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AGCom e il dolce veleno tra luci ed ombre

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 11 luglio 2011

Grazie alle esasperazioni prodotte da due Commissari e dal Presidente di AGCom di coalizza l’insorgenza nella Rete. Nonostante le migliorie  rispetto a a quanto si prospettava, restano immutate le pesanti critiche sui vizi di legittimità per i poteri che l’Autorità si attribuisce. Rischiamo di pagare attraverso il prelievo fiscale le pubblicità che additano a ladri i Filesharers e magari anche gli avvocati delle major nei conteziosi? La satira è fair use? I siti-comunità di filesharers ove sono presenti link e/o torrent saranno oggetto dell’attenzionabilità ad AGCom? Notice and takedown all’amatriciana, no grazie. Comunque non siamo disponibili al veleno addolcito come aperitivo di ACTA.

Innanzitutto voglio ringraziare i Commissari M&M che attraverso l’infelice articolo su Milano Finanza hanno risvegliato anche le coscienze più assopite e caricato al massimo gli animi, speriamo che su questo tema scrivano più spesso. Un secondo ringraziamento va al Presidente Calabrò per aver ricevuto i rappresentanti di sito non raggiungibile, confermando la decisione di proseguire sulla strada errata, con toni di sufficienza che ha dato gli input necessari a far scattare la scintilla della rivolta. In secondo luogo ringrazio senza ironia i Commissari D’Angelo e Lauria che con il voto contrario e l’astensione mettono a fuoco come le modifiche apportate, pur essendo un notevole passo avanti rispetto alle prospettive palesate, non sono sostanziali, per cui tutti i pesanti problemi di fondo continuano ad essere presenti. Lo fanno notare gli autorevoli articoli scritti dagli avvocati Fulvio Sarzana e Guido Scorza. Oltre a ciò ci sono altri elementi preoccupanti e di non secondaria importanza, uno lo solleva Alessandro Longo, che in tempi di crisi e di tagli in tutti i settori la questione del chi paga ha sicuramente il suo spessore

Ma l’arma qui è spuntata dalle scarse risorse dell’Autorità, che a fatica potrà stare dietro alle segnalazioni. Non a caso, a quanto risulta, Agcom intende chiedere allo Stato nuove risorse per assumere personale, allo scopo.

Anche Bruno Saetta pone, tra le altre cose piuttosto acute, questo tema

Sperando, però, che il tutto poi non si risolva, come pure ha proposto qualcuno, nella realizzazione di campagne pubblicitarie che evidenzino i rischi della pirateria, condotte a spese delle finanze pubbliche.

In conclusione l’effetto principale della regolamentazione è stato proprio quello di invertire l’onere ed il costo di avvio della procedura giudiziaria. Prima era il produttore, la grande azienda, che per ottenere una rimozione di un contenuto, doveva spendere soldi e tempo dinanzi ad un magistrato, chiamando in causa il gestore del sito e/o il privato, domani sarà invece il privato a dover avviare la procedura per difendersi. Insomma, prima ti rimuoviamo il contenuto, poi se hai tempo, voglia e denaro, vai da un magistrato e ci provi che invece era del tutto legittimo!

Resta, perciò, l’inversione del “costo” della richiesta di eliminazione dei contenuti, prima era l’industria a dover avviare la procedura giudiziaria, domani sarà il privato che probabilmente dovrà farlo se vorrà far valere i propri diritti. Ricordiamoci che una delle argomentazioni principali che l’industria dell’intrattenimento ha sempre svolto in materia di pirateria è stata sempre caratterizzata da un palese fastidio di doversi rivolgere alla magistratura per ottenere la tutela dei loro diritti, perché è una procedura lunga, perché è costosa in termini anche di tempo, e perché ha anche la pessima caratteristica di potersi concludere in senso negativo.

Come dicevo la questione dei soldi è importante, perché tutto questo manicomio (almeno in apparenza) sta accadendo per i soldi, quelli che le major millantano di perdere a causa del filesharing, quindi se vogliono fare delle campagne per additare i filesharers a ladri, se le facciano con i loro soldi, non chiedano ai contribuenti di pagare i loro insulti alle persone che, come dice Richard Stallman, non sono pirati ma persone che compiono dei gesti ammirevoli, anche perché se qualcuno decide di fargli causa perché additato a ladro, il contenzioso lo apre con le major e non con lo Stato. Si è mai vista una pubblicità per disincentivare i veri furti come il taccheggio nei supermercati? Eppure i gestori di quelle attività non godono neppure dell’equo compenso per quelli che vanno nei loro locali solo per stare un po al caldo o al fresco a secondo della stagione. E poi perché, sempre pescare dalla tasche dei contribuenti per aumentare il personale e/o gli straordinari di chi deve seguire queste pratiche per conto delle industrie del copyright? Per fare risparmiare i soldi degli avvocati a quei miliardari? Altra cosa che ancora resta in dubbio è quando, a seguito dell’avvio dell’istruttoria con AGCom, un privato decide di passare alla magistratura; con chi entra in contenzioso? Con il presunto titolare del diritto o con AGCom oppure con il presunto titolare dei diritti ma con l’avvocato pagato da AGCom? Sarebbe bene fare luce anche su queste cose.

Altra cosa che avrebbe bisogno di maggiore chiarezza sarebbe stabilire se la satira applicata su video tutelati da copyright, per esempio uno spezzone di film o su un pezzo di  intervista/programmaTV, sia compresa nel diritto di critica o comunque assorbita dagli articoli 65 e 70 della legge 633 del 1941.

Anche la questione dei siti-comunità di filesharerers non è chiara, nel regolamento c’è scritto:

Sono esclusi dall’ambito di applicazione del presente regolamento le applicazioni
con le quali gli utenti possono scambiare contenuti direttamente con altri utenti
attraverso reti di comunicazione elettronica.

Ma poiché nella relazione si citano sentenze di inibizione a ThePirateBay e a BtJunkie (che però non sono di Corte di Cassazione come definitive di tutti i gradi giudizio, oltre al fatto che Enzo Mazza nel replicare ad un intervista all’avv. Fulvio Sarzana su Libertiamo esplicita che questo regolamento dovrebbe servire proprio per siti di questo genere), l’incertezza è concreta, specie quando in un articolo su Il Manifesto Benedetto Vecchi pone il quesito

Ci sono però degli elementi che le agenzie di stampa e la Rete non hanno specificato ieri. In primo luogo se lo scambio di materiale protetto da copyright mediato da un sito può essere equiparato alla sua diffusione.

Al quale il dott. Mario Calderoni (Responsabile ufficio stampa Agcom) risponde in questo modo:

Gentile direttore, l’articolo «Una Rete messa sotto tutela» pubblicato ieri a pagina 11 del manifesto, dando conto dello schema di regolamento in materia di diritto d’autore approvato del Consiglio dell’Agcom, si chiede se «lo scambio di materiale protetto da copyright mediato da un sito può essere equiparato alla sua diffusione». Poco più avanti sottolinea che «in tempi recenti è sempre stato affermato che “l’uso personale e non a fini di lucro” non può essere considerato una violazione del copyright», ma che si trattava di «prese di posizioni personali». Su questo punto vorrei rassicurare il manifesto e i suoi lettori. Il regolamento approvato dall’Autorità e ora posto a consultazione pubblica tra le parti interessate, introduce nel nostro ordinamento un’innovazione molto importate mutuando dall’esperienza Usa il principio del cosiddetto “fair use”. In linea con questo principio, la procedura a tutela del diritto d’autore proposta dall’Agcom non riguarda: i siti non aventi finalità commerciale o scopo di lucro; l’esercizio del diritto di cronaca, commento, critica o discussione; l’uso didattico e scientifico; la riproduzione parziale, per quantità e qualità, del contenuto rispetto all’opera integrale che non nuoccia alla valorizzazione commerciale di quest’ultima. Spero con questo di aver fugato alcuni dubbi e alcune preoccupazioni contenute nell’articolo in questione.

Altra cosa che va contestata e la procedura di notice and takedown mutuata sommariamente dalla legislazione statunitense, però quella procedura negli USA non prevede l’intromissione di organi dello Stato nella fase di contraddittorio tra le parti, inoltre contempla sanzioni per coloro che la praticano senza averne titolo. Anche le richieste di rimozioni ritengo che dovrebbero essere effettuate solo dai detentori dei diritti primari, o loro rappresentati con specifico mandato negli illeciti in Rete, e non come prevede AGCom da chiunque ne detenga un diritto di sfruttamento economico esclusivo

Insomma tra luce ed ombre a me sembra che ci sia il veleno nello zucchero, in particolare per quanto scrive l’avvocato Guido Scorza in questo articolo

Una storia di soldi, di lobby – ma nel senso deteriore del termine – di straordinaria miopia politica e di grande, enorme arroganza istituzionale da parte di una piccola Autorità amministrativa semi-indipendente che, all’improvviso, pretende di esercitare, in assoluta autonomia, i tre poteri dello Stato: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario.

E’ proprio qua, a mio avviso, il pericolo principale: Questo è l’obbiettivo principale che sta dentro ACTA, quello che ha cercato di introdurre la legge HADOPI in Francia, il Digital Economy Bill in UK, i 6 strikes negli USA etc.
Tutti questi provvedimenti hanno, secondo me, lo scopo di cominciare predisporre mentalmente ad ACTA (vedete avevamo ragione tutto il mondo chiede queste cose ed ancora più pressanti) distogliendo l’attenzione dal trattato che ormai si avvia alla fase conclusiva senza che ancora si sia presa coscienza collettiva della pericolosità insita in quel documento, non solo per la Rete ma anche per i farmaci.  Su questo blog di ACTA Paolo Brini ne scritto moltissimo, a volte forse anche in modo un po tecnico e non facilmente assimilabile a tutti nell’immediato, per questo motivo ho fatto una sintesi di cosa è ACTA con le parole più semplici possibili, nell’auspicio di far capire a tutti che siamo di fronte ad un problema grossissimo che sta, nella purtroppo solita indifferenza che l’informazione ha nei confronti di quello che succede nel Parlamento Europeo, per arrivarci tra capo e collo tra poco tempo, mentre, ove sono riusciti a fare una decente informazione, in Messico ACTA l’hanno buttato a mare.. Nella mia visione questa delibera di AGCom è l’aperitivo da far bere prima dell’antipasto ACTA. Si ACTA sarà solo l’antipasto di tutto quello che verrà dopo e non oso immaginare le altre portate prima di arrivare all’ammazza caffè. Insomma, non è certo che mi fidi poi cosi tanto di una cosa che dovesse passare per via parlamentare (ma intanto sarebbe molto più facilmente contestabile e comunque sarebbero i partiti ed i singoli parlamentari ad assumersi l’onere di quelle decisioni che sarebbero punite in cabina elettorale), ma io sono convinto che si debba tenere la barra dritta e ferma a quella che era la richiesta della mobilitazione: AGCom dica al governo che il mandato ricevuto dal Romani va oltre l’applicazione della direttiva europea e rinuncia a regolamentare nel web ciò che sta al di fuori di quanto previsto nella direttiva, vale a dire le TV commerciali.

Fonte: http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=8213

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La leggerezza del software, la poesia e il fair use

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 23 febbraio 2011
Pubblicato il20 febbraio 2011 dadonatonitti

Nell’estate del 1985 Italo Calvino, in una delle sue Lezioni americane, scriveva una pagina meravigliosa sul software e la sua leggerezza.

E’ vero che il software non potrebbe  esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza  del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno  e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si  evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi. La seconda  rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini  schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i  bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma  d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso” (Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Oscar Mondadori, 1993, pag. 12).

Io posso trascrivere questo brano, perchè il primo comma dell’art. 70 della Legge 633/1941 dice che “Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti   di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso   di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché   non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera”.

Potrei citare una brano anche più lungo, e anche di più pagine, mentre non posso trascrivere una poesia di Wisława Szymborska di mezza pagina, perché non è un brano o parte di opera ma un’opera intera.

Negli Stati Uniti, probabilmente, la situazione sarebbe diversa (ma forse non potrei comunque trascrivere le mie poesie preferite), perché le eccezioni e limitazioni, disciplinate nell’UE dall’art. 5 della Direttiva 2001/29 e dalle norme nazionali di attuazione, sono regolate dalla fair use doctrine, sviluppata dalla giurisprudenza e codificata nella Sect. 107 dello U.S. Code (17 U.S.C. 107).

In breve, il fair use è la facoltà di usare opere protette da copyright senza il permesso del titolare, quando ricorrono alcune condizioni. Questi quattro fattori(lo scopo e il carattere dell’uso, la natura dell’opera protetta, la quantità dell’opera usata e la sua importanza rispetto all’opera protetta, l’effetto dell’uso sul mercato potenziale dell’opera protetta) sono codificati nella legge ma sono precisati dalla giurisprudenza.

Secondo il Primo Ministro britannico, David Cameron, il fair use rende il copyright law nordamericano più avanzato di quello europeo e più adeguato a regolare i rapporti in ambiente digitale. In effetti le tecnologie del 2001, l’anno della Direttiva sull’armonizzazione del diritto  d’autore nella società dell’informazione, non erano quelle  di oggi.

L’intervento di Cameron non è il primo, ma è particolarmente significativo, sia per l’autorevolezza della fonte, sia perché arriva al momento giusto. Mr. Cameron ha lanciato uno studio sulla proprietà intellettuale che in sei mesi dovrà indicare come le riforme in materia di PI possano promuovere l’innovazione, la crescita economica e l’impresa. Non è la prima volta che il Governo britannico lancia un’iniziativa, visto che nel dicembre 2006 era già stato pubblicato uno studio sulla proprietà intellettuale.

Vedremo gli sviluppi…

Source: La leggerezza del software, la… il fair use « IP in Florence

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La riforma del copyright in india

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 28 aprile 2010

Tra le altre cose viene previsto che l’uso personale sia ammesso e che violare a tal fine misure tecniche di protezione sia ammesso. Vengono introdatte anche le royalties per gli autori (prima venivano solo pagati dall’industria che acquisiva i diritti, per il loro lavoro)

Michael Geist – India Introduces Major Copyright Reform Bill.
On fair dealing, the provision is expanded to cover “private and personal use.” On anti-circumvention, the bill is consistent with implementing the WIPO Internet treaties in a manner that retains equal rights both online and offline. The provision specifically targets circumvention for the purposes of copyright infringement and does not target the distribution or marketing of devices that can be used to circumvent.

Fonte: http://blog.quintarelli.it/blog/2010/04 … india.html
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YouTube, torna a casa Lessig

Posted in Internet&Copyright by yanfry on 5 marzo 2010
Riapparso sulla piattaforma di video sharing un filmato che conteneva la traccia audio di un intervento sul fair use del professore statunitense. Era stato rimosso perché contenente materiale protetto da copyright

Roma – I percorsi di Lawrence Lessig e di Warner Music Group si sono nuovamente incrociati. E nemmeno stavolta hanno manifestato una gran voglia di salutarsi. Un nuovo video legato al paladino della Cultura Libera è all’improvviso scomparso dai meandri di YouTube, lasciando immediatamente uno spazio online da riempire con la più o meno solita scia di polemiche.

Polemiche sul fair use, sulla cultura del remix e sui diritti sbandierati dall’industria dei contenuti. All’origine del contendere, un filmato caricato sulla piattaforma di video sharing di Google, relativo alla sola traccia audio di un nuovo intervento dell’illustre docente alla Harvard Law School.

Una sorta di lezione sull’importanza del principio anglosassone del fair use, sull’uso legittimo delle opere dell’ingegno, ad esempio nell’arte del remix. Lessig ha dunque parlato di contenuti e copyright, intervenuto nel corso di un evento organizzato dai responsabili di Open Video Alliance.

Il video contenente la traccia audio è stato rimosso. La piattaforma di video sharing ha provveduto ad informare i suoi utenti che parte del materiale presente nei 42 minuti di intervento fosse privo di autorizzazione da parte dei legittimi detentori dei diritti. Per la precisione, il materiale in questione consisteva in alcune ben note canzoni, alcune delle quali appartenenti a Warner.

Sul proprio sito ufficiale, la Open Video Alliance ha poi precisato di non essere a conoscenza delle dinamiche effettive di rimozione da parte di YouTube. In pratica, un’ipotesi ha portato verso una notifica degli stessi detentori dei diritti in base alle previsioni del Digital Millennium Copyright Act (DMCA). Un’altra ha tirato invece in ballo lo stesso sistema automatico di rimozione di YouTube.

Quello del Content ID sarebbe, per la Open Video Alliance, un meccanismo troppo monolitico, che non considererebbe affatto la tutela giuridica del fair use. Come noto, questo meccanismo permette a sorelle del disco come Warner di imporre un particolare regime per cui ogni presenza illecita su YouTube debba essere bloccata.

YouTube in pratica rimuove il filmato incriminato in automatico. In barba – e questo Lessig lo ha spiegato nello stesso intervento – al fatto che, negli Stati Uniti, pratiche come quelle del fair use sono tutelate in qualità di eccezioni alla rigida tutela del diritto d’autore. Lessig, tuttavia, ha prontamente contattato i responsabili di YouTube, informandoli dell’assurdità della cosa. Il video è tornato sulla piattaforma di video sharing.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2825042/PI/News/youtube-torna-casa-lessig.aspx
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USA favorevoli, con riserve, al trattato WIPO a favore delle persone con disabilità della vista

Posted in Internet&Copyright by yanfry on 16 dicembre 2009

Pur ribadendo la necessità di imporre un regime di copyright mondiale più forte e di nuovo supportando sistemi per la protezione dagli abusi (DRM?), gli Stati Uniti appoggiano il Trattato WIPO a favore delle eccezioni per le persone con disabilità della vista.

Nell’intervento odierno alla World International Property Organization delle Nazioni Unite, i delegati americani supportano il Trattato della World Blind Union proposto da Brasile, Ecuador e Paraguay per consentire un migliore accesso alle opere per le persone con disabilità della vista. Si tratta di un intervento significativo che ci auguriamo possa portare al superamento dell’assurda e intransigente posizione delle associazioni dei copyright holder e antipirateria, come MPAA, BSA e RIAA.

Sfortunatamente l’intervento non nasconde passaggi piuttosto ambigui, che sembrano supportare di nuovo i DRM e apertamente incitano ad un regime di copyright più duro. Nella sostanza l’intervento americano è un passo avanti rispetto alle posizioni dei talebani del copyright, ma include anche concezioni arretrate sul copyright stesso difficilmente condivisibili nell’attuale società dell’informazione.

Segue la traduzione del passaggio chiave dell’intervento.

“Gli Stati Uniti sono fieri di avere una serie di specifiche eccezioni e limitazioni nella propria legge sul copyright, compresi i casi per l’educazione, le biblioteche e le persone con disabilità alla lettura.

Naturalmente, gli Stati Uniti non sono soli nell’attenzione riservata alle persone con disabilità tramite limitazioni ed eccezioni accuratamente studiate. Come sappiamo tutti, oltre 50 paesi hanno specifiche eccezioni legislative mirate alle necessità delle persone con disabilità della vista e alla lettura. Altri paesi come l’India sono nel mezzo di decisioni ponderate in merito alle loro eccezioni nazionali.

Gli Stati Uniti riconoscono e mostrano apprezzamento per il linguaggio utilizzato nella proposta preparata dall’Associazione Mondiale Ciechi e sottoposta come proposta formale all’ultima sessione del Comitato dai nostri colleghi dal Brasile, Ecuador e Paraguay.

Quelli che lavorano con noi nel Governo americano ritengono che siamo sinceramente degli studenti di questo problema; siamo ancora nel processo di apprendimento. Ma ci impegniamo a fare i nostri compiti e a farli bene.

Detto questo, gli Stati Uniti partecipano a questo meeting con maggiore chiarezza e convinzione delle nostre vedute in merito a come la comunità internazionale del copyright dovrebbe procedere nell’affrontare le necessità delle persone con disabilità.

Primo, gli Stati Uniti ritengono che è giunto il tempo per i Membri di WIPO di lavorare verso qualche forma di consenso internazionale su limitazioni ed eccezioni al copyright necessarie e basilari per le persone con disabilità alla lettura. Il consenso internazionale potrebbe assumere diverse forme, incluse un modello di legge approvato dal SCCR, una dettagliata Raccomandazione Comune adottata dall’Assemblea Generale WIPO, e/o un accordo multilaterale. Gli Stati Uniti sono aperti a discutere ed esplorare tutte queste opzioni.

Nelle nostre consultazioni ed analisi è diventato chiaro per noi che il problema più pressante – quello ripetutamente identificato dagli esperti – è la distribuzione attraverso le frontiere di materiali di formato speciale realizzato per le persone con disabilità, se questi materiali di formato speciale vengano realizzati sotto eccezioni al copyright o specifici accordi di licenza.

Crediamo che una soluzione al problema della distribuzione interfrontaliera di materiali di formato speciale, propriamente delineati per impedire gli abusi, risolverebbero il problema principale identificato dalle comunità delle persone con disabilità.

Siamo consapevoli che alcuni nella comunità internazionale del copyright credono che un consenso internazionale su limitazioni ed eccezioni sostanziali alla legge sul copyright indebolirebbe la legge internazionale sul copyright. Gli Stati Uniti non condividono questo punto di vista. Gli Stati Uniti si impegnano sia verso eccezioni migliori nella legge sul copyright sia verso una migliore imposizione della stessa. In realtà, mentre lavoreremo con gli altri paesi per stabilire un consenso su eccezioni legittime e basilari all’interno della legge sul copyright, chiederemo agli stessi di lavorare con noi per migliorare l’imposizione del copyright. Questo è parte integrante di un sistema internazionale bilanciato sulla proprietà intellettuale”.
Paolo Brini

Fonte: http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4699
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Giudice condanna definitivamente Tenenbaum ma avrebbe accettato il “fair use”

Posted in Internet&Copyright by yanfry on 9 dicembre 2009

La notizia si potrebbe sintetizzare, dicendo che a volte gli avvocati fanno più il male che il bene dei clienti e che le posizioni estremiste non giovano a nessuno.
Il giudice Gertner ha firmato gli importi che Tenembaum dovrà pagare, il che significa che la Sony BMG ha diritto a $ 112.500, Warner Bros. ottiene 225.000 $, Arista Records ottiene 45.000 $, e Universal raccoglie $ 292.500.

Abbiamo spesso parlato del processo Tenembaum, il secondo dopo di quello di Jammie Thomas in cui la giuria ha riconosciuto l’imputato colpevole, condannandolo a pagare un risarcimento così alto.
Ma il giudice Gertner dà tutta la colpa di questo risarcimento così alto e di come in realtà sia finito il processo, al collegio di difesa con a capo l’avvocato Charles Nesson, docente di Harvard.

Il Team Tenenbaum, ha detto il giudice, a fine 2008, poche settimane prima del processo, è uscito fuori con una bomba dicendo che era sua intenzione dimostrare che il file-sharing è legale.
Quindi anche un giudice abbastanza illuminato non poteva andare contro le leggi vigenti sul copy-right.
Del resto in 35 pagine il giudice chiarisce la posizione della corte, ad esempio dicendo “Come chiarito in precedenza, la Corte è stata disposta a prendere in considerazione un argomento più espansivo, il ” fair use ” supportato da fatti specifici per questo individuo e questo unico periodo di rapidi cambiamenti tecnologici. Ad esempio, il file sharing ai fini del campionamento musicale, prima dell’acquisto, potrebbe offrire una ragione convincente per il “fair use”.

Del resto il giudice chiarisce che non era affatto a favore delle major, dicendo “La Corte, profondamente preoccupata per l’aumento delle azioni legali contro il file-sharing, lo squilibrio di risorse tra le parti, e lo sconvolgimento delle norme di comportamento apportato da Internet, ha fatto tutto quanto in suo il potere per consentire a Tenenbaum di utilizzare il “fair use” per difendersi “.

Ossia è chiaro che grazie al “fair use” Tenembaum non avrebbe dovuto pagare quegli astronomici risarcimenti ma nello stesso tempo il giudice non poteva accettare una difesa improntata sulla legalità del download illegale.
La difesa di Nesson è stata “Una difesa davvero caotica”, la chiama lei, insieme a documenti legali che “possono essere descritti solo come superficiali.”
La battaglia che Nesson voleva condurre riguardava più il Congresso che un’aula di tribunale.
Nesson ha montato un’azione circense e catturato l’attenzione dei media, cercando di portare avanti l’idea che è lecito il download illegale per godimento privato, colpendo in modo massiccio l’idea del diritto d’autore, cosa che la corte non poteva accettare.

Continua inoltre il giudice nella sua accusa alla difesa dicendo che l’avvocato difensore ha più volte ignorato le scadenze, ha inoltre registrato illegalmente le sedute del processo, senza chiedere il consenso alla Corte e perfino ha diffuso le registrazioni illegali per il Web”.
Ora Tenembaum da tutte queste sfide alla corte, che sarebbe invece stata pronta ad accettare il “fair use”, che ci ha guadagnato? Potrà chiedere una riduzione del risarcimento, spendendo altri soldi in procedimenti legali, ma è difficile che l’otterrà.

Meditate gente, sulla vicenda, meditate, perché chiaramente è mostrato come gli atteggiamenti estremisti non sono mai utili.

Fonte: http://janet.atuttonet.it/blog/giudice-condanna-definitivamente-tenenbaum-ma-avrebbe-accettato-il-fair-use-770.html
Licenza CC: http://www.creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Nessuna facilitazione all’accesso alle opere per le persone con disabilità della vista

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 9 dicembre 2009

Posted by Paolo Brini

TNT blogGran parte dei sinistri soggetti che promuovono ACTA e la sua segretezza sono gli stessi che si oppongono ad un trattato WIPO per facilitare l’accesso alle opere per le persone con disabilità della vista.

A seguito delle pluriennali discussioni e delle raccomandazioni all’interno di WIPO (World Intellectual Property Organization, in italiano OMPI, l’organizzazione mondiale delle Nazioni Unite che fin dalla prima metà degli anni 70 amministra i trattati internazionali concernenti la proprietà intellettuale sottoscritti dagli attuali 186 Paesi Membri), nel maggio del 2009 Brasile, Paraguay e Ecuador si sono fatti portatori della proposta della World Blind Union (WBU, Unione Mondiale Ciechi) per un Trattato concernente limitazioni ed eccezioni al copyright. Il Trattato si propone di facilitare l’accesso alle opere per le persone con disabilità della vista tramite eccezioni, simili al fair-use, sul copyright.

Come ci si poteva aspettare, la banda dei soliti noti si sta opponendo al trattato. Fra gli oppositori spiccano RIAA (l’associazione americana dell’industria discografica), MPAA (l’associazione dei produttori di film americani) e BSA (l’associazione antipirateria software internazionale fortemente supportata da Adobe, Apple, HP, IBM, Intel e Microsoft). Gli stessi membri di queste associazioni sono forti sostenitori del trattato segreto ACTA che vuole scavalcare WIPO, le Nazioni Unite e i parlamenti nazionali per imporre una dittatura mondiale basata sul copyright. Fra gli altri scopi, nel quadro proposto da ACTA è proibita qualsiasi eccezione (fair-use) e qualsiasi promozione dell’interoperabilità che migliorerebbe la possibilità, per i legittimi acquirenti, di fruire delle opere dell’ingegno.

Le associazioni citate, con l’appoggio dei legislatori, hanno costruito un contesto che crea un handicap per le persone con disabilità della vista, impedendo o limitando l’adattamento delle opere per mezzo dei software di sintesi vocale o per le barre braille.

Nonostante che varie associazioni mondiali abbiano sottolineato gli straordinari benefici che il Trattato porterebbe ai ciechi (per esempio l’Unione dei Ciechi d’Africa ha dichiarato che ben 54 paesi africani potrebbero mettere a disposizione delle persone con disabilità centinaia di migliaia di libri, mentre gli USA potrebbero beneficiare di decine di migliaia di opere spagnole), i talebani del copyright insistono ad opporsi al Trattato, sia presso WIPO sia appellandosi al governo americano affinché non solo si schieri contro il Trattato ma “chieda” ad altri Paesi Membri di fare altrettanto.

Grazie al lavoro di Manon Ress e di James Love di Knowledge Ecology International possiamo riassumere le argomentazioni contro il trattato in 10 punti essenziali che a nostro avviso mostrano limpidamente l’anima e lo spirito dei talebani (MPAA, IFTA, AAP, NMPA, BSA, RIAA) del copyright:

1) Un Trattato che possa facilitare l’accesso alle opere per le persone con disabilità della vista potrebbe smantellare tutto il sistema del copyright.

2) Si tratta della strada sbagliata per favorire le persone con disabilità e di uno spreco di risorse per WIPO.

3) Per i ciechi già le cose vanno alla grande, non c’è bisogno di fare altro.

4) Le cose migliori per le persone che hanno problemi nella lettura dovrebbero provenire da iniziative private degli editori.

5) I problemi di accesso alle opere per i ciechi non sono generalmente legati al copyright.

6) Consentire ulteriori eccezioni per le persone con disabilità sarebbe comunque una violazione inaccettabile per l’attuale quadro legale che porterebbe seri danni economici ai copyright holder, smantellerebbe gli incentivi alla creazione delle opere e si tradurrebbe in una catastrofe: drastica riduzione del numero di opere prodotte [è divertente notare che per quanto riguarda ACTA, che sbriciolerebbe i trattati internazionali e le leggi interne di dozzine di stati, la violazione dell’attuale quadro legale viene vista come un pregio: gran bell’esempio di onestà intellettuale, n.d.r.]

7) Il Trattato è prematuro [N.B. è dal 1985, cioè da 24 anni, che WIPO sta discutendo di come migliorare l’accesso alle opere per le persone con disabilità, n.d.r.]

8, 9, 10) Il Trattato è inconsistente, non necessario e troppo complicato.

Provenendo dalle stesse sinistre organizzazioni che promuovono la “dittatura del copyright” di ACTA crediamo che i punti citati non abbiano bisogno di ulteriori spiegazioni. Tramite Knowledge Ecology International è possibile seguire l’andamento delle discussioni nei vari meeting concernenti il trattato, che sono in corso anche durante questi giorni, con tempestività.

I membri di BSA sono elencati qui.

I membri di MPAA sono elencati qui.

I principali membri di RIAA sono elencati qui.

Fonte: http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4589

Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Il manifesto del giornalismo ai tempi di Internet

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 11 settembre 2009

Roberto Cassinelli, deputato del PdL e membro dell’Intergruppo Parlamentare 2.0, rilancia l’iniziativa dei blogger tedeschi sul giusto approccio che il giornalismo dovremme mantenere con la rete

Roberto Cassinelli, già autore di diversi proposte politiche di salvaguardia della libertà della rete, lancia dal suo blog e da Facebook, la proposta di sottoscrizione del “manifesto del giornalismo ai tempi di internet“. L’idea, come lui stesso apprende dalle pagine online del Corriere.it, è di 15 blogger tedeschi, ma può benissimo essere estesa a tutti coloro che contribuiscono alla produzione di contenuti giornalistici su Internet di qualunque nazionalità.

Cassinelli si è già impegnato ad inviare il manifesto a tutti i colleghi parlamentari chiedendo loro di sottoscriverlo tanto che, nel suo ultimo post, commenta: «dopo la nascita dell’Intergruppo Parlamentare 2.0, un’ampia e trasversale sottoscrizione di deputati e senatori sarebbe un importante segnale della nuova considerazione che le Istituzioni italiane stanno riservando alla rete».

Il manifesto sostiene, in primis, che Internet sia un mezzo di comunicazione molto differente rispetto agli altri media. Pertanto, si legge nella traduzione proposta nel blog del deputato, “chi vuol lavorare nel campo dell’informazione deve adattare i propri metodi di lavoro alla realtà tecnologica di oggi invece di ignorare e contestare il mondo multimediale. Bisogna produrre prodotti giornalistici nuovi e migliori”.

Inoltre afferma che “Internet è la nostra società e la nostra società è internet“. In sostanza Wikipedia, YouTube e i social network sono diventati una parte della vita quotidiana per la maggioranza delle persone nel mondo occidentale.

C’è poi la proclamazione dell’inviolabilità della libertà di Internet, che viene considerata indispensabile affinchè il mezzo possa dare la possibilità di scelta all’utente del suo modo di informarsi. Il manifesto prosegue con la correlazione tra la politica e Internet, che viene indicato come nuova sede per il dibattito politico.

Nel manifesto (in tutto 17 punti essenziali) c’è anche un accenno al diritto d’autoreche deve diventare un dovere civico su Internet, ma ci deve essere reciproco rispetto“. Il sistema del copyright, in sostanza, deve adattarsi ai nuovi modelli di distribuzione e non chiudersi nei meccanismi di approvvigionamento del passato.

Nei primi commenti sul blog di Cassinelli, il deputato, rispondendo ad un lettore in relazione proprio alla quiestione del diritto d’autore, dichiara di aver già pronta una proposta di legge che va proprio in questa direzione, nella fattispecie vorrebbe dare la possibilità di derogare il copyright per finalità educative, formative e di ricerca.

Fonte: http://www.pubblicaamministrazione.net/e-government/news/1986/il-manifesto-del-giornalismo-ai-tempi-di-internet.html

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