittato della vicenda per affermarsi agli occhi del pubblico come un baluardo della privacy e della violazione dei diritti d’autore. Una sorta di mossa strategica per attirare una fetta più ampia di clienti, che tuttavia potrebbe portare ad una poco gradita nomea tra i massimi paladini del copyright statunitense.

Dunlap ha ricordato il caso Grokster, quando nel giugno 2005 la Corte Suprema dava ragione alle major sostenendo che che il servizio di P2P avesse distribuito i software allo scopo specifico di lucrare sulle violazioni del copyright. “Time Warner Cable – ha spiegato Dunlap – si esporrebbe così all’accusa di violazione diretta e volontaria del copyright”.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2896380/PI/News/usa-cinema-contro-time-warner.aspx

Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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