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L’Europa divisa dall’equo compenso per copia privata.

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 24 novembre 2010

Con una recentissima Sentenza della scorsa settimana la Corte d’Appello di Parigi ha scritto le ultime parole nell’ambito di un’annosa vicenda giudiziaria che ha visto contrapposte per anni Rue du Commerce, popolare sito francese di commercio elettronico ed un lungo elenco di società inglesi, tedesche e lussemburghesi operanti nel mercato della vendita online di CD, DVD nonché altri supporti e dispositivi di registrazione.

Al centro della querelle le contestazioni mosse da Rue du Commerce alle sue concorrenti straniere, ree di commercializzare ai consumatori francesi supporti e dispositivi di registrazione ad un prezzo più basso rispetto a quello da essa praticato in Francia grazie alla minor incidenza – o addirittura alla non incidenza – della c.d. tassa sull’equo compenso.

Secondo la società di e-commerce francese, infatti, praticando tali più vantaggiose condizioni economiche e, soprattutto, tacendo la circostanza che tale vantaggio competitivo era destinato ad essere abbattuto dall’obbligo gravante sul consumatore francese di pagare la tassa sull’equo compenso, una volta acquistato il supporto o dispositivo, le società sue concorrenti avrebbero posto in essere un’attività di concorrenza sleale.

I Giudici della Corte d’Appello di Parigi, hanno accolto, pressoché integralmente, le domande di Rue du Commerce e, conseguentemente, condannato tutte le società straniere ad includere nelle proprie condizioni generali di contratto un’avvertenza con la quale informare i consumatori francesi dell’esigenza di pagare l’equo compenso una volta perfezionato l’acquisto nonché a risarcire, in solido tra loro, alla Rue du Commerce medesima, l’importo complessivo di 100 mila euro.

La Sentenza, sottolinea, una volta di più, quanto l’Europa dell’equo compenso si presenti divisa in modo ormai inaccettabile: un mercato ma decine di regole diverse che minacciano, ogni giorno, di creare effetti anticompetitivi e discorsivi della concorrenza ma, soprattutto, suscettibili di dar vita ad un ingestibile “grey market”.

E in Italia?

La più parte delle società trascinate da Rue du Commerce sul banco degli imputati (Dabs.com, Ketta, CD Folie, Magamatic, Nierle e Omnisoft), opera, anche nel nostro Paese e, dunque, in astratto, anche da noi si potrebbe verificare analogo scenario.

A differenza, tuttavia, di quanto previsto dalla disciplina francese, il famigerato Decreto Bondi, ha stabilito che, qualora una società straniera venda, online, ad un consumatore finale in Italia, un prodotto oggetto di equo compenso per copia privata sia la società stessa a dover essere qualificata come importatore e, dunque, ad esser tenuta al pagamento della tassa sull’equo compenso.

Il diritto d’autore, insomma, nella società dell’informazione, continua a dividere e frammentare artificiosamente i mercati anziché contribuire alla creazione di un unico contesto culturale.

E’ un vero peccato.

Guido Scorza

Source: L’Europa divisa dall’equo … per copia privata. – Wired.it
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Equo compenso, istituito il tavolo ministeriale:, i consumatori lasciati tra le nuvole?!?

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 29 giugno 2010
Equo compenso, istituito il tavolo ministeriale: i consumatori lasciati tra le nuvole ?!?!
http://www.youtube.com/watch?v=v8zgoUO0Uf0…player_embedded
Sono a New York per una conferenza sul cloud computing (tornerò al più presto sul blog in merito a questo argomento di estremo interesse di cui si discute ancora troppo poco in Italia). Un pò a causa degli impegni, un pò per la differenza di fuso orario, un pò perchè nel poco tempo libero a disposizione cerco di visitare questa straordinaria città, riesco dunque a seguire con difficoltà al momento le cose che accadono in Italia, ma mi sono comunque imbattuto in questo straordinario esempio di incoerenza e carenza di sensibilità istituzionale che è il Decreto del presidente del consiglio dei ministri che istituisce un tavolo di lavoro tecnico per:

QUOTE
”monitorare le dinamiche reali del mercato dei supporti e apparecchi interessati dal prelievo per copia privata e di formulare proposte ai fini dell’aggiornamento del decreto ministeriale di determinazione del compenso di cui all’articolo 71 septies della legge 22 aprile 1941 n. 633″ (sic!)

Ora, il fatto che si parli di monitorare le “dinamiche reali” la dice già lunga su quanto irrealistiche fossero le considerazioni economiche alla base dell’emanazione del decreto Bondi, appare poi peculiare che, stanti le forti contestazioni sul decreto Bondi da parte dell’industria tecnologica e dei consumatori, si avvii ora questo tavolo pur in pendenza di un giudizio di illegittimità di fronte al TAR Lazio, (o forse in questo tavolo si cercherà di “aggiustare” anche la vertenza pendente al TAR?), risulta altresì rilevante ricordare come la Corte di Giustizia UE stia per pronunciarsi sulla normativa spagnola, per molti versi analoga a quella italiota, e che l’Avvocato Generale nel suo parere si sia già espresso in senso molto critico in linea con quelli che sono gli appunti che muovono le rappresentanze di industria e consumatori al decreto Bondi. Ma vi è di più, ebbene cari miei la relazione illustrativa al decreto Bondi, a firma del Capo dell’Ufficio Legislativo Mario Torsello, a pagina 12 recitava testualmente come segue:

QUOTE
“… è stata rilevata da più parti la necessità che alla determinazione del compenso per copia privata si accompagni la contestuale costituzione, su proposta del Ministero per i beni e le attività culturali, di un tavolo di lavoro permanente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel quale siano rappresentati tutti i soggetti portatori degli interessi coinvolti dalla tematica in argomento, ivi compresi i consumatori“.

Sì avete capito bene, ivi compresi i consumatori, lo ripeto, ivi compresi i consumatori e, se non ci credete, la relazione illustrativa la trovate qui. Se siete capaci, indicatemi quindi un rappresentante dei consumatori tra i componenti del tavolo tecnico, così come nominati dal suddetto decreto: Mario Torsello, Ministero Beni e Attività Culturali; Elisa Grande, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roberto Sambuco, Ministero dello Sviluppo Economico, Giorgio Assumma, SIAE, Paolo Ferrari, Confindustria Cultura Italia, Enzo Mazza, FIMI, Mario Gallavotti ANICA, Stefano Pileri, Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Guidalberto Guidi, Confindustria ANIE, Mario Pissetti, ASMI, Maurizio Iorio, ANDEC.

Vale la pena di rilevare in conclusione, come ci rammenta giustamente Guido, che in Francia analoga Commissione a quella istituenda in Italia è costituita per 1/4 da rappresentanti di consumatori.

Domani (anzi oggi tra poche ore … è il fuso orario che mi frega !) si tiene la seconda udienza davanti al TAR Lazio sul procedimento promosso da aziende tecnologiche e di telecomunicazioni insieme ai consumatori per l’annullamento del Decreto Bondi, la speranza è sempre quella che ci sia un giudice anche a Roma e non solo a Berlino …

Fonte: http://pierani.wordpress.com/2010/06/22/eq…-tra-le-nuvole/
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/

Equo compenso imprevisto

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 1 aprile 2010
Le polemiche sul decreto Bondi riguardano anche la sua tempistica: per il Ministero sarebbe in vigore già dal 14 gennaio. I rivenditori denunciano un grave danno per gli operatori che non hanno provveduto ad adeguare i prezzi

Roma – Il decreto Bondi che adegua l’equo compenso dovuto per copia privata a praticamente tutti i dispositivi oggi in grado di immagazzinare file è entrato in vigore. Bisogna adeguarsi, punto. O no? Il problema è che sulla questione non vi è certezza neanche per quanto riguarda la tempistica: da quando, cioè, gli operatori dovrebbero adeguare il prezzo per corrispondere il dovuto alla SIAE, con buona pace dei consumatori italiani. O da quando questa operazione di rincaro avrebbe dovuto essere messa in atto.

Nel testo, firmato dal Ministro il 30 dicembre 2009, infatti, sono state omesse indicazioni a tal riguardo, per cui deve valere quanto disposto dalla legge in previsione di tale mancanza. Nel caso di un regolamento a contenuto normativo l’entrata in vigore avviene dopo 15 giorni dalla pubblicazione per esteso in Gazzetta Ufficiale (ai sensi dell’articolo 7 del DPR 1092 del 1985). Ma per quanto riguarda il decreto ministeriale sull’equo compenso, sulla Gazzetta ufficiale n. 54 dello scorso 6 marzo è comparso solo un “avviso notiziale” cioè un comunicato sintetico che rimandava a quanto pubblicato sul sito del ministero che aveva pubblicato, così come il sito della SIAE, il testo integrale già il 14 gennaio.

A questo punto gli operatori hanno atteso che il decreto venisse pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro i canonici 60 giorni e che poi diventasse operativo.
Il 9 marzo, tuttavia, è apparso sul sito del Ministero dei beni culturali un PDF a cura dell’Ufficio legale in cui si specifica che il decreto sarebbe entrato in vigore già il 14 gennaio. In esso si spiega che il decreto ministeriale è da annoverarsi tra gli atti amministrativi generali non aventi natura regolamentare, i quali, a differenza degli atti normativi, acquistano efficacia fin dalla data di adozione da parte dell’autorità, previa “attuazione di misure di pubblicità idonee”. Questo in base alla semplificazione degli atti amministrativi introdotta dal ministro Brunetta.

Sarebbe dunque sufficiente la pubblicazione del semplice avviso in Gazzetta e della pubblicazione sul sito Internet istituzionale del testo. E il decreto sarebbe quindi in vigore dal 14 gennaio.

L’interpretazione del Ministero, tuttavia, è dibattuta ed esistono pareri legali diversi. Anche se manca la dicitura di “regolamento”, il testo sembrerebbe infatti comunque avere un contenuto normativo. Come ha spiegato l’avv. Carmelo Giurdanella anche nel corso del Convegno dei giuristi telematici tenutosi la scorsa settimana a Roma, sembra “se non un regolamento, senz’altro un atto a contenuto normativo e, pertanto, soggetto, per la sua entrata in vigore, alla preventiva pubblicazione (per esteso) in Gazzetta Ufficiale”.

Nessuno degli stessi operatori era informato di tale interpretazione, per cui non hanno ancora avuto il tempo di calcolare con esattezza l’esatto compenso in funzione della capacità di memoria dei dispositivi (per molti dei quali prima non dovevano calcolare alcun compenso per copia privata). Questo significa, spiega l’Associazione Nazionale Importatori e Produttori di Elettronica Civile (ANDEC), un danno ancora maggiore per l’industria perché i produttori rischiano di dover versare retroattivamente alla SIAE l’equo compenso dovuto a partire dal 14 gennaio 2010, periodo a cui non avrebbero assolutamente potuto ancora adeguare i listini.

Claudio Tamburrino

Fonte: http://punto-informatico.it/2843800/PI/New…imprevisto.aspx
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La realtà aumentata dell’equo compenso

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 25 marzo 2010

Ovvero: i nuovi prezzi dopo l’entrata in vigore del decreto. Tra i primi listini a mostrare traccia dei rincari c’è quello di Apple: aumenti nell’ordine di una manciata di euro per Mac, iPod e iPhone

Roma – Entra oggi in vigore il decreto legislativo firmato dal Ministro Bondi con cui il Governo ha deciso di estendere le categorie di dispositivi per cui bisogna pagare (la tassa) il “compenso dovuto per legge a soggetti privati” per copia privata.

In , dunque, del parere della Commissione Europea sul ricorso presentato da Altroconsumo e nonostante il decreto sia stato oggetto di discussioni anche in , gli effetti della decisione di estensione sembrano già ricadere sui consumatori: i rincari dei prezzi dei dispositivi di memorizzazione di ogni tipo, dai PC, alle pennette, ai telefonini, è da attribuire al decreto con cui si estende la materia dell’equo compenso dovuto alla SIAE.

Solo per fare un esempio, guardando per uniformità ai prezzi di , si rileva come il balzello costi già decine di euro: l’iPod shuffle da 2 GB è salito da 55 a 61 euro, quello da 4 GB da 75 a 81 euro. L’iPod nano da 8 GB passa da 139 a 143 euro, quello da 16 GB da 169 a 174 euro. iPod touch 8 GB è passato da 189 a 194 euro, il modello da 32 GB da 279 a 286. Dieci euro in più per il modello da 64 GB.

Le nuove disposizioni prevedono inoltre un compenso definito in cifra assoluta e non in percentuale al costo (a parte che per i masterizzatori per cui si parla di un 5 per cento in più sul prezzo di vendita), rendendo quindi il peso dell’aumento di compenso dovuto ancora meno digeribile per il produttore: 23 e 22 centesimi per ogni ora di registrazione musicale rispettivamente per i supporti audio analogici e per quelli digitali (quindi per ogni CD e DVD). Per i DVD riscrivibili, poi, si parla di 41 centesimi per ogni 4,7 GB.

Per i dispositivi di memoria come gli hard disk interni di PC, Netbook e Notebook, sono dovuti alla SIAE 0,02 euro per ogni GB fino a 400, e 0,001 euro oltre tale soglia (anche se per il primo e secondo anno il rincaro non potrà superare i 12 euro, e nel terzo i 20). Per le memorie o hard disk integrati “in un apparecchio multimediale audio e video portatile o altri dispositivi analoghi si parte da 3,22 euro fino a 1GB, per arrivare a 28,98 euro dovuti per dispositivi con capacità superiori ai 250 GB.

Per le memorie trasferibili sono richiesti 0,05 euro dai 32 MB ai 5 GB e 0,03 euro da 5GB in su, e per le chiavette USB oltre i 4 GB sono pretesi 0,09 euro: tali compensi dovrebbero essere calcolati per ogni GB, anche se in realtà i punti ad essi dedicati,”O” e “P” art. 2, non specificano l’unità di misura da considerare.

Per i lettori MP3 le cifre lievitano, anche considerando le capacità di memorizzazione attualmente più diffuse: 5,15 euro se hanno una memoria tra 1 e 5 GB, 6,44 euro da 5 a 10 GB, 7,73 se da 10 e 15, 9,33 euro oltre 15 e 22,88 euro oltre i 20 GB.

Coinvolti nel compenso dovuto alla SIAE per copia privata anche BlueRay, D-VHS, supporti video analogici. Fissato a 1,90 se privo di masterizzatore, e 2,40 se ce l’ha incluso, qaunto dovuto per ogni PC.

Per cellulari e smartphone si devono invece 0,90 centesimi di euro per dispositivo, tuttavia si legge all’art. 3 che per gli apparecchi polifunzionali con memoria o hard disk fissi è dovuto solo il compenso per copia privata commisurato alla capacità di registrazione resa da tale memoria: quindi sembrerebbe possibile che la tassa lieviti in base alla capacità di memoria indipendentemente da tale compenso fisso. Caso tipico di cellulare con funzionalità di lettore musicale è iPhone, ma lo stesso vale per molti smartphone di ultima generazione.

Claudio Tamburrino

Fonte: http://punto-informatico.it/2839914/PI/ … penso.aspx
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L’equo compenso secondo SIAE

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 8 marzo 2010

Ieri il c.d. Decreto Bondi sull’equo compenso è finalmente stato pubblicato in Gazzetta e ne ho dato la notizia in questo post avanzando qualche dubbio e perplessità sulla legittimità del provvedimento.

Leggo ora la posizione della SIAE sul Decreto e mi sembra corretto – per questioni di par condicio – farla emergere dal “polveroso archivio digitale” della rivista Vivaverdi e farla circolare unitamente alle osservazioni mie e di quanti stanno seguendo questa appassionante vicenda italiana.

Non voglio commentare in alcun modo le considerazioni contenute nell’articolo per non influenzarne la lettura ma non posso trattenermi da una sola considerazione: le immagini scelte a corredo del contributo sono la più evidente conferma che il c.d. Decreto Bondi muove dall’errato presupposto secondo il quale ovunque vi sia un dispositivo astrattamente idoneo alla registrazione di un’opera, debba esigersi un equo compenso.

E’ difficile, infatti, ipotizzare che l’utilizzo dei dispositivi riprodotti nelle immagini produca un danno per l’industria musicale da “copia privata”:

Ecco le immagini:

(a) Un iphone con libreria di Itunes aperta.

La copia di un brano scaricato da Itunes nella relativa library di Iphone o Ipod è lautamente pagata e non ha, pertanto, niente a che vedere con la “copia privata”. In ogni caso poi è noto che Itunes costituisce la maggior fonte di introiti in relazione al download di musica in tutto il mondo. Se avete dubbi basta leggere il pezzo di cui riproduco qui di seguito uno stralcio pubblicato non su una rivista di consumatori ma sulla versione italiana del digital music report 2010 pubblicata dall’industria musicale italiana.

(b) una serie di colorate pennette USB apparentemente preistoriche.

Quanti di voi conservano musica su strumenti di questo genere?

(c) una memory stick pro duo da 1 giga di casa Sony.

A prescindere dallo scarso se non inesistente utilizzo disupporti di questo tipo per la registrazione di “copie private”, sbaglio o Sony è proprio uno di quei soggetti che ha tanto diversificato la propria attività da giocare su due tavoli: tecnologia e diritti con la SONY Bmg? E’ un caso eclatante di quanto poco sia vero che l’industria tecnologica stia depredando in maniera parassitaria quella audiovisiva…

Fonte: http://www.guidoscorza.it/?p=1591
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L’equo compenso torna in Parlamento

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 2 marzo 2010
Interrogazione parlamentare sul decreto che estende il raggio dei dispositivi su cui bisogna pagare il compenso per copia privata. Mentre si attende il parere della Commissione Europea sul ricorso di Altroconsumo

Roma – Di nuovo in Parlamento il dibattito sul Decreto firmato dal Ministro Bondi che estende l’equo compenso ai dispositivi di archiviazione di ogni tipo, comprese pennette e telefonini. In attesa del parere della Commissione Europea.

L’interrogazione parlamentare è stata presentata da Giovanna Melandri, in particolare è stato chiesto cos’è stato previsto di fare “per evitare che il costo dell’equo compenso ricada, in ultimo, sugli utilizzatori finali di prodotti tecnologici”.

La risposta del Governo è stata affidata al sottosegretario Francesco Maria Giro e non sembra aver specificatamente affrontato l’ordine della questione, su chi ricadranno i costi, ma si è tornati su alcuni elementi.

“Il predetto compenso non è da considerare come una tassa incamerata dallo Stato – ha sottolineato Giro riprendendo un precedente intervento del Ministro Bondi – ma un compenso che va a soggetti privati con il quale s’intende riconoscere quanto dovuto ai creatori delle opere dell’ingegno per il mancato acquisto dei supporti originali contenenti brani musicali, film e opere delle arti visive”. La questione semantica è d’altronde un punto di particolare importanza per definirne la natura tributaria, che la farebbe ricadere nella riserva di legge secondo cui non può essere adottata via decreto e che porrebbe dei problemi, come sottoposto da Altroconsumo alla Commissione Europea, circa la disciplina degli aiuti di stato.

Il Governo ha poi voluto specificare che non si tratta della “determinazione del compenso” ma esclusivamente della sua “rideterminazione”, dal momento oggi viene già corrisposto, e mancavano solamente – nonostante il disposto normativo – i corrisposti diritti in relazione ai prodotti delle nuove tecnologie che ora “pure hanno una idoneità a riprodurre opere intellettuali”.

Un altro punto è quello del rapporto tra equo compenso e pirateria. “Oltre a garantire un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi delle varie categorie di produttori e degli utenti del settore – ha argomentato Giro – rappresenta un valido strumento di tutela delle opere letterarie, artistiche e scientifiche”, facendo esplicitamente un parallelo tra equo compenso per copia privata e lotta alla pirateria.

Il ragionamento, tuttavia, legittimerebbe – spiega il responsabile Relazioni Istituzionali per Altroconsumo Marco Pierani – il copiare materiale protetto da copyright senza averne il diritto (che resta invece penalmente sanzionabile): mentre “ha l’esclusiva funzione di compensare i titolari del danno subito per le copie private legittime”.

Claudio Tamburrino

Fonte: http://punto-informatico.it/2821719/PI/News/equo-compenso-torna-parlamento.aspx
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SIAE, cellulari, tasse e Altroconsumo

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 16 febbraio 2010

In breve:
Altroconsumo infila il dito nella piaga sulla questione Equo Compenso. La SIAE, dal canto suo, lascia sul proprio sito un pezzo alquanto “acido”, di cui alcune parti sembrano davvero imperdonabili.

Roma – “Compri il cellulare, paghi la SIAE”. Così titola Altroconsumo, che presenta un nuovo articolo-denuncia con tanto di video-inchiesta (riportato in fondo), in cui intervista sia la gente comune che un responsabile di un punto vendita.

Dall’inchiesta di Altroconsumo emergono, da un lato, fattori allarmanti circa la preparazione delle persone, dall’altro preoccupanti scenari per il futuro. Alla prima persona intervistata è stato chiesto: “Lei sa cos’è la SIAE?” e la risposta è stata “no”. Dalla seconda persona è giunta una risposta vaga: “… una specie di tassa, da pagare, però per la musica”.

Agli intervistati è stato poi chiesto se utilizzano o meno il cellulare per ascoltare musica: la maggior parte delle persone ha risposto di no. Quando è stato chiesto se fosse giusto pagare un compenso SIAE su apparecchi che “non c’entrano niente con la musica”, uno straniero ha risposto in modo evasivo, ma la ragazza intervistata subito dopo ha pronunciato l’amara verità: “Mah, visto che nessuno compra più CD, devono guadagnare da qualche parte”.

Ed è tristemente vero. Il commercio dei CD musicali è in pessime acque. Non perché non ci siano contenuti o perché la gente non ascolti musica: l’unico motivo è il prezzo. In un’epoca in cui un lettore MP3 portatile con 2 Gigabyte di memoria, per quanto di pessima qualità possa essere, costa poco meno di € 19,00 non ci vuole molto a capire che un CD originale venduto all’incirca allo stesso prezzo è assolutamente fuori mercato, lo acquisterebbero solo gli appassionati puristi.

Dall’inchiesta si rileva anche che i giovani sono ben consci dell’iniquità di principio, in quanto una imposta di tal genere va a gravare anche in quei casi in cui i contenuti non sono né musica, né video ma proprie produzioni.

Gli esercenti – nell’inchiesta è stato intervistato il direttore del punto vendita di Darty a Milano Bicocca – anche se all’inizio potranno essere propensi ad “assorbire” il sovrapprezzo per non spaventare la clientela, prima o poi riverseranno il carico dell’imposta sui clienti, con le facilmente immaginabili flessioni commerciali.

L’inchiesta si conclude ricordando che già oggi, in Italia, i consumatori pagano oltre 70 milioni di euro su CD e DVD vergini, hard disk e altri supporti. Nell’articolo online, invece, si ricorda che l’estensione dell’Equo compenso a tutti i supporti e apparecchi in grado di memorizzare porterebbe nelle casse della SIAE non più 70 milioni ma circa 250 milioni di euro.

Non si può fare a meno di esaminare, in tutto questo, la posizione della SIAE che, sul suo sito, titola definendo il dibattito sulla questione come “le mistificazioni dell’economia canaglia”.

Oggettivamente è difficile essere d’accordo con la Società Italiana degli Autori ed Editori. Essa parla di mistificazioni e bugie, portando a prova della propria tesi argomenti artatamente privati degli opportuni riferimenti. Dice SIAE:

“Insomma, sembrerebbe che i consumatori e chi dice di rappresentarli trovino giusto pagare 200 euro un iPod o 700 un iPhone e ingiusto pagare un compenso che serve a risarcire un lavoro prestato, utilizzato e non remunerato. Peraltro, all’estero le tariffe per la copia privata sono state aggiornate da anni e ciò nonostante il prezzo di vendita degli apparecchi è di gran lunga inferiore al nostro e perfino negli USA, dove la copia privata non esiste, un iPhone costa solo 199 $“.

Partendo dal basso: SIAE omette di ricordare che un iPhone negli USA costa 199 dollari a condizione di acquistarlo con tanto di operator lock e contratto di abbonamento con clausola di recesso (qui l’esempio di AT&T). E omette di ricordare che la medesima situazione si riscontra anche in Italia (esempio Vodafone).

Quanto al “lavoro prestato, utilizzato e non remunerato”, come si dice nella Capitale, l’affermazione ha tutto l’aspetto di un processo alle intenzioni. Pagare è giusto, ma sarebbe altrettanto giusto non pagare, come ha chiarito la ragazza intervistata da Altroconsumo, qualora i contenuti siano effettivamente estranei alla questione de quo.

Ci sarebbe poi un altro passaggio, precedente, sul quale non è facile sorvolare. SIAE dice:

“È molto curioso che non venga messo in discussione il profitto dei produttori e importatori di apparecchi e ci si scagli contro il risarcimento (non il profitto) dei creatori delle opere protette. Ed è ancora più curioso che a farlo non siano solo i suddetti produttori e importatori, ma sedicenti associazioni di consumatori, politici e pensatori vari in libertà, che immagineremmo più volentieri impegnati a valutare l’equità del rapporto tra costo di produzione e prezzo al pubblico dei prodotti informatici“.

Ancora una volta, parlare di risarcimento presuppone il dare per scontato che il danno sia stato già cagionato a priori, visto lo scenario e la dinamica attraverso i quali lo si fa gravare sui consumatori. In linea di principio sarebbe molto più logico applicare la presunzione d’innocenza, lasciando – come da sani principi giuridici – all’accusatore l’onere di dimostrare la colpevolezza dell’accusato.

Non si comprende, poi, per quale motivo SIAE si conceda l’arbitrio di appellare genericamente le associazioni di consumatori “sedicenti”: definirle tali, come da etimologia di quella parola, significa affermare che quelle associazioni che a SIAE si sono contrapposte si sarebbero auto-attribuite quel ruolo, come se nessuno glielo avesse ufficialmente riconosciuto.

Infine, quanto all’equità del rapporto tra costo di produzione e prezzo al pubblico, a personale avviso di chi scrive la SIAE bene farebbe a tenersi al di fuori di argomenti che non gli competono, come quelli relativi ai prodotti informatici e sedersi, invece, attorno a un tavolo per valutare dove risieda, a proposito di catene di profitto, l’assolutamente ingiustificabile attuale costo di un CD musicale che, salvo offerte, come spiegato sopra è di fatto assolutamente fuori mercato ed è la sola, principale causa del crollo delle vendite e del prolificare della pirateria musicale.

Dunque, forse è il caso di rivalutare attentamente gli scenari. Perché oggi, nell’era di Internet, le cose si sanno. Molto più di una volta.

Marco Valerio Principato

http://www.youtube.com/watch?v=hDoJxhrPH28

Fonte: http://nbtimes.it/opinioni/4967/siae-cellulari-tasse-e-altroconsumo.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it

Gli 8 moschettieri della SIAE vs. Altroconsumo: no comment.

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 15 febbraio 2010

Ripubblico qui di seguito il testo di un comunicato stampa firmato da otto asociazioni di autori ed editori musicali, pubblicato il 12 febbraio scorso sul sito internet della SIAE a seguito della diffusione della notizia – anche se nel comunicato non vi sono riferimenti diretti – della denuncia per aiuto di stato ed abuso di posizione dominante presentata da Altroconsumo alla Direzione Generale antitrust dell’Unione Europea.

Credo il comunicato non richieda alcun commento perché è una delle prime volte nella storia del consumerismo italiano che l’industria usa parole tanto dure nei confronti di un’associazione di consumatori…

Mi limito a sottolineare alcuni aspetti particolarmente significativi.

Citazione
12-Feb-2010 Copia Privata
Consenso per il decreto che ridetermina i compensi

A seguito della approvazione del decreto firmato dal ministro per i beni e le attività culturali, che ridetermina i compensi per la riproduzione fono-video su supporti vergini e apparecchi per la registrazione, si è aperto un dibattito che ha visto contrapposti da una parte gli aventi diritto (autori, interpreti, produttori) e dall’altra l’industria tecnologica e un’associazione di consumatori. Dopo i consensi al testo del decreto espressi dalla Siae e dalle associazioni dei produttori fonografici come Afi, Audiocoop, Fimi e altre aderenti a Confindustria Cultura e dal Movem09 , movimento che riunisce 40 associazioni, federazioni e sindacati del settore spettacolo, cultura e informazione, otto associazioni di categoria hanno diffuso un comunicato a difesa del decreto. Si pubblica, qui di seguito, il testo del comunicato con le sigle firmatarie:

Le mistificazioni dell’economia canaglia
L’aggiornamento delle tariffe di copia privata ha scatenato reazioni inconsulte basate su bugie e mistificazioni.
La prima bugia è che le tariffe costituiscano un “equo compenso” per l’autore e il produttore la cui opera viene registrata e riprodotta al di fuori del mercato. La verità è che il compenso non è equo, visto che le quantità economiche previste dal decreto non hanno nessun nesso quantitativo con il costo di mercato dell’opera originale, ma sono del tutto simboliche.

GS: il valore del denaro, in effetti, è relativo ma un importo che secondo le stime più prudenti supererà i 100 milioni di euro l’anno non lo definirei SIMBOLICO…

Citazione
La seconda bugia è che la copia privata sarebbe una tassa. La verità è che, nello spirito della direttiva europea che l’Italia ha recepito nel 1993 e in questa sede aggiornato, la copia privata è un risarcimento riconosciuto agli autori e ai loro editori per il mancato guadagno che deriva dalla mancata vendita dell’opera.

GS: prima o poi la questione verrà decisa da un giudice ma continuo a pensare che un importo pagato in adempimento di un obbligo di legge assistito da apposita sanzione per l’ipotesi di violazione e privo – come dicono le stesse associazioni firmatarie del comunicato – di qualsivoglia collegamento sinallagmatico con il preteso danno sofferto dai titolari dei diritti sia più simile ad una tassa che a qualsiasi altra cosa…

Citazione
La terza bugia è che i proventi da copia privata andrebbero a ingrassare le casse della Siae. La verità è che la Siae, per legge del 1941 e non per iniziativa del ministro Bondi, ha il compito di incassare per conto di autori ed editori quanto di loro spettanza e di ripartirlo tra gli aventi diritto.

GS: Se significa che SIAE intermediando l’equo compenso non ci guadagna nulla questa è una vera bugia smentita dagli stessi bilanci dell’ente mentre se significa che non ci ingrassa perché brucia molte calorie…condivido come, d’altra parte, credo condivida il presidente (Filippo Sugar) della FEM una delle associazioni firmatarie…

Citazione
Passiamo ora alle mistificazioni.
Il decreto, come da direttiva europea, impone il pagamento del compenso per copia privata a chi importa o fabbrica, allo scopo di trarne profitto, apparecchi atti alla registrazione e alla duplicazione di opere protette dalla legge sul diritto d’autore.

GS: la direttiva europea non impone affatto di esigere un equo compenso da fabbricanti, importatori o distributori di supporti ed apparecchi idonei alla registrazione di fonogrammi. Questa è una re-interpretazione nazionale nostra e di qualche altro Paese. La direttiva si limita a prevedere che i titolari dei diritti ricevano un’indennità – equa – per copia privata.

Citazione
È molto curioso che non venga messo in discussione il profitto dei produttori e importatori di apparecchi e ci si scagli contro il risarcimento (non il profitto) dei creatori delle opere protette. Ed è ancora più curioso che a farlo non siano solo i suddetti produttori e importatori, ma sedicenti associazioni di consumatori, politici e pensatori vari in libertà, che immagineremmo più volentieri impegnati a valutare l’equità del rapporto tra costo di produzione e prezzo al pubblico dei prodotti informatici.
Insomma, sembrerebbe che i consumatori e chi dice di rappresentarli trovino giusto pagare 200 euro un iPod o 700 un iPhone e ingiusto pagare un compenso che serve a risarcire un lavoro prestato, utilizzato e non remunerato. Peraltro, all’estero le tariffe per la copia privata sono state aggiornate da anni e ciò nonostante il prezzo di vendita degli apparecchi è di gran lunga inferiore al nostro e perfino negli USA, dove la copia privata non esiste, un iPhone costa solo 199 $.

GS: Un paio di osservazioni a memoria: Altroconsumo credo che sia l’associazione di consumatori italiana più rappresentativa (300 mila iscritti) e forse una delle prime (direi che opera da oltre 30 anni) senza contare che al tavolo dell’equo compenso si è seduta quale rappresnetante del CNCU (che raccoglie tutte le associazioni di consumatori più rappresentative). Temo che all’estensore del comunicato sia scivolata la penna e, forse, dovrebbe raccoglierla e scusarsi…L’aggettivo “sedicente” è davvero eccessivo e fuori posto.
Tanto livore solo perchè ha osato sfidare uno degli ultimi monopoli esistenti nel nostro Paese e tutelare i consumatori?
Quanto al resto mi sembra che la storia di Altroconsumo parli da sola: l’associazione non si è mai tirata indietro quando si è trattato di agire contro i produttori di tecnologia…

Citazione
È altrettanto curioso che molti soggetti politici non vogliano compiere queste elementari considerazioni e scelgano il silenzio o posizioni equivoche, tanto da destare il sospetto che proteggere e valorizzare chi vive della propria creatività, nonché tutto il settore dell’industria culturale, equivalga a una perdita di consenso e di immagine.
A maggior informazione di tutti, quindi, (anche se questo dovrebbe essere il compito istituzionale di associazioni come Altroconsumo e non il nostro, ma evidentemente Altroconsumo ha Altrinteressi) riteniamo doveroso avvertire che sarà ingiustificato ogni aumento superiore a 0,22 € sui CD-R, a 0,36 € sulle chiavette USB da 4 gigabyte, a 4 € sugli hard disk esterni da 400 giga, a 2,40 € sui computer con masterizzatore interno, a 0,90 € sull’irrinunciabile iPhone.

GS: taccio su “Altroconsumo – Altrineressi” ma credo altri se ne occuperanno. Rilevo, invece, che immaginare un aumento di 0.22€ su un CD-R che ha un costo di 0.28€ non mi sembra esattamente il modo migliore per tranquillizzare i consumatori.

Citazione
Ci aspettiamo la dovuta attenzione da parte dei consumatori.

GS: son convintissimo che i consumatori saranno attenti…

AIDAC – associazione italiana dialoghisti adattatori cinetelevisivi
ANEM – associazione nazionale editori musicali
FEM – federazione editori musicali
GCI – gruppo cultura italia
L’ASSOCIAZIONE – sindacato degli autori, compositori, interpreti italiani
MAP – movimento autori professionisti
SNAC – sindacato nazionale autori compositori
UNEMIA – unione editori autori musica italiana

Fonte: http://www.guidoscorza.it/?p=1526
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/

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Altroconsumo: ricorso alla UE per Tivù ed equo compenso

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright by yanfry on 10 febbraio 2010
Presentato ricorso alla Commissione contro le due novità del mercato audiovisivo italiano. Contestati aiuti di stato illeciti e questioni di antitrust

Roma – Altroconsumo ha presentato due ricorsi al nuovo Commissario europeo per la Concorrenza, Joaquin Almunia: uno contro Tivù, il consorzio di canali costituito per il digitale terrestre, l’altro contro il decreto Bondi sull’equo compenso.

Nel primo caso l’accusa è di concentrazione e aiuti di Stato, nel secondo sempre di aiuti di stato e di abuso di posizione dominante. In entrambi i casi, afferma Altroconsumo, si tratterebbe di situazioni che privilegiano interessi di alcuni (consolidando posizioni già esistenti) a discapito del normale sviluppo del mercato tecnologico e delle telecomunicazioni.

Tivù è una joint venture tra Telecom Italia media, RTI e Rai (non notificata alla Commissione europea) che concentrerebbe ulteriormente il mercato pubblicitario televisivo bloccando eventuali competitor. A discapito, sottolinea Altroconsumo, “di programmi di qualità, innovativi, aperti al confronto e alla sperimentazione”. Dannoso sarebbe, inoltre, il protocollo di codifica utilizzato, incompatibile con quello del decoder Sky. Violerebbe le regole comunitarie sulla concorrenza non permettendo ai circa 5 milioni di utenti Sky di ricevere i programmi free-to-air e del servizio pubblico, per cui oltretutto si paga il canone di abbonamento, finora ritenuto dall’UE compatibile con le norme sulla competenza proprio per la natura pubblica del servizio.

Il secondo ricorso riguarda l’equo compenso per quota privata, o meglio la sua estensione a tutti i dispositivi di archiviazione (anche in mancanza effettivamente di una copia), telefonini, decoder e console compresi, decisa con decreto dal Ministro dei beni e delle attività culturali Bondi. Il gettito che determinerà il prossimo anno nelle casse della SIAE (0,90 centesimi per ogni cellulare, 2,40 o 1,90 per ogni PC, se dotato o meno di masterizzatore) costituirebbe, secondo Altroconsumo, una tassa iniqua (anche se il ministro non vuole sentir parlare di tassa), e quindi – in concreto – aiuti di Stato alla SIAE e all’industria dell’audiovisivo, con conseguente abuso di posizione dominante.

Claudio Tamburrino

Fonte: http://punto-informatico.it/2807802/PI/News/altroconsumo-alla-ue-tivu-ed-equo-compenso.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Quanto pesa la levy sugli hard disk nella filiera?

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 20 gennaio 2010

Mi sono chiesto quanto potrebbe essere, molto spannometricamente, l’effetto economico sulle aziende italiane per effetto di acquisti fatti in altri paesi europei (forse anche San Marino ?) per evitare la levy.

Su internet la geografia è un concetto relativo e in europa si può comprare qualunque bene in qualunque paese, pagandovi l’iva.

Ad esempio, per dei supporti vergini (DVD, CD, ecc.), si possono comprare in germania da Nierle (sito in italiano) e farseli spedire in Italia.

I costi di spedizione sono sostanzialmente gli stessi di spedizione all’interno della Germania basta pagare anticipatamente (se poi non paghi, per un tedesco recuperare i soldi in italia e’ un problemino… (se proprio vuoi pagare dopo, sono 3 euro in piu’ rispetto alla spedizione in germania))

La levy sugli hard disk, c’e’ in Italia ma non c’e’ negli altri paesi, per cui quello sarà un differenziale di prezzo a carico dei soli acquisti in Italia.

A quanto mi è stato detto, la levy è applicata ai produttori e importatori, per cui il ricarico che faranno distributori e retailer ci sarà anche sulla levy. Una levy all’origine di 20 Euro puo’ diventare cosi 30+ Eur al consumatore. (un ipotetico PVR che costasse 236 euro in italia, ne costerebbe 204 all’estero; un incentivo notevole a fare shopping all’estero!).

Scrive il report di Casaleggio e Associati sull’eCommerce 2009

QUOTE
La maggior parte degli operatori di e-commerce italiani sta sentendo una pressione competitiva da parte di operatori stranieri sul mercato italiano. La ragione principale (24%) è dovuta alla legislazione europea ancora molto poco omogenea soprattutto in termini di IVA e di costo del lavoro che permette ad aziende estere di essere molto competitive in termini di prezzo.
Gli esercenti esteri beneficiano inoltre di un mercato locale spesso più grande del nostro che gli permette di avvantaggiarsi di economie di scala per tecnologia e promozione.

Il 58% degli operatori italiani sente la pressione dall’estero.

Lo scontrino medio per l’ecommerce di elettronica nel 2008 e’ stato 236Euro e il numero di ordini >3,2 milioni, per un totale di 755 milioni di euro. La crescita 08/07 è stata il 31%; la stima per il 2009 era +24%, ovvero circa 950Meur; ipotizzare 1,1miliardi nel 2010 mi pare ragionevole.

Possiamo pensare che su 4,6+ milioni di scontrini di ecommerce di elettronica di consumo (stima con gli stessi trend di crescita) 1 prodotto su 6 sia comprato all’estero a causa della levy ? (basta che si sparga la voce…imho)

Sarebbero 766.000 pezzi, a 236 Euro cad. che sarebbero 180Meur di ricavi; circa 1/3 di questi importi sarebbero ricavi di distributori e retailer italiani pari a 60Meur.

Se distributori e retailer recuperassero margini “leviati” per 60M, riducendo il personale (non specializzato, penso a commessi e magazzinieri) sarebbero piu’ di 2.000 persone. Dello stesso ordine di grandezza del numero di persone che, secondo il Corriere della Sera, vivono di diritto d’autore.

Il tutto molto a spanne, ma giusto per capire l’ordine di grandezza…

Fonte: http://blog.quintarelli.it/blog/2010/01/qu…a-filiera-.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it/

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