YBlog

Pirateria, i numeri del 2010

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 26 gennaio 2011
Presentata a Roma la ricerca IPSOS sulla circolazione di contenuti fuori dai canali ufficiali: nessuna novità. Ma si guarda al modello francese per invertire la tendenza

Roma – È un’insolita comitiva quella che introduce la ricerca IPSOS 2011 sullo stato della pirateria in Italia. A presiedere è Fabrizio Del Noce, ora direttore di RaiFiction, che esordisce chiedendosi e chiedendo al pubblico “Non so se siano mai stati fatti incontri antipirateria di questo tipo”. A fianco a lui i soli Filippo Roviglioni, presidente della FAPAV (Federazione Anti Pirateria Audio Visuale), e il commissario dell’Agcom Stefano Mannoni. Seduto in sala e pronto ad intervenire Nicolas Seydoux, presidente ALPA (Association de Lutte contre la Piraterie Audiovisuelle), uno dei principali sponsor e fautore della nota legge antipirateria francese, chiamato ad illustrare la normativa francese e a rispondere in prima persona alle “solite accuse”.

Dopo i consueti moniti e cassandre introduttive sulla fine dell’intrattenimento e della produzione intellettuale, è Pagnoncelli di IPSOS ad annunciare come questo report, che arriva a due anni dall’ultimo, presenti una situazione sostanzialmente identica al precedente. La cosa è al tempo stesso una non-notizia e una notizia, perché nonostante le misure, le richieste e i molti dibattiti avvenuti in Italia nel 2010, il 37 per cento dei 2.017 intervistati si è dichiarato pirata (il 5 per cento in più del 2009). Si tratta di italiani scelti per essere rappresentativi di tutti i sessi, le età, le provenienze e i segmenti socio-economici.

Il perché di un tale immobilismo sembra chiaro a Roviglioni: “L’approccio della privacy con la sua interpretazione severa non ha permesso una serie di azioni necessarie, ma dopo questo periodo di inerzia e di difficoltà di applicazione ora il ministro Romani ha spostato i meccanismo di controllo all’Agcom, un passaggio che riteniamo molto positivo”. A Roviglioni fa eco Mannoni dell’Authority: “I fatti dimostrano una crescita del fenomeno e l’inadeguatezza delle norme, cosa che spero ci farà superare la demagogia che finora ha imperato. È inutile in Italia continuare ad invocare il giudice perché si rischia di rimandare tutto alle calende greche. Ecco perché da noi il modello americano non può reggere, in Francia invece il giudice coopera con l’amministrativo mentre da noi non è così”.

La ricerca diretta da Federico Galimberti mostra come, a fronte di un aumento della propensione a rimanere in casa degli italiani (dato che si riscontra anche in virtù dell’aumento di fruizione televisiva), ci sia un stato aumento della pirateria, specie di quella indiretta, ovvero quella dei DVD prestati, visti in compagnia o in famiglia. Se da una parte il profilo del pirata che esce dalla ricerca è sempre il medesimo (principalmente tra i 15 e i 34 anni, buona istruzione, con una forte propensione all’uso tecnologico), dall’altro i dati di soddisfazione dichiarata rispetto alla qualità del materiale scaricato illegalmente sono in crescita, smentendo il mito della qualità (quello secondo il quale il consumatore cerca sempre il prodotto di qualità) spesso sbandierato dai produttori di hardware come dall’antipirateria.

Altro dato interessante, che per la prima volta esce con decisione da un ricerca di questo tipo, è quello secondo il quale, del campione esaminato, il 72 per cento di chi scarica abitualmente contenuti protetti da copyright sarebbe interessato ad un’offerta legale, particolarmente nel caso questa prevedesse la disponibilità dei contenuti video usciti in contemporanea su tutti i mezzi (cinema, home video, download) o usciti in contemporanea mondiale. Addirittura un 24 per cento degli interessati dichiara che non scaricherebbe più illegalmente nel caso di offerte simili.

Questo introduce il dato secondo il quale circa il 50 per cento delle motivazioni che spingono alla pirateria giri intorno al risparmio e alla comodità di accesso (rapido e casalingo). Motivazioni quindi che potrebbero facilmente essere estinte o attenuate qualora la suddetta offerta (completa, libera e accessibile a prezzi minimi) fosse messa in piedi.

Infine una piccola postilla su una questione tecnologico-cinematografica emersa assieme al ritorno della tecnologia 3D, cioè quella per la quale la tecnologia potrebbe avere anche una funzione di antipirateria. Secondo IPSOS i tre quarti degli intervistati che si sono dichiarati pirati ha visto, vuole vedere e vedrà film in 3D e nell’80 per cento dei casi sceglie di vederli al cinema.

La seconda parte della presentazione è stata riservata a Nicolas Seydoux, presidente di ALPA, e evangelist di HADOPI. Dopo un lungo ed esaustivo monologo, riportato qui sotto in forma integrale, è stato possibile porre domande. Seydoux però non è parso incline a rispondere. Alla domanda su quali siano i suoi commenti al fatto che dopo un anno di HADOPI la parola “french” compaia al quinto posto tra le più cercate sui motori torrent (per la cronaca l’altra parola che indica una lingua a comparire è “hindi” al 37esimo posto), la risposta è stata: “Il download su Internet varia a seconda del successo di certi film in certi momenti. Ciò che viene scaricato di più è ciò che è più visto. Ed è vero che certe opere francesi hanno avuto un momento di forte successo che può aver fatto sembrare che fossero le più scaricate, specie quelle che interessano gli adolescenti di sesso maschile”.

Fatto notare che la risposta non centrava il punto della domanda, che il cinema francese di quest’anno non ha presentato clamorosi successi internazionali e che la parola “french” non indica che vengono cercati film francesi ma le versioni francesi di film stranieri, Seydoux ha risposto: “La prossima volta faremo vedere un nostro studio che stiamo per presentare in cui spieghiamo come avvenga il download delle versioni francesi dei film. Si tratta di un meccanismo uguale per tutti: prima arriva la versione americana in lingua originale, poi arriva quella del Quebec e poi arriva per ultima quella doppiata. Questa è poi la più scaricata. Del resto è il motivo per cui gli americani spesso fanno uscire i loro film in contemporanea mondiale”.

L’intervento di Nicolas Seydoux
Dieci anni fa, a New York, Steve Case di Warner durante una riunione mi trattò come un dinosauro. Per lui parlare di opere e contenuti voleva dire non far parte di quella new economy che non aveva dato bella prova di se stessa. Gli azionisti della Warner hanno poi capito che Steve Case non rappresentava il futuro e che il futuro erano i contenuti. A Bruxelles non hanno capito questo e per la prima volta nella storia i provider non sono stati considerati editori ma elementi ospitanti, non responsabili di quel che passa nelle loro reti.

Alcuni non credono quando dico che oggi il fatturato mondiale della musica è la meta di quello che era 7 anni fa. In Francia emerge la metà dei nuovi talenti che emergevano in precedenza e in alcuni paesi che non nominerò in tutto il 2010 non sono stati firmati nuovi contratti musicali. Per il 2014 e il 2015 per la musica registrata si prevede un fatturato pari al 10 per cento di quello che era all’inizio del secolo.

Il download illecito è una piaga più grossa in Francia che in Italia a causa della migliore dotazione di banda larga e delle tariffe inferiori. Anche per questo la Francia è tra i paesi europei con leggi molto severe per lottare contro l’industria del rasoi, prevedendo multe fino a 300mila euro o in alcuni casi la prigione. Cosa applicata effettivamente contro alcuni negozianti che sono stati pizzicati a rivendere copie contraffatte nel retrobottega.

Queste sanzioni sono tuttavia da considerarsi inefficaci per quel segmento tra i 15 o i 35 anni, da qui è nata l’idea di intervenire con tre azioni: prima informare e evangelizzare, poi avere un’offerta legale diversificata (in Francia oggi è possibile scaricare più di 5.000 titoli e su iPad più di 1.500, con prezzi di noleggio equivalente a quello dei film di catalogo: 2 euro per i più vecchi e 4 euro per i nuovi), infine per chi non si lasciasse sensibilizzare da questa campagna o non è stato attirato da questa offerta diversificata, nel caso di doppia recidiva interviene la sanzione.

È quella che noi chiamiamo la risposta graduale e che ci è stata copiata dagli americani senza nemmeno cambiare il nome. La chiave di volta di tutto questo meccanismo è che chi riceve il primo messaggio capisce che c’è un controllo e che i sistemi attuali consentono un vero monitoraggio dei contenuti.

Oltre a questo con il primo avvertimento viene anche inviata una lettera raccomandata al titolare dell’abbonamento internet, che ricorda le sanzioni che arriveranno se si insiste con un atteggiamento illegale. Gli studi fatti in Francia, negli Stati Uniti e in altri paesi mostrano che a quel punto l’85 per cento delle persone sarebbe pronta a mettere fine a quest’atteggiamento. Tutto questo però funziona solo a patto che poi la sanzione, l’ultimo stadio, sia credibile.

Per mettere a punto il meccanismo che ho illustrato, per noi che abbiamo inventato il diritto d’autore, ci sono voluti 5 anni e un Presidente della Repubblica compiacente. Eppure siamo stati accusati di tutto: di essere intrusivi nella corrispondenza individuale, di limitare la libertà individuale e di impedire l’accesso alle opere dello spirito. Non insisterò ancora su quest’ultimo punto, in Francia gli artisti votano quasi tutti a sinistra e accusare di impedire l’accesso alle opere di ingegno era una cosa tanto assurda che piano piano è scomparsa da sé. Per le libertà individuali poi c’era stato già l’intervento della Commissione europea, la quale aveva difeso la proprietà letteraria e artistica considerandola una libertà fondamentale, in accordo con il consiglio costituzionale francese che vede l’accesso ad internet una delle libertà fondamentali.

Una decisione molto importante, che per qualsiasi giurista rappresenta un cambiamento nel diritto positivo francese. Dovete capire quindi che il testo finale della legge HADOPI, votato dal parlamento e approvato anche dal consiglio costituzionale, ora rispetta questa nuova libertà fondamentale, consentendo solo al giudici, ed eventualmente, di intervenire con la sospensione dell’abbonamento e dell’accesso.

Si è infine detto del controllo sostenendo che improvvisamente chiunque poteva leggere le lettere d’amore che mando alla mia nuova amante. Cosa impossibile perché chi sorveglia il download illegale sorveglia solo le opere che vengono scaricate. L’ALPA è l’organismo che sorveglia i download per il cinema. Abbiamo alcuni agenti giurati che fanno questo ogni settimana su un certo numero di film e per un certo numero di ore di opere cinematografiche che portano una determinata impronta. Questo DNA particolare consente di sorvegliare solo e unicamente queste copie. E se per esempio stiamo controllando Il gattopardo siamo certi che si tratti della versione integrale, non di un falso, non di un remake e non di una versione porno, ma solo del film di Visconti.

Tutti questi meccanismi son stati messi a punto sotto l’egida della commissione nazionale informatica e libertà che controlla il nostro intervento, assicurandosi che sia che ignoriamo i nominativi di chi opera il download illegale sia che non penetriamo la loro corrispondenza.

A che punto siamo quindi? È un po’ presto perché esistiamo dall’autunno 2009 e solo ora stiamo diventando davvero operativi sviluppando rapidamente la nostra azione. Ad oggi il cinema da una parte e la musica dall’altra inviano ogni giorno 25.000 verbali rispetto a download illegali, mentre HADOPI da parte sua manda ogni giorno 1.000 mail di segnalazione sia per la musica che per il cinema. Dovrebbe arrivare ad inviarne 10.000 al giorno in primavera. Non posso fare un bilancio ma posso dire che se dovessimo fallire la situazione sarebbe drammatica per cinema, musica ed editoria.

Prima di venire qui ho incontrato i rappresentanti del sindacato dell’editoria francese i quali vorrebbero un meccanismo come il nostro. Penso che mai saremmo riusciti a convincere il Parlamento francese se tutte le industrie culturali non fossero state solidali in questo movimento. Ma quando si è di fronte ad una guerra mondiale le alleanze devono essere più forti delle differenze.

E mi rivolgo ai giornalisti per dire che non ho mai partecipato ad un’intervista telefonica e televisiva senza che mi chiedessero se fossi contro la cultura, contro i giovani o contro la diffusione di opere d’ingegno. Sia chiaro che rispetto la vostra opinione e alla fine rispondo sempre a chi mi fa questa domanda spiegando che anch’egli vende proprietà intellettuale, e se questa si trovasse gratis non avrebbe più nulla da fare o da vendere.

Si può pensare che siano i grandi musicisti o cineasti i più colpiti, ma sono invece le cinematografie e gli editori di musica più fragili ad essere più in difficoltà, rischiano addirittura di non essere mai conosciuti o pubblicati. Coloro che dicono che internet e il download illecito sono i mezzi per creare e offrire maggiore diversità in realtà non guardano le cifre. I download numericamente importanti sono quelli delle canzoni o dei film più importanti e già noti. Internet va nella direzione del già venduto e già conosciuto. Non è la biblioteca perfetta dove si va e si sceglie quelle cose che sarebbe più difficile accedere.

Su quest’apparecchio (uno smartphone, ndr) c’è scritto “design californiano assembled in china”, in tutte le società avanzate la difesa della proprietà intellettuale e artistica è un elemento fondamentale: dobbiamo tenere presente quanto sia importante per noi difendere la creatività nostra, è l’unico modo per l’Europa di cavarsela in un mondo sempre più complesso.

a cura di Gabriele Niola

Source: PI: Pirateria, i numeri del 20… – La parola a Nicolas Seydoux
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Irlanda, provider senza forbici

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 15 ottobre 2010
L’ISP locale UPC non dovrà per forza piegarsi alle richieste delle major del disco. La stessa legge irlandese non prevede l’implementazione dei three strikes. Ma Eircom continuerà con le disconnessioni dopo il suo accordo extragiudiziale

Roma – Correva l’anno 2008. Le grandi sorelle del disco sguainavano la più affilata lama legale per poi puntarla alla gola di Eircom, il principale provider d’Irlanda. Bisognava fare a fettine i pirati del P2P, che tanto avevano rubato ad etichette come Warner, Universal e Sony. Bisognava fare a fettine le loro connessioni, dopo tre avvisi d’avvenuta violazione del copyright.

Corre l’anno 2010. L’Alta Corte di Dublino ha recentemente sottolineato come la stessa legge irlandese non preveda un meccanismo come quello implementato in Francia dalla Dottrina Sarkozy. Quel regime chiamato three strikes già adottato sotto l’egida di un accordo extragiudiziale proprio dal provider Eircom. Capitolato davanti alle affilate minacce della Irish Recorded Music Association (IRMA).

Ma Eircom non era stato l’unico ISP minacciato dall’associazione irlandese che rappresenta gli interessi delle major musicali. La lama legale era finita sotto il naso di Vodafone e UPC, sul podio dei tre fornitori di connettività più importanti del paese. Le accuse erano sempre le stesse: collusione con gli scariconi, lauti guadagni in barba al diritto d’autore, approfittando degli abbonamenti di chi passerebbe il tempo a rubare i contenuti ai legittimi proprietari.

UPC aveva però rifiutato di collaborare con i legali di IRMA, non certo alla maniera di Eircom, che di fatto si era già avventurata tra letteracce e forbici mostrate ai suoi utenti. Dopo il terzo avviso, si rischierebbe attualmente di rimanere fuori dalla Rete per un anno intero. UPC aveva dunque detto no: nessuna intenzione di scendere a patti con i detentori dei diritti. Si sarebbe trattato di una questione di rispetto nei confronti dei consumatori del broadband d’Irlanda.

Ora, come sottolineato dallo stesso giudice di Dublino, un provider come UPC non è affatto obbligato dalla legge ad implementare un meccanismo come quello dei tre colpi. Nell’ordinamento nazionale esisterebbe cioè un vuoto normativo che – sempre secondo il giudice – andrebbe colmato per rimettersi al passo con il resto del Vecchio Continente. In sostanza, un ISP rimarrebbe un mero intermediario a meno di ripensamenti da parte del legislatore locale.

L’Alta Corte di Dublino ha infatti espresso pareri poco lusinghieri nei confronti di un fenomeno – quello del P2P – che avrebbe già danneggiato la creatività nazionale, facendo perdere all’industria un totale di 20 milioni di euro all’anno. Qualcosa andrebbe dunque fatto, per ora con la possibilità da parte degli ISP di non assumere il ruolo di boia della Rete.

Discorso diverso per Eircom, che – sfinita dal lavoro ai fianchi di IRMA – aveva siglato un accordo extragiudiziale per estromettere da Internet gli utenti del file sharing selvaggio. La decisione del giudice di Dublino pone inevitabilmente qualche interrogativo: Eircom pagherà in termini commerciali questa significativa differenza con gli altri ISP d’Irlanda? Il provider continuerà con le disconnessioni o deciderà di appellarsi al vuoto normativo nazionale per sfuggire dalle grinfie del copyright?

Mauro Vecchio

Source: PI: Irlanda, provider senza forbici
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Tagged with: , , , ,

Hadopi: ISP si rifiuta di inviare avvisi ai file-sharer

Posted in Informazioni Locali, Informazioni Nazionali, Internet&Copyright by yanfry on 15 ottobre 2010

Come abbiamo più volte detto è operativa Hadopi 2 in Francia e moltissimi utenti stanno cominciando a ricevere avvisi del tipo “Attenzione, la connessione Internet è stata usata per commettere atti che potrebbero costituire una violazione della legge, ecc”, di solito questi avvisi vengono inviati tramite email dagli ISP stessi, che sono già costrettidalla legge a rivelare in tempi brevissimi, i dati dietro gli IP monitorati. Solo che la stessa legge non impone poi agli ISP di dover inviare essi stessi gli avvisi e l’ ISP “Free” ha deciso di non inviare nulla ad i suoi utenti.

Egi afferma che non essendo scritto nella legge non è tenuto a farlo ma è giusto che ci pensi la struttura dietro Hadopi. Il suo comportamento è, però, visto con sospetto dagli altri ISP, che pensano che in tal modo il provider possa avere un vantaggio competitivo, anche Orange ha accusato Free di dare l’immagine di un certo lassismo. Alla fine sono stati coinvolti anche i politici ed il ministro francese

Frédéric Mitterrand ha detto che il governo avrebbe emesso un decreto per sanzionare gli ISP che non collaboravano, In tal caso, però sarà difficile la sanzione dal momento che Hadopi, appunto, non prevede che sia compito degli ISP, l’invio degli avvisi.

Pubblicato da janet

Source: Hadopi: ISP si rifiuta di inviare avvisi ai file-sharer

Tagged with: , ,

A.A.A. Al via il recepimento del Pacchetto Telecom:occhio al diritto all’accesso

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 21 settembre 2010

Il 15 settembre è stato assegnato alla XIV Commissione permanente per le politiche dell’Unione europea il disegno di legge n. 2322 recante “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza  dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2010″.

Si tratta del solito disegno di legge “panino”, attraverso il quale il Ministro per le Politiche dell’Unione Europea propone al Parlamento di delegare il Governo di varare un interminabile serie di provvedimenti per dare attuazione alle Direttive emanate nell’ultimo anno dall’Unione Europea, Direttive, che – come da italico costume – ci si è, sin qui, ben guardati dal recepire.

Tra le tante direttive cui il governo, nei prossimi mesi, dovrà dare attuazione vi sono anche quelle che costituiscono il c.d. “pacchetto Telecom” e che contengono un insieme di principi strategici e fondamentali per il futuro della Rete e dell’innovazione nel nostro Paese.

Uno di tali principi riguarda l’impossibilità – sancita a chiare lettere nel nuovo paragrafo 3-bis dell’articolo 1 della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002 – secondo il quale nessun cittadino europeo può essere privato dell’accesso a Internet in assenza di una «procedura preliminare» equa ed imparziale, garantendo in ogni caso il di- ritto ad un controllo giurisdizionale efficace e tempestivo.

E’ una previsione dalla quale dipende, in larga misura, il livello di libertà sul quale ciascuno di noi, in futuro, potrà contare nell’uso della Rete.

Pur augurandomi che si tratti solo di una svista, di un errore redazionale o, piuttosto, di un approccio di tecnica della normazione del quale mi sfugge, tuttavia, il senso, devo, sfortunatamente rilevare che il processo di recepimento di tale principio non parte sotto i migliori auspici.

Mentre, infatti, nella relazione di accompagnamento al disegno di legge, nel chiarire i criteri ai quali i decreto destinati a dare attuazione al pacchetto telecom dovranno attenersi, si riporta fedelmente e, per esteso, tale principio ricordando che:

Citazione
“I medesimi decreti legislativi sono adottati nel rispetto dei princ`ıpi e criteri direttivi ge- nerali di cui agli articoli 2 e 3, nonche ́ dei princ`ıpi e criteri direttivi specifici, di seguito indicati:

omissis

b) rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi della legge 4 agosto    1955,    n. 848,    nell’ambito    dei    procedimenti restrittivi dell’accesso alle reti di co- municazione elettronica; il criterio di cui alla presente lettera si riferisce, in particolare, a quanto introdotto con il nuovo paragrafo 3-bis dell’articolo 1 della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002 (direttiva quadro). In particolare esso vincola la possibilità di restringere l’accesso ad Internet alla garanzia di una «procedura preliminare» equa ed imparziale, garantendo in ogni caso il diritto ad un controllo giurisdizionale efficace e tempestivo

nel porre mano all’art. 10 del disegno di legge, contenente, appunto, la delega al Governo per il recepimento delle Direttive del pacchetto Telecom, l’enunciazione di tale criterio è sostituita da un generico riferimento al necessario rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo:

Citazione
“b) rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, nell’ambito dei procedimenti restrittivi dell’accesso alle reti di comunicazione elettronica“

Una formulazione decisamente più ermetica ed ambigua.

Sarà certamente frutto solo di una scelta redazionale ben precisa ma, forse, varrebbe la pena chiarire attraverso un piccolo emendamento che, anche in Italia, il diritto di accesso a Internet non deve poter essere limitato in alcun modo in assenza di un procedimento equo ed imparziale e, soprattutto, di un controllo giurisdizionale efficace e tempestivo.

In assenza di tale chiarimento, lo spettro di un HADOPI – prima maniera – all’italiana, continuerebbe ad aggirarsi sul web.

Source: A.A.A. Al via il recepimento d…accesso a Internet. – GBLOG
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/

Jean Luc Godard sempre più contro Hadopi

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 21 settembre 2010

Il famoso regista 79 enne, che spesso si è espresso contro la legge francese Hadopi, arrivando a dire che non dovrebbe esistere la proprietà intellettuale, ha ora contribuito con 1000 euro a sostenere il ricorso di un fotografo James Climent presso la Corte Europea dei diritti dell’uomo.Del resto Godard ha sempre chiaramente espresso le sue convinzioni anti-capitaliste ed anti-hollywood, anche ultimamente ha detto che non ha nessuna intenzione di andare a novembre ad Hollywood dove gli sarebbe stato consegnato un premio oscar speciale per la carriera.

Il caso del fotografo era iniziato nel 2005, quando Climent, appassionato di file-sharing tramite l’applicazione P2P Soulseek ricevette la visita della polizia, che trovò sul suo disco rigido 13.788 file MP3, da allora, iniziarono una serie di processi che alla fine lo condannarono a versare 20.000 euro alla SACEM.

Nel giugno 2010 il suo ultimo appello fu respinto. Climent, che si è sempre dichiarato non colpevole e che dice, in modo provocatorio di condividere ora oltre 30.000 brani, ha impegnato tutti i suoi soldi e quelli della sorella, nelle battaglie legali, che sono per lui divenute una questione di principio. Infatti egli dice che non è umano che qualcuno venga punito così pesantemente per condivisione di cultura e cerca appunto soldi per portare il suo caso alla Corte Europea. Molto sorpreso quindi Climent ha scritto nel suo blog di aver ricevuto un email di un produttore di Godard che gli comunicava che il famoso regista voleva contribuire alla sua difesa

Finora Climent ha raccolto 2225 euro ma gliene servono molti di più, come spiega nel suo blog.

Pubblicato da janet

Source: Jean Luc Godard sempre più contro Hadopi

Tagged with: , , ,

No money, no enforcement!

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 13 settembre 2010
di G. Scorza – In Italia fervono i lavori dell’antipirateria, ma le soluzioni devono ancora emergere. Mentre gli ISP francesi, già incaricati di agire da sceriffi e boia, non sono disposti a pagare per la macchina delle disconnessioni

Roma – Nei prossimi mesi, nel nostro Paese si tornerà, inesorabilmente, a discutere di enforcement ed antipirateria audiovisiva.
Due i fronti dai quali potrebbero arrivare novità.

A Palazzo Chigi, per quel poco che si sa, sarebbe al lavoro una task force istituita in seno al Comitato tecnico contro la pirateria audiovisiva presieduto dall’onnipresente Mauro Masi, Direttore Generale della RAI che, nelle prossime settimane – sempre che non si lasci risucchiare nel buco nero nel quale, fortunatamente, è, ormai da oltre un anno precipitato il Comitato che le ha dato i natali – potrebbe produrre nuove proposte di iniziative legislative che ben difficilmente brillerebbero per equilibrio e ragionevolezza.

A poche centinaia di metri di distanza, in un altro Palazzo del centro di Roma, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è, d’altro canto, al lavoro per predisporre il testo del regolamento che il famigerato decreto Romani l’ha delegata ad emanare – passandole un’autentica patata bollente – in materia, appunto di disciplina dell’enforcement dei diritti di proprietà intellettuale in relazione alla fornitura di servizi media audiovisivi.
Il varo del Regolamento AGCOM dovrebbe, davvero, avvenire nelle prossime settimane.
L’Autorità Garante nel suo recente studio sul diritto d’autore in Rete ha manifestato – occorre riconoscerlo – grande maturità e capacità di analisi delle dinamiche della circolazione delle opere audiovisive via Internet e ciò lascia sperare che il Regolamento sia altrettanto equilibrato e rifugga ogni approccio liberticida all’antipirateria.

È, tuttavia, indubbio che tanto a Palazzo Chigi che negli uffici dell’AGCOM, da più parti, in queste ore, qualcuno starà suggerendo di guardare a soluzioni alla francese, volte a trasformare gli ISP italiani in novelli sceriffi della Rete e, magari, a chiamarli a sanzionare gli utenti ritenuti pirati con la disconnessione e la conseguente privazione del diritto di accedere, tra l’altro, all’informazione ed ai servizi della pubblica amministrazione digitale cari al Ministro Brunetta.
Si tratta, come si è spesso già scritto, di un approccio liberticida e che buon senso e rispetto per le libertà fondamentali dei cittadini dovrebbero essere sufficienti a sconsigliare di imitare.

Qualora, tuttavia, qualcuno avesse intenzione di lasciarsi affascinare dalla dottrina dell’HADOPI cara a Sarkozy, sembra opportuno evidenziare – qualora la notizia fosse sfuggita – che in Francia, nelle scorse settimane, quattro dei maggiori provider d’oltralpe hanno preso carta e penna e scritto al Ministero della cultura e della Comunicazione che, pur avendo sin qui collaborato alla sperimentazione delle soluzioni necessarie all’implementazione della “macchina HADOPI” non hanno alcuna intenzione di trasformarsi in sceriffi della Rete e procedere ad identificazioni, disconnessioni e gestione delle lamentele degli utenti se il Governo non metterà mano al portafoglio e non provvederà a versare loro un adeguato compenso.
Sul costo complessivo che i provider francesi potrebbero vedersi costretti a sostenere una volta che la macchina HADOPI entrasse in azione, non c’è uniformità di vedute ma la cifra sembra oscillare tra i 50 e 70 milioni di euro l’anno.

Comprensibile, dunque, la posizione dei provider francesi che, naturalmente, non hanno alcuna intenzione di farsi carico di costi nell’interesse dello Stato o, ancor meglio, delle ricche major dell’audiovisivo.
No money, no enforcement è dunque il messaggio che France Telecom, Bouygues Telecom, Free e Numericable hanno recapitato al Ministero della Cultura.

Appare ragionevole ipotizzare – ed in questo che l’esperienza francese potrebbe risultare istruttiva per gli alfieri dell’antipirateria italiani – che analoga questione si porrebbe in Italia dove, ben difficilmente, gli ISP sarebbero disponibili a farsi carico dei costi delle attività di enforcement che Palazzo Chigi o Agcom dovessero loro imporre di eseguire.
Quei costi, d’altro canto, essendo agevolmente imputabili alla difesa di interessi di natura prevalentemente – anche se non esclusivamente – privata riconducibili a pochi, avrebbe senso che venissero coperti proprio dalle major dell’audiovisivo con l’apporto della monopolista di Stato per l’intermediazione dei diritti che raccoglie, ogni anno, milioni di euro al fine di poterli impiegare, tra l’altro, proprio in attività di antipirateria.

Auguriamoci, quindi, che a nessuno venga in mente di scrivere HADOPI in italiano ma, se accadesse, è bene sia chiaro che il costo della sua implementazione non potrà esser fatto ricadere né sugli ISP che poi si troverebbero costretti a rigirarlo sugli utenti né direttamente su questi ultimi. Ritrovarsi a pagare la lama e la corda della ghigliottina con la quale, qualcuno, domani potrebbe disconnetterci dal mondo in nome di una pretesa violazione dei diritti d’autore sarebbe davvero troppo.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

Source: PI: No money, no enforcement!
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Tagged with: , ,

Francia: sempre più parlamentari della maggioranza contro Hadopi 2

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 20 luglio 2010

Un gran numero di parlamentari anche della maggioranza di destra sembrano avere sempre più dubbi sull’hadopi 2, le Figaro ha raccolto la testimonianza, in tal senso di Jean-François Copé , un membro influente del partito UMP,(Unione peu un Movimento popolare) lo stesso di Sarkozy, ammette la sua colpa e dice che ha cambiato idea sulla questione, considerando la legge maldestra nella sua formulazione.

Secondo la legge, infatti gli utenti più volte accusati di violazione, potrebbero essere disconnessi per un anno da internet ed inoltre verranno anche puniti coloro che non riescono ad evitare che altri utilizzino la loro connessione per scambiarsi materiale illegale.

L’opinione pubblica ha comunque associato il sostegno dato a questa legge dall’UMP con l’idea che il partito odi internet

Per cercare invece di convincere gli elettori del contrario, i deputati UMP hanno pubblicato una relazione a maggio intitolata “ La libertà e le regole del mondo digitale” in cui prendono le distanze dal regime di terrore creato dal rapporto Olivennes e convalidato dal presidente Sarkozy.

Fra le altre cose, nella relazione c’è scritto che la legge hadopi 2, sancisce solo gli utenti mentre il download illegale dovrebbe essere debellato non con una normativa restrittiva ma con l’introduzione di nuovi modi legali di accedere ai contenuti, ad esempio lo streaming legale.

Nella relazione inoltre l’UMP dichiara di essere favorevole alla net neutrality della rete e che questa dovrebbe essere tutelata in Francia ed in tutto il mondo salvo le deroghe dovute alla criminalità o agli interessi di gestione di rete, interventi però, che debbono essere attentamente controllati.

Copè però chiarisce che non intende chiedere un’abrogazione della legge, ma lui e i suoi amici deputati controlleranno bene come verrà attuata.

Tanto i primi messaggi agli utenti dovrebbero essere inviati a settembre e comunque anche i produttori di contenuti stanno aspettandone l’attuazione, sperando che la nuova alta autorità attuerà processi per tutte le loro richieste, in quanto identificare i pirati è costoso, per monitorare ad esempio 100 titoli e raccogliere 25.000 indirizzi IP al giorno si spendono circa 35.000 euro al mese, ossia 420.000 , euro l’anno, secondo un esponente dell’Unione editori di software d’intrattenimento, ed i costi sono ancora più alti per monitorare il download illegale di musica.

Pubblicato da janet

Source: Francia: sempre più parlament…la maggioranza contro Hadopi 2 Immagine

La guerra per l’accesso

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 11 maggio 2010
La Guerre de l’Accès è uno stupendo articolo pubblicato da Jérémie Zimmermann, portavoce dell’organizzazione non governativa francese La Quadrature du Net, che vi riportiamo integralmente tradotto in italiano.

Citazione
“L’articolo 11 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1789 stabilisce: “La libera comunicazione di idee ed opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo. Ogni cittadino deve pertanto parlare, scrivere e pubblicare liberamente, eccetto quando tale libertà sia mal utilizzata nei casi previsti dalla Legge”. Allo stato attuale dei mezzi di comunicazione e dato lo sviluppo generalizzato dei servizi pubblici di comunicazione online e l’importanza di questi ultimi per la partecipazione democratica e l’espressione di idee ed opinioni, questo diritto implica libertà di accesso a tali servizi.
Consiglio Costituzionale, decisione 2009-580 (§ 12)

Questa decisione della più alta corte della Francia (sentenza contro la legge dei “three strikes” HADOPI) è storica per molti aspetti. Dichiarando esplicitamente che la libertà di parola implica la libertà di accedere ad Internet, il Consiglio Costituzionale ha riconosciuto l’importanza cruciale dell’accesso alla Rete per la nostra società.

Oggi, la gente in tutto il mondo utilizza Internet per apprendere, lavorare, comunicare, rilassarsi, fare business, accedere alla cultura, migliorare la propria esistenza. Internet e le tecnologie digitali migliorano il modo con il quale condividiamo e accediamo alla conoscenza ad un livello anche più ampio di quello [consentito] dall’invenzione della stampa intorno al 1440. Come per la stampa, un accesso aumentato alla conoscenza promette un migliore esercizio delle nostre libertà fondamentali, che a loro volta migliorano la società.

Le vacue industrie dell’intrattenimento, spaventate, sono riluttanti ad adattarsi a questa nuove era che erode profondamente i loro attuali modelli di business. Esse stanno tentando di usare la legge per imporre restrizioni all’accesso e alla condivisione delle opere culturali non autorizzato dai loro servizi o dal loro permesso. Questa guerra sull’accesso e la condivisione è stata lanciata a livello nazionale, europeo ed ora mondiale, con l’attuale ACTA in fase di negoziato.

Oltre alle industrie dei contenuti, gli operatori di telecomunicazioni sono invogliati a limitare l’accesso a Internet al fine di favorire i propri contenuti e servizi. Tali pratiche li trasformerebbero in rent-seeker i cui modelli di business si basano sul controllo discriminatorio del traffico Internet, invece che sugli investimenti nelle infrastrutture comuni su cui Internet si basa. Questo danneggerebbe irrimediabilmente la Neutralità della Rete, un principio fondante di Internet che fornisce a tutti la stessa potenzialità di partecipare e contribuire alla sfera pubblica comune.

Gli attori i cui modelli di business si basano sul controllo dei canali di distribuzione vedono nel controllo dell’accesso un sistema per sostenere le proprie posizioni dominante. Nel momento in cui Internet abbatte le barriere alla conoscenza, logicamente abbatte il controllo indebito sull’informazione, la cultura e la conoscenza. Come la stampa sfidò la posizione dominante nella società mantenuta dai monaci amanuensi, il potere di interi settori dovrebbe di norma diminuire ora che Internet penetra in tutti gli strati della società.

In un mercato sano in cui la libera concorrenza possa garantire l’espressione delle preferenze di tutti, tali attori economici si adatterebbero o perirebbero. Ma queste corporazioni contano su un forte sostegno dai politici che, al fine di mantenere il proprio potere, condividono l’obiettivo di controllare i media e lo spazio pubblico. Questi poteri economici e politici, combinati, saranno forti abbastanza da alterare radicalmente la struttura di Internet?

Da una rete libera ed aperta, dove -almeno nei paesi democratici- ogni persona connessa ha accesso agli stessi contenuti, servizi e applicazioni senza filtri o manomissione, Internet potrebbe irrimediabilmente essere trasformata in una interconnessione di reti centralizzate, discriminate e filtrate. Un tale scenario “TV Via Cavo 2.0″ simile a “CinaNet” non è Internet.

Tuttavia Internet è stata costruita senza questi attori economici. E’ stata realizzata dai suoi utenti e dai suoi componenti, tutti peer uguali all’interno di una rete aperta e neutrale. Si è evoluta con nuovi utilizzi ed innovazioni. Noi -cittadini, utenti- possiamo rivendicare che i principi fondanti di Internet siano il nostro bene comune. Noi abbiamo il diritto di usare queste tecnologie per promuovere tutti i mezzi di espressione ed azione al fine di mantere la Rete come la conosciamo e la amiamo: un motore per l’innovazione, la crescita economica, la democrazie e il progresso umano.

Questa potrebbe essere una delle più importanti battaglie che noi, cittadini del mondo, stiamo ora affrontando, insieme a quelle ambientali, economiche e sociali. Come i nostri antenati combatterono per le loro libertà per migliorare la società, ora tocca a noi combattere per la libertà di accedere ad un’Internet libera.

Jérémie Zimmerman, La Guerre de l’Accès
Traduzione a cura di Scambioetico.
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

AT&T: non pattuglieremo il P2P

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 4 maggio 2010
Per la telco texana dovrebbe essere il governo a stelle e strisce ad intervenire con un piano strategico a tutela del copyright. Tra i suggerimenti, il blocco dei siti e un ente speciale in stile HADOPI

Roma – Frammenti di una visione strategica, inviati all’attenzione di Victoria Espinel, la cyberzarina voluta dal Presidente statunitense Barack Obama come Intellectual Property Enforcement Coordinator. AT&T non sembra aver voglia di interpretare il delicato ruolo del poliziotto della Rete, in continuo pattugliamento nei selvaggi territori online del P2P.

Secondo la telco texana, nessun soggetto privato dovrebbe fregiarsi di un distintivo da sceriffo del web, tagliando fuori dalla Rete un comune netizen senza l’autorizzazione a procedere da parte di un tribunale o di una precisa decisione governativa. Anzi, trasformare un provider in un’entità giudiziaria potrebbe generare enormi conseguenze.

Suonano sorprendenti le dichiarazioni del provider, nel classico stile attivista dei difensori dei netizen. AT&T avrebbe illustrato a Victoria Espinel il pericolo derivante dal disconnettere l’intestatario di una connessione qualora qualcun altro vi ci sia intrufolato per effettuare downloading illecito.

I responsabili di AT&T avrebbero infine espresso le loro più sentite preoccupazioni, nella tutela del diritto dei netizen ad avere libero accesso a servizi fondamentali come quelli legati alla salute, al trasferimento di denaro, all’insegnamento. In linea con quanto già dichiarato dal dirigente Jim Cicconi, che aveva assicurato: “in nessuna circostanza sospenderemo o concluderemo la fornitura di un servizio sulla base di un’accusa che provenga da terze parti“.

E infatti – come sottolineato anche lo scorso anno – AT&T si muoverà soltanto dopo che l’autorità giudiziaria abbia dato il suo parere. La telco texana non ha mostrato quindi particolare premura affinché un regime come quello introdotto dalla dottrina Sarkozy non venga adottato in territorio a stelle e strisce. Solo che ad implementarlo e gestirlo dovrebbe pensarci il governo.

Tra le proposte inviate alla nuova cyberzarina, quella di stilare una blacklist di siti legati al file sharing illecito. Il Department of Justice dovrebbe quindi farsi carico dell’eventuale blocco degli spazi online che attentino al copyright. E non è tutto.

AT&T crede anche che l’attuale processo di individuazione e punizione dei vari torrentisti sia troppo lungo e complesso. Bisognerebbe guardare invece alla Francia e al suo speciale ente governativo sulla violazione della proprietà intellettuale. A fare la parte dello sceriffo solerte dovrebbe quindi essere il governo degli Stati Uniti. Perché AT&T pensa alla famiglia a stelle e strisce.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2874600/PI/New…ieremo-p2p.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Tagged with: , , ,

Hadopi: server falsi di emule a caccia di pirati

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 26 aprile 2010

Come ben sappiamo, la società Trident Media Guard ha assunto l’onere di rintracciare i file-sharer illegali per l’attuazione dell’Hadopi 2.

La società Trident Media Guard ha anche brevettato un sistema di spamming, di cui ha chiesto il brevetto.

Ora sul sito ufficiale di emule il server edonkey Peerates svela sei server che sono utilizzati da Trident Media Guard per registrare gli indirizzi IP di coloro che si collegano e condividono i file. Questi sarebbero i server con indirizzi IP 85159236252 e 85159236254 e 85.159.232.81 85.159.232.83.

Peerates consiglia di evitarli e di usare solo quelli elencati qui

Ma c’è una minaccia ancora più grande rappresentata da sensori attivi mascherati da falsi client in esecuzione, su un intervallo di indirizzi da IP 193.107.240.0 a 193.107.240.22 (ancora registrato a nome Trident Media Guard, questa volta nel Regno Unito) che si collegano agli utenti e raccolgono informazioni sui dati che sono in condivisione. Questo è esattamente il tipo di dati che saranno utilizzati per generare le lettere di avvertimento che potrebbe portare alla disconnessione degli utenti da Internet.
Sul sito di emule segue poi un lungo elenco di file pericolosi.
Nell’elenco, che sembra incompleto, ci sono per lo più album di musica di tutte le generazioni ( The Black Eyed Peas, Michael Jackson, Tamia, Diana Ross, ecc.) e alcuni film e spettacoli televisivi (Heroes, Bastardi senza gloria, ecc).

Certo magari è facile per un esperto capire questi trucchi ma gli utenti normali dovranno imparare alla svelta, o pagare per servizi VPN, o direttamente passare a contenuti legali senza fare tentativi, che forse è la soluzione migliore.

Fonte: http://p2p.atuttonet.it/news-p2p/hadopi … pirati.php
Licenza CC: http://www.creativecommons.org/licenses … sa/2.5/it/

Tagged with: , ,
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 59 follower