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Il falso dibattito sull’ACTA di Karel de Gucht

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 1 marzo 2012

La Quadrature du Net

Il falso dibattito sull’ACTA di Karel de Gucht


La scorsa settimana il Commissario al Commercio De Gucht, lo stesso che aveva recentemente dichiarato che non era “impaurito delle manifestazioni anti-ACTA”, ha spiegato perché, considerando l’ondata di critiche sull’ACTA, sta ora chiedendo alla Corte Europea dei Giustizia di valutare se l’ACTA possa produrre effetti pregiudizievoli per i diritti fondamentali 1 .
Il Commissario DeGucht parla di trovare un equilibrio tra i diritti fondamentali: tra libertà di espressione, privacy, “compreso il diritto di proprietà, nel caso di proprietà intellettuale” 2 , partendo dal presupposto che il diritto d’autore merita la stessa reputazione delle libertà fondamentali delle persone, come ad esempio la libertà di espressione.
De Gucht sta di fatto tentando di coprire le tracce della sua responsabilità per l’inaccettabile ACTA. Sta cercando di guadagnare tempo, disinnescare l’opposizione ed in seguito manipolare qualsiasi dibattito pubblico sulla riforma del diritto d’autore. Egli descrive l’ampio “dibattito Europeo su ACTA” come dominato da “disinformazione sui social media e blog”, come se l’unico ragionevole dibattito sia quello in cui le persone sono d’accordo con lui. La sua difesa dell’ACTA si basa su 2 argomenti principali:
  • ACTA non cambia nulla in Europa e non cambierà il modo in cui i cittadini Europei utilizzano siti web e social media, e
  • ACTA cambierà qualcosa per l’Europa in quanto garantirà che i posti di lavoro degli Europei non vadano persi a causa di merci contraffatte (sic) che inondano i mercati, pari a un valore di 200 miliardi di euro.

EC Midday Press Conference, 26/02/2012


Ciascuno di questi due argomenti è fallato. Senza attendere che la Corte di Giustizia Europea risponda alla questione sollevata dalla Commissione, vediamo di tenere ben presenti alcuni fatti …

ACTA avrà un forte impatto sul futuro del diritto europeo

Ogni trattato internazionale crea obblighi di lunga durata per le sue parti. Ciò è particolarmente vero in seno all’Unione Europea ed ai suoi Stati membri a causa degli obblighi reciproci che li legano. Ma l’ACTA non è come qualsiasi altro trattato. Si tratta di un trattato su come i diritti esclusivi sulla conoscenza, cultura e innovazione saranno applicati. Per molti anni, c’è stato un ampio dibattito sulla necessità di riformare il diritto d’autore e più in generale tutti i diritti esclusivi, in modo da raccogliere i benefici economici, culturali e d’innovazione della tecnologia digitale, dell’accesso aperto e della collaborazione. Un effetto fondamentale dell’ACTA sarà quello di rendere tale riforma più difficile e più costosa.
Questo in particolare nel caso delle disposizioni dell’ACTA in materia di risarcimento, definite nella sezione “procedure civili” del trattato e quindi non sottoposte al (debole) requisito dell’infrazione su “scala commerciale” che si applica nella sezione delle sanzioni penali.
Collocando in un trattato internazionale una definizione di risarcimento che si pretende rappresenti il “danno che il titolare del diritto ha subito a causa della violazione” e che permette di definire i risarcimenti, come uguali (o superiori) al prezzo di vendita di una copia commerciale 3 , ACTA ridefinisce il significato di verità. Non importa quale prova venga fornita, che le vendite perse a causa di condivisione non commerciale di file sono limitate o inesistenti, ACTA consentirà all’industria dell’intrattenimento di bloccare qualsiasi proposta di legge che legalizzi tali attività. ACTA in realtà vende le nostre leggi democratiche future agli interessi di un piccolo club di cacciatori di rendita.

ACTA avrà un impatto diretto sulla libertà di accesso e sulla trasmissione delle informazioni per tutti i cittadini

La Commissione Europea ha sviluppato un dibattito secondo il quale il diritto sostanziale determina, ad esempio, che la portata e la natura del diritto d’autore, dei brevetti o dei marchi di fabbrica rimarranno inalterati da ACTA, perché le sue disposizioni riguardano solo l’applicazione. Questo argomento non resiste ad un esame approfondito, perché la natura dei diritti esclusivi sulla conoscenza, cultura e innovazione è inseparabile dal modo in cui essi vengono applicati. 4

ACTA crea una severa responsabilità finanziaria e penale per gli intermediari attraverso i suoi articoli 9 e 23.4. Questi obbligano gli Stati membri a stabilire procedure di collaborazione tra i titolari dei diritti e gli intermediari per l’applicazione del diritto d’autore on-line (art. 27.3 Ci sono già le prove, in particolare negli esempi degli Stati Uniti e del Regno Unito 5, che una tale combinazione porta ad una limitazione grave e sproporzionata del diritto di accesso e della trasmissione delle informazioni, incoraggiando il filtraggio dei contenuti Internet (per l’accesso o per l’upload su siti), black list di siti, utenti o indirizzi IP e la generalizzazione di misure repressive automatizzate 6 .
Il MEP David Martin ed il commissario UE per il commercio Karel De Gucht pochi mesi fa.
Sostenendo che l’ACTA non cambierà nulla nel modo in cui i cittadini Europei utilizzano siti e ciò che egli chiama “social media”, il signor De Gucht mostra mancanza di rispetto per ogni cittadino online UE, nonché per i membri del Parlamento Europeo.

ACTA protegge alcuni players consolidati dalla concorrenza su servizi innovativi di cui l’Europa ha bisogno

L’industria dei contenuti di oggi è dominata da un numero molto limitato di player monopolisti o oligopolisti, che controllano una quota estremamente elevata di diritti d’autore, mercati di distribuzione e servizi di intermediazione. L’unico giocatore presumibilmente Europeo (Universal Music / EMI, che presto controllerà il 60% della distribuzione delle registrazioni musicali tutelate, se il progetto di fusione sarà approvato) prende tutte le sue decisioni commerciali a Los Angeles e beneficia di un regime fiscale che permette di esportare i profitti al di fuori dell’Europa e d’importare le perdite all’interno. iTunes controlla il 70% delle vendite di file musicali. Amazon ha un funzionamento verticale integrato, dalla pubblicazione alla vendita di libri fisici ed eBook e controlla una quota simile di vendite di libri digitali. Netflix ha una posizione simile per il cinema negli Stati Uniti e ben presto si espanderà in Europa.
L’Europa non riuscirà, in un’economia basata sulla conoscenza, ad emulare questi player consolidati prevalentemente americani. Al contrario, la sua unica vera prospettiva di sviluppo di un’economia culturale di successo consiste nello sviluppo di nuovi modelli, basati sull’imparzialità tra singoli artisti, pubblico e produttori di valore aggiunto. Un accordo come l’ACTA stabilisce un ulteriore vantaggio competitivo per i modelli stessi contro cui l’Europa dovrà competere e che stanno diventando sempre più ostili al grande pubblico. ACTA impedirà all’Europa di fornire servizi innovativi ed equi in nome della difesa di posti di lavoro Europei, dell’industria e dei contenuti. Un trattato che è stato richiesto e promosso da un piccolo club di monopolisti cacciatori di rendita, impedirà a nuove pratiche culturali e servizi di prosperare in Europa ed altrove.

Karel de Gucht vuole che il dibattito si fermi, mentre la Corte di Giustizia studia l’accordo: rimarrà deluso

Perché sa che un dibattito aperto, tenendo in considerazione le argomentazioni sviluppate in precedenza, può solo portare ad un rifiuto dell’ACTA da parte dei Parlamenti Europei e Nazionali, il signor De Gucht vorrebbe che il dibattito si fermasse mentre la Corte di Giustizia UE prepara il suo parere. Le prime reazioni in seno alle Commissioni del Parlamento dell’UE indicano che resterà deluso. Le informazioni possono richiedere del tempo per raggiungere le arene decisonali politiche, ma una volta arrivate, non se ne andranno.

  • 1. Vedi il press-point di metà giornata della Commissione Europea del 22 febbraio 2012, http://mediakit.laquadrature.net/embed/776?size=medium
  • 2. Questo era chiaramente riferito nell’articolo 17 “Proprietà” della Carta dei Diritti Fondamentali, secondo comma, nel quale si afferma: “La proprietà intellettuale è protetta”. Si deve notare che l’art. 17.2 non si riferisce alle persone, una chiara indicazione che si tratta di natura più indiretta rispetto ad altri diritti della Carta.
  • 3. – Art. 9. 1 recita: “Per determinare l’importo del risarcimento per la violazione dei diritti di proprietà intellettuale le autorità giudiziarie delle parti hanno la facoltà di considerare, tra l’altro, qualsiasi misura di valore legittima presentata dal titolare del diritto, che può includere la perdita di profitti, il valore delle merci o dei servizi oggetto della violazione in termini di prezzo di mercato oppure il prezzo al dettaglio raccomandato.”
  • 4. Il Copyright è ad esempio ottenuto attraverso un semplice atto di espressione, con una presunzione di titolarità, sottoposto ad un semplice standard di originalità, ma solo un giudice può decidere che sia stato violato e la libertà di compiere atti che altrimenti violano il diritto d’autore è essenziale per le attività legali quali la parodia, l’educazione, l’informazione, la partecipazione alla cultura, o la citazione. Al contrario, i brevetti sono ottenuti solo attraverso un processo formale di esame, soggetti in linea di principio a criteri di non-ovvietà, inventiva e suscettibilità di applicazione industriale o nozioni simili. Violare il brevetto di un prodotto può essere una normale prassi commerciale, almeno fino a quando vi è stata una notifica da parte del titolare del brevetto di una presunta violazione. Infine i marchi si applicano alle attività in settori che rientrano nelle classi indicate e la valutazione se un marchio sia o meno violato da un’attività è una decisione complessa.
  • 5. L’accesso al sito de La Quadrature du Net è stato bloccato per diversi giorni da Orange per i suoi utenti di telefonia mobile nel Regno Unito, “per errore”, in nome della “self-regulation” contro contenuti pornografici. Vedi: http://www.openrightsgroup.org/blog/2012/orange-uk-blocking-la-quadrature-du-net
  • 6. Misure repressive automatizzate includono i DRM, che non consentono l’uso legale e sono comunque protetti contro l’elusione (art. 27.5).


La Quadrature du Net

2008 – 2012

Fonte: https://www.laquadrature.net/en/karel-de-guchts-fake-acta-debate

Traduzione a cura di yanfry per Partito Pirata Italiano

ONG, Politici, Accademici, Contrari ad ACTA – La Quadrature du Net

Posted in Informazioni Locali, Informazioni Nazionali, Internet&Copyright by yanfry on 27 febbraio 2012

 

 

1 Medici Senza Frontiere – Febbraio 2012 – Preoccupazioni circa l’impatto di ACTA sulla sanità

In un documento programmatico, Medici Senza Frontiere (MSF) scrive che

come fornitore di trattamenti medici, [MSF] è profondamente preoccupato per l’impatto del programma di enforcement sulla produzione e fornitura di medicinali legittimi a prezzi accessibili. Noi sollecitiamo gli Stati contraenti a non firmare o ratificare ACTA a meno che tutte le preoccupazioni relative all’accesso ai farmaci non vengano pienamente affrontate“.

2 Rappresentante OSCE per la libertà sui media – Febbraio 2012 – Il Parlamento Europeo deve riconsiderare ACTA per tutelare la libertà di parola

In una lettera al Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, il rappresentate Osce per la libertà dei media Dunja Mijatović ha esortato il Parlamento a salvaguardare la libertà di espressione durante la discussione sull’ACTA.

ACTA potrebbe avere un effetto negativo sulla libertà di espressione e la libera circolazione delle informazioni nell’era digitale

ha scritto Mijatović nella sua lettera.

3 Amnesty International – Febbraio 2012 – ACTA impatta in molti modi sui diritti umani

Invitando l’Unione europea a respingere ACTA, Amnesty International sottolinea che

Il contenuto di ACTA, il processo, e la struttura istituzionale impattano in diversi modi in materia di diritti umani – soprattutto il diritto ad un giusto processo, alla privacy, alla libertà di informazione, di espressione e all’accesso ai farmaci essenziali“.

L’ONG dice di essere “gravemente preoccupata per le garanzie vaghe e senza senso offerte dall’ACTA. Invece di utilizzare una ben definita e accettato terminologia, il testo fa riferimento a concetti come ‘principi fondamentali’ e inventa anche un concetto di ‘equo processo’, che attualmente non ha una definizione nel diritto internazionale“.

4 Associazione Industriale Ungherese – Febbraio 2012 – Maggiori danni per le start-up e progetti R&S

L’associazione di categoria IVSZ, i cui membri rappresentano il 10% del PIL in Ungheria, è preoccupata per le conseguenze di ACTA:

Secondo le disposizioni di ACTA, le start-up companies ed i progetti R&S rischiano di pagare somme elevate a titolo di risarcimenti danni (…) a causa di infrazioni involontarie“.

5 Internet Society (ISOC)- Febbraio 2012 – Preoccupazioni relative alla procedura ed interpretazione di ACTA

Internet Society (ISOC), fondata nel 1992 per offrire una struttura organizzata che supportasse la definizione degli standard Internet, l’istruzione e la politica, ha inviato una lettera al Parlamento Europeo:

Siamo preoccupati per le conseguenze che potrebbero esserci se alcuni paesi dovessero dare un’interpretazione estensiva di tale accordo, limitando così l’accesso a Internet, l’uso legittimo e l’innovazione

. Inoltre ISOC sottolinea la mancanza di trasparenza ed i pericoli connessi al capitolo delle disposizioni istituzionali di ACTA.

6 Ambasciatore Sloveno in Giappone – Gennaio 2012 – Espresso profondo rammarico per la firma di ACTA

In un post, Helena Drnovšek Zorko ha espresso il suo rammarico per la firma di ACTA in Giappone, accanto ai suoi omologhi europei. Ella scrive:

Ho firmato ACTA senza cura civica, perché non ho prestato abbastanza attenzione. Molto semplicemente, non ho chiaramente collegato l’accordo che mi avevano detto di firmare con questa cosa, che secondo la mia convinzione civica, limita e riduce le libertà operative sul più grande e significativo network della storia umana, e quindi limita in particolare il futuro dei nostri figli“.

7 Comitato Economico e Sociale Europeo (EESC) – Gennaio 2012 – I diritti fondamentali non vengono presi in considerazione dall’ACTA

In un parere in cui critica la strategia in materia di diritti di proprietà intellettuale della Commissione Europea, il Comitato Economico e Sociale Europeo (EESC)evidenzia che

i diritti umani fondamentali, quali il diritto all’informazione, alla salute, a un’alimentazione sufficiente, alla selezione delle sementi da parte degli agricoltori e alla cultura, non sono sufficientemente presi in considerazione

in ACTA e che

questo avrà un impatto sulla futura legislazione europea orientata verso l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri.

Secondo il Comitato EESC,

ACTA persegua un costante rafforzamento della posizione dei titolari di diritti a fronte di un “pubblico” i cui diritti fondamentali (in materia di vita privata, libertà di informazione, segretezza della corrispondenza, presunzione d’innocenza) vengono sempre più indeboliti da legislazioni nettamente favorevoli ai distributori di contenuti“.

8 Oxfam – dicembre 2011 – ACTA minaccia l’accesso ai farmaci generici

Nella sua dichiarazione, Oxfam mette in guardia i Membri del Parlamento Europeo riguardo ad ACTA, per il pericolo che comporta sull’accesso ai farmaci generici: darebbe un improprio potere alle dogane, confusione tra farmaci contraffatti e farmaci generici, scoraggerebbe gli intermediari tecnici a lavorare con i produttori di farmaci generici. (Vedi altri articoli in en, fr, de, ne ed il paper sull’accesso ai medicinali in Spagnolo.

9 Article 19 – Dicembre 2011 – Il Parlamento UE deve rigettare ACTA

Article 19 ha pubblicato una dichiarazione (EN) in cui esorta il Parlamento Europeo a respingere ACTA. L’organizzazione sottolinea che ACTA “non riesce a fornire garanzie sufficienti per il diritto alla libertà di espressione e d’informazione“, ed “ha il potenziale per limitare notevolmente la libera circolazione delle informazioni e il libero scambio di idee tra gli individui a livello globale e in particolare via Internet.

10 Vincitori premio Sakharov – Dicembre 2011 – Il Parlamento Ue deve rigettare ACTA

Tredici membri della Rete dei vincitori del Premio Sacharov per la libertà di pensiero del Parlamento Europeo si sono appellati (EN) ai Parlamentari Europei per respingere l’accordo al fine di proteggere la libertà d’espressione e d’informazione, dichiarando che “l’Europa è alle prese con una grave crisi di identità e valori, il Parlamento europeo ha una responsabilità storica. Respingendo ACTA, i Rappresentanti eletti dell’UE, contribuirebbero a preservare l’infrastruttura necessaria per il futuro delle nostre società e della nostra democrazia

11 India – Ottobre 2011 – ACTA è una grave minaccia alle medicine generiche

Durante il consiglio TRIPs all’OMC, L’India ha criticato (EN) ACTA, sottolineando il fatto che sia una “grave minaccia al commercio in generale”. L’India ha puntato sul fatto che l’ACTA “disturba il delicato equilibrio dei diritti e degli obblighi dati dall’accordo TRIPs e nega le decisioni come la dichiarazione sulla salute pubblica di Doha.

12 Brasile – Ottobre 2011 – ACTA minaccia i diritti fondamentali

Un funzionario in carica della proprietà intellettuale nei ministro degli affari esteri brasilianosostiene (ES) che ACTA, “cercando di velocizzare la lotta alla pirateria, può mettere a rischio i diritti, la privacy e la libertà online“. Poi sottolinea l’illegittimità di ACTA, che è stata negoziata al di fuori delle arene multilaterali.

13 Prof. Korff – Agosto 2011 – ACTA è contro le libertà fondamentali

l gruppo dei Verdi del Parlamento europeo ha commissionato uno studio sull’impatto (EN) di ACTA nelle libertà fondamentali che sottolinea come le previsioni di ACTA “eliminano le misure di salvaguardia esistenti nel diritto internazionale o, dopo il rafforzamento delle misure di applicazione, falliscono nell’introdurre misure equivalenti di salvaguardia.” Lo studio contraddice anche la tesi della Commissione, secondo cui ACTA non va oltre l’acquis comunitario, sottolineando che ACTA “esigerà direttamente o indirettamente azioni aggiuntive a livello dell’Unione Europea“.

14 Studio della Commissione INTA del Parlamento Europeo – Luglio 2011 – Contattare i Rappresentanti eletti per rifiutare il consenso ad ACTA

Uno studio indipendente commissionato dal Direttorato Generale per le Politiche Esterne del Parlamento Europeo riconosce la mancanza di misure di sicurezza da parte di ACTA sui diritti fondamentali, mentre sottolinea che è “difficile trovare qualche vantaggio significativo che ACTA potrebbe dare ai cittadini europei al di là del quadro internazionale.” Secondo lo studio, “il consenso incondizionato sarebbe una risposta inappropriata da parte del Parlamento europeo, dato i problemi che sono stati identificati con ACTA così com’è“.

15 Senato Messicano – Giugno 2011 – ACTA è incostituzionale

Il Senato Messicano ha approvato una resoluzione chiedendo al Governo di non firmare l’accordo anti-contraffazione ACTA. Nelle sue conclusioni, finali, sostiene che il capitolo sul digitale potrebbe condurre ad una censura privata online, con effetti dannosi sulla Net neutrality (e quindi sulla libertà di espressione) e sull’accesso alla cultura.

16 Accademici Europei – febbraio 2011 – ACTA va oltre la normativa UE

In un documento, (EN) un gruppo di Accademici Europei esperti in Proprietà Inteletuale hanno dichiarto che ACTA si scontra sia con il diritto comunitario che con le disposizioni di enforcement dell’accordo TRIPS, in particolare sulle misure relative alle frontiere, al risarcimento danni e alla mancanza di garanzie.

17 ETNO, EuroISPA, Cable Europe e GSMA – Novembre 2010 – ACTA potrebbe portare ad una collaborazione extra-giudiziale

In una dichiarazione congiunta (EN), quattro principali associazioni di categoria per i fornitori di servizi Internet UE sono in disaccordo. Essi criticano la creazione di nuove sanzioni penali per le violazioni dei DPI, che vanno al di là della normativa comunitaria vigente, ed esprimono “preoccupazione per la disposizione all’interno di ACTA degli accordi di cooperazione all’interno della comunità d’affari come un mezzo per affrontare la violazione del copyright. Questo testo potrebbe portare all’introduzione di cooperazione extra-giudiziaria, di modo ché sarebbe contraddetta anche l’attuale normativa UE“.

18 Brasile, Cina e India – Ottobre 2010 – Opposizione ad ACTA durante il meeting dell’OMC

Durante un meeting del TRIPS nell’OMC, le principali economie emergenti hanno espresso preoccupazione per ACTA..

  • Il Brazile ha espresso (EN) sostenendo che “ACTA potrebbe compromettere l’equilibrio di diritti e obblighi di proprietà intellettuale tra i titolari dei diritti da un lato, ed i terzi che sono utenti di beni e servizi protetti dall’altro“.
  • Anche la Cina ha criticato ACTA (EN), asserendo che “gli standard eccessivi e sproporzionati per la protezione della proprietà intellettuale potrebbero aumentare ingiustamente i profitti monopolistici dei titolari dei diritti, mangiare il surplus del consumatore e ampliando ulteriormente il divario tra i ricchi e i poveri nel mondo“.
  • L’India ha sottolineato che ACTA include “numerosi elementi che hanno implicazioni di ampia portata per i Membri non-ACTA“.

19 Relatore UN sul Diritto alla Salute – Ottobre 2010 – ACTA potrebbe violare il diritto internazionale

Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul Diritto alla Salute Anand Grover, ha commentato (EN) durante una consultazione pubblica (28 ottobre) su ACTA e il diritto alla salute, che il processo per la creazione di ACTA sembra violare obblighi internazionali in materia di diritti umani per garantire la sua partecipazione al processo legislativo.

20 75 studiosi di proprietà intellettuale americani – Ottobre 2010 – ACTA danneggia il pubblico interesse

75 studiosi di proprietà intellettuale americani hanno scritto(EN) al Presidente Barack Obama per criticare la sua amministrazione per aver

negoziato un ampio accordo internazionale sulla proprietà intellettuale dietro un velo di segretezza, con poche opportunità per l’ingresso del pubblico, e con la partecipazione attiva da parte di interessi particolari che hanno tutto da guadagnare dalle nuove, restrittive regole internazionali che possono danneggiare l’interesse pubblico“.

21 Federazione internazionali dei librai – Marzo 2010 – ostacolerà l’accesso alla informazioni

Secono l’IFLA, “Gli obbiettivi e gli interssi di ACTA mettono in pericolo l’equilibro del copyright, e si mettono seriamente in conflitto con gli impegni della comunità libraria ad un accesso equo alle informazioni e all’espressione culturale.“. L’organizzazione esprime gravi preoccupazioni riguardanti “l’estrema segretezza che circonda i negoziati ACTA e la totale mancanza di trasparenza relativa alle procedure dell’ACTA“. Criticano anche il fatto che i tradizionali forum internazionali come WIPO e OMC siano stati, di fatto, scavalcati.

22 Health Action Internation Europe – Marzo 2010 – ACTA congela la competizione dei medicinali generici e minaccia la sua industria

In un documento(EN) sottoposto alla Commissione Europea, HAI ha espresso la propria preoccupazione . “ACTA avrà effetti negativi sull’accesso alle medicine, specialmentenel Sud del Mondo“. “ACTA avrà notevoli costi-opportunità e quindi potrebbe minare gli sforzi per identificare e rimuovere i farmaci pericolosi nei paesi in via di sviluppo“. Secondo il network delle ONG, invece di focalizzarsi sui brevetti e far valere altri diritti, l’UE dovrebbe aiutare i paesi in via di sviluppo a rafforzare le autorità di regolamentazione dei medicinali.

23 Supervisore della Privacy EU (EDPS) – Febbraio 2010 – Il capitolo digitale di ACTA viola i diritti della Rete

In un parere (EN), il Supervisore Europeo della Protezione Dati(EDPS), un istituzione indipendente con il compito di proteggere la privacy dei cittadini e i loro dati personali, critica con forza il segreto che ammanta le negoziazioni.Ha anche espresso le sue preoccupazioni a proposito della politica dei “tre strikes” e delle misure filtranti di internet, che sono parte della proposta iniziale degli Stati Uniti per il capitolo Internet ACTA. Secondo l’analisi GEPD, queste misure violano i diritti fondamentali dei cittadini, come sono garantiti dal diritto europeo.

24 Reporters Senza Frontiere – Gennaio 2010 – ACTA è una minaccia per la libertà d’espressione online

Reporters senza frontiere, una ONG internazionale che difende la libertà di stampa, dice che è molto preoccupata per la minaccia alla libertà di espressione on line da parte di misure volte a combattere la pirateria digitale e le violazioni del copyright di ACTA.

25 Coalizione Globale delle ONG – Dicembre 2009 – ACTA è una minaccia alla libertà

Una coalizione mondiale di organizzazioni non governative,unioni consumatori e associazioni di providers internet ha pubblicato(EN) una lettera aperta alle Istituzioni Europee riguardante ACTA. Secondo la lettera aperta: “ACTA avrebbe profondamente limitare i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini europei, in particolare la libertà di espressione e la privacy della comunicazione“. I primi firmatari sono: Consumers International (Federazione mondiale di 220 gruppi di consumatori in 115 paesi), EDRI (27 ONG sui diritti civili e la privacy ), la Free Software Foundation (FSF), l’Electronic Frontier Foundation (EFF), ASIC (L’associazione di commercio francese per le aziende web2.0), e organizzazioni per le libertà civili da tutta Europa.

Fonte: https://www.laquadrature.net/wiki/Contrari_ad_ACTA

Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.fr

9 Argomentazioni contro ACTA – Christian Engström

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 26 febbraio 2012
E ‘vero che, certe affermazioni fatte da alcuni oppositori di ACTA sono state esagerate, il che forse è naturale, ma è anche spiacevole. Non c’è bisogno di dipingere ACTA peggiore di come realmente è. Ci sono in ogni caso abbastanza cose sull’ACTA per far crescere la preoccupazione. Eccone alcune:

1. “Acta non cambia nulla, ma è fondamentale” questo non ha senso

Questo è l’argomento principale dei sostenitori dell’ACTA. Negli Stati Uniti dicono che ACTA non cambierà le leggi degli Stati Uniti e nell’Unione europea dicono che non cambierà le leggi europee. Eppure, dicono che la firma dell’ACTA è cruciale. Hanno passato quattro anni a negoziare ACTA a porte chiuse, ed hanno usato ogni modo possibile per impedire, sia alla società civile che ai Parlamentari eletti, di influenzare il risultato finale. Ma ora che sono pronti, affermano che ciò che hanno raggiunto è un accordo che non cambia nulla, ma che deve essere firmato comunque. Questo non ha senso.
Se fosse vero che l’ACTA non cambia nulla, questo sarebbe di per sé un argomento sufficiente per respingere totalmente il trattato. Perché preoccuparsi di arrivare fino in fondo, nonostante tutte le opposizion dell’opinione pubblica, se non si ottiene niente? Il minimo che possiamo chiedere per prendere in considerazione il fatto di dare il consenso all’accordo è che i suoi sostenitori siano chiari e spieghino che cosa pensano cambierà (nel modo migliore, a loro parere). Perchè, ovviamente, ACTA cambierà delle cose.

2. ACTA lega le mani dei parlamenti

Copyright e copyright enforcement sono questioni politiche calde che vengono sempre più messi in discussione, sia nell’UE che a livello nazionale. La Commissione ha già annunciato un’imminente serie di dossier, tra cui una valutazione e revisione della direttiva IPRED sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale , entro la fine dell’anno.
Anche se ACTA non dovesse cambiare nulla nella legislazione esistente, lega comunque le mani del Parlamento europeo in modo che tutte le eventuali future modifiche alla legislazione sulla tutela del copyright non possano andare che in una sola direzione, a prescindere dal fatto che la valutazione delle politiche attualmente adottate, mostri che non funzionano, e che dobbiamo trovare modi migliori. I parlamenti nazionali degli Stati membri verranno limitati allo stesso modo da ACTA.
Considerando quanto sia controversa l’area delle politiche sul diritto d’autore e contrapponendoci la mancanza di trasparenza e di consultazione parlamentare che ha circondato i negoziati ACTA fin dall’inizio, permettere all’ACTA di legare le mani ai parlamenti eletti in questo modo non è accettabile.

3. ACTA è inutile contro la contraffazione

Cina, Russia, India e Brasile sono i maggiori produttori di merci contraffatte in tutto il mondo. Nessuno di loro ha aderito all’ACTA, e hanno tutti dichiarato pubblicamente che non lo faranno mai, dato che considerano ACTA troppo estremo.
Anche il Partito Pirata concorda sul fatto che la contraffazione commerciale di beni sia una brutta cosa, e che dovremmo combatterla. L’idea di fare un accordo internazionale sulla contraffazione delle merci con i paesi del BRIC ha un senso. L’idea di farne uno senza di loro non lo ha.
L’accordo ACTA potrebbe rivelarsi dannoso per la lotta legittima contro le merci contraffatte nel mercato, se impedisce la possibilità di raggiungere un accordo più limitato sulle sole merci contraffatte con i paesi BRIC.

4. ACTA è un altro mattone nel muro

Quando si considera ciò che ACTA potrebbe o non potrebbe signficare, è importante ricordare che ACTA non appare improvvisamente dal nulla in un vuoto politico. Negli ultimi 15 o 20 anni abbiamo visto una serie di iniziative connesse alla tutela dei copyright: WCT, DMCA, EUCD, IPRED, la direttiva sulla conservazione dei dati, Hadopi, il Digital Economy Act, SOPA, PIPA ed ora ACTA. Sono andati tutti in una sola direzione: maggiori diritti per i titolari di copyright e rigorosa tutela.
E ‘vero che si può discutere quanto grande o piccolo sia il passo dell’ACTA, ma che sia ancora un altro passo nella stessa direzione è inconfutabile. Se andrà in porto, la lobby del copyright eserciterà tutto il suo potere perchè ogni ambiguità in essa contenuta sia interpretata a loro vantaggio, proprio come hanno fatto con tutte le leggi o accordi precedenti in questo settore. Questo è qualcosa che dobbiamo tenere a mente quando parliamo di come interpretare i vari dettagli del trattato.

5. Escludere le persone da Internet

E ‘vero che ACTA non chiede direttamente che i fornitori di servizi Internet prendano provvedimenti contro chi è accusato di condivisione di file.
Invece, l’ACTA parla di promuovere la “cooperazione” fra fornitori di servizi Internet e detentori dei diritti. In una bozza precedente c’era una nota diceva che i “tre strikes” erano stati un esempio di tale cooperazione, ma quando il progetto è trapelato e sono iniziate le proteste pubbliche, la nota esplicativa è stato rimossa. Il testo dell’accordo parla ancora del suo desiderio di promuovere la cooperazione tra i fornitori di servizi Internet e i detentori di diritti, però nessun suggerimento è stato dato su cosa ciò potrebbe significare se non i “tre strikes”.
Il linguaggio di questa disposizione nell’ACTA è stata reso meno chiaro, ma incoraggia ancora l’idea di impedire l’accesso delle persone da Internet.

6. Risarcimento del danno in base al valore al dettaglio

L’articolo 9.1 del’ACTA dice che il risarcimento deve essere misurato in base al prezzo al dettaglio suggerito . Questa frase può forse sembrare innocua, ma può portare a conseguenze del tutto assurde.
Due terabyte di un hard disk possono contenere circa mezzo milione di canzoni. Calcolati al prezzo di mercato di un euro per canzone, i danni per avere 2 TB di un disco pieni di musica sarebbero di mezzo milione di euro. Questo non è in alcun modo un esempio estremo, è qualcosa che molti ragazzi hanno realmente. Si può sostenere che non dovrebbero, o ci si può chiedere il perché, ma questo non cambia il fatto che un sacco di ragazzi lo fanno. Secondo l’ACTA, la loro famiglie potrebbero rischiare di dover pagare mezzo milione di euro in danni.
Ci sono stati un certo numero di casi negli Stati Uniti dove ai condivisori di file è stato ordinato dai giudici di pagare danni astronomici, ma questo non è qualcosa che dovremmo importare in Europa.

7. Accesso ai farmaci

La questione dell’impatto dell’ACTA sull’accesso ai farmaci nei paesi del terzo mondo è molto complessa, e io non sono un esperto di questo argomento. Tutto quello che so è che organizzazioni come Oxfam e Medici Senza Frontiere, che si occupano di questo problema in pratica, sono preoccupati che l’ACTA danneggerà l’accesso ai farmaci generici legali nei paesi poveri.
Sappiamo che ci sono stati problemi con spedizioni perfettamente legali di farmaci generici che sono stati sequestrati e distrutti dalle autorità doganali in base alle norme già presenti e se Oxfam e Msf dicono che l’ACTA potrebbe peggiorare le cose, questo è abbastanza (male) per me.

8. Compatibilità con i diritti fondamentali dell’Unione

ACTA è compatibile con i diritti fondamentali in Europa? Diversi esperti legali sembrano dare risposte diverse.
Il parere legale che JURI ha ottenuto dal servizio giuridico del Parlamento ha detto, in un linguaggio molto prudente, che “Sembra che l’accordo di per sé non imponga alcun obbligo per l’Unione che sia manifestamente incompatibile con i diritti fondamentali.” (enfasi aggiunta)
La valutazione di ACTA per la commissione INTA nel giugno 2011 sembrava essere del parere opposto e ha detto che “il consenso incondizionato sarebbe una risposta inappropriata del Parlamento europeo dati i problemi che sono stati identificati con ACTA nella sua forma attuale.”
Lo Studio sull’ACTA e i diritti fondamentali dal professor Douwe Korff (Londra) e del professor Ian Brown (Oxford) elencano una serie di preoccupazioni relative all’ACTA, comprese alcune di quelle sopraesposte e conclude che “Questo rende l’intero Accordo, a nostro avviso, incompatibile con i fondamentali diritti umani, strumenti e norme Europee”
In assenza di una decisione autorevole della Corte di giustizia europea, tutto ciò che possiamo dire è che nella migliore delle ipotesi, l’ACTA è un caso limite.

9. I diritti fondamentali nei paesi terzi

E ‘possibile che la Corte di giustizia europea fornisca indicazioni utili sulle modalità di attuazione dell’ACTA perchè rimanga all’interno dei diritti fondamentali europei, ma questo lascia aperta la questione di ciò che accadrà in altri paesi quando l’ACTA verrà implementata lì. In diversi punti in ACTA si dice che questa o quella disposizione non dovranno essere attuate se in contrasto con la legislazione sui diritti fondamentali.
Nei paesi al di fuori dell’UE, che non hanno i diritti fondamentali europei come parte della loro Costituzione, c’è il grosso rischio che le disposizioni dell’ACTA vengano applicate in modo tale da violare i diritti fondamentali così come definiti in Europa. In questo caso, per l’UE ratificare l’ACTA sarebbe una violazione dell’obbligo di promuovere nei Trattati, la diffusione dei diritti fondamentali nel resto del mondo.


Christian Engström è Europarlamentre del Partito Pirata svedese. Questo articolo è originariamente apparso sul suo blog .
Image credits: Flickr CC bukjah (BY-NC), SFB-Infos (BY-NC-SA), martinkrolikowski (BY)
Fonte articolo originale: http://owni.eu/2012/02/23/9-arguments-against-acta/
Traduzione by yanfry per Partito Pirata

La lunga, triste storia degli attacchi alla rete

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 5 luglio 2011

La lunga e triste storia degli attacchi alla rete - Byoblu - Claudio Messora - AGCOM - Copyright
Il video, che è per pochi temerari e per chiunque non abbia una vita propria, racconta la lunga, triste storia di tutti gli assalti alla rete dal 2005 ad oggi. Dura 1 ora e 20, a testimonianza del fatto che ci hanno provato in tutti i modi. Per renderlo più consultabile ho inserito un menu dinamico che consente di saltare da un capitolo all’altro o di tornare in un secondo momento e continuare da dove ci si era arresi.

E’ stato necessario, perché se vogliamo comprendere a fondo cosa c’è dietro alla delibera che l’AgCom si appresta ad approvare il 6 di luglio, bisogna conoscere i precedenti che la politica ha prodotto negli ultimi anni: sono tanti e illustrano bene quali siano le competenze di coloro nelle cui mani sono affidate le nostre sorti.

Non potrò essere a Roma perché sono ancora in convalescenza, ma il blog trasmetterà la diretta della Notte della Rete, martedì 5 luglio dalle 17.30 alle 21.

  Cosa puoi fare tu:


  • se sei un blogger scrivi un post riportando questi link, e diffondilo in ogni dove;
  • vai alla pagina su Agorà Digitale che raccoglie in tempo reale tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firma e fai firmare la petizione su Avaaz;
  • partecipa e invita tutti i tuoi amici a “La notte della rete“. Se non potrai essere presente, guardala in diretta su questo blog.

Fonte: http://www.byoblu.com/post/2011/07/04/La-lunga-triste-storia-degli-attacchi-alla-rete.aspx

La forza del post-it

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 30 luglio 2010

LA LEGGE bavaglio sembra ormai destinata ad essere rimandata a settembre.

Questo è l’esito di una battaglia politica di cui è opportuno rintracciare i protagonisti, anche perché questioni altrettanto gravi si stagliano sull’orizzonte e la tutela di diritti fondamentali continuerà ad esigere la presenza convinta dei loro difensori. Senza trionfalismi, ma registrando un dato di realtà, si può ben dire che l’opinione pubblica ha giocato un ruolo essenziale. Dicendo a tutti che si può e si deve uscire dalla passività, che vi sono buone cause per le quali vale sempre la pena di battersi e che perfino in tempi così difficili non è impossibile sconfiggere i molti nemici della libertà. Questa volta il vero sconfitto è uno solo, il Presidente del consiglio, abituato a parlare padronalmente sempre in prima persona, imputandosi ogni successo, e che quindi sa d’essere lui ad aver perduto la partita. S’infuria non tanto perché la “sua” legge è stata stravolta, ma perché il suo potere è stato messo in discussione, e non attraverso complotti e ribaltoni, ma grazie alla discussione aperta e nell’odiatissima sede parlamentare, che questa volta non ha potuto domare a colpi di fiducia…. continua sul post originale di Repubblica

RENA lancia “Free As The Web” per una rete libera e neutrale

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 5 luglio 2010
RENA lancia “Free As The Web” per una rete libera e neutrale
Presentato a Milano di fronte a imprenditori e politici il progetto di sensibilizzazione sulla libertà di Internet

E’ stato presentato a Milano (il 30 maggio scorso) il progetto “Free As The Web, per una rete libera e neutrale”, promosso da RENA (Rete per l’Eccellenza Nazionale), associazione indipendente di giovani italiani che lavorano in Italia e all’estero e che si adopera per sviluppare pratiche di eccellenza nel nostro Paese. La campagna di sensibilizzazione partirà dal sito/osservatorio www.freeastheweb.org, arena virtuale in cui approfondire i temi della libertà e neutralità della rete. Hanno presentato il progetto allo spazio The Hub – in occasione dell’evento Butterfly Web, organizzato da Lo Spazio della Politica – Mirko Pallera, esperto di comunicazione sui nuovi media e Fabio Oliva, ricercatore esperto in formazione e tra i fondatori di RENA. Free As The Web – che si propone di realizzare diverse attività di comunicazione e divulgazione, tra le quali la realizzazione di un grande monumento permanente per la libertà di Internet -, ha già raccolto adesioni da aziende come Google Italia, istituti giuridici come Labsus e il patrocinio dell’Accademia di Brera di Milano.

Ha introdotto la presentazione Fabio Oliva, responsabile relazioni esterne di RENA, che di fronte ad una platea composta da giovani imprenditori, professionisti del web e politici (due Pd, Sandro Gozi e Alessia Mosca, e due Pdl, Bruno Murgia e Beatrice Lorenzin), ha illustrato la missione e i valori dell’associazione promotrice del progetto, che conta ad oggi oltre centoventi iscritti: ventenni, trentenni e quarantenni italiani sparsi in Italia, in Europa e nel resto del mondo che hanno maturato esperienze importanti nei diversi ambiti professionali. Anche Free As The Web e il suo manifesto, scaricabile dal sito, si ispirano ai valori di RENA: apertura, responsabilità, trasparenza ed equilibrio.

Il concept di Free As The Web è stato presentato da Mirko Pallera, ideatore della campagna ed esperto di comunicazione virale: si tratta di una rivendicazione della libertà di ognuno che diventa un appello comune per la difesa delle libertà della Rete. Il logo, che ricorda il tasto di accensione (o di spegnimento) di un apparato tecnologico, è stato realizzato da Luca Magnoni e Fabrizio Loveri, creativi del Ninja LAB, agenzia di comunicazione specializzata in campagne nei nuovi media digitali. Simboleggia le potenzialità offerte da Internet e la possibilità che è nelle nostre mani di continuare ad utilizzare tali potenzialità o di limitarle attraverso politiche restrittive o censorie.

“Tra gli obiettivi più ambiziosi e di grande rilevanza simbolica del nostro progetto c’è quello di realizzare in Italia un grande monumento per la libertà della Rete, una “Statua della Libertà di Internet” – ha dichiarato Mirko Pallera. Intorno a questa e ad altre idee stiamo calamitando l’entusiasmo e raccogliendo adesioni e contributi da istituzioni e da aziende. Quella di Free As The Web è una campagna di cittadinanza che vuole sensibilizzare la gente comune su alcuni diritti fondamentali che vanno tutelati: chi ha a cuore come noi la libertà di Internet può da oggi aiutarci a difenderla”.

Che cos’è Free As The Web?

Free As The Web è una campagna di cittadinanza attiva, una sfida di impegno civico, un’idea che si diffonde dentro e fuori Internet. Free As The Web prosegue una riflessione che è antica quanto la civiltà umana e che ora è necessario contestualizzare alla luce dei nuovi spazi sociali aperti dai mezzi di comunicazione digitale. In un Paese dove troppo spesso Internet è oggetto di cattiva informazione e di campagne populistiche, dove la Rete è spesso tollerata ma non compresa, vogliamo aprire un dibattito aperto e consapevole, e porci delle domande:

Quali sono i confini della Libertà in Rete?
Cosa significa e come va declinata la neutralità della Rete?
E ancora, più concretamente, chi è responsabile del contenuto di un video caricato sul web: chi lo gira, chi lo carica, chi lo pubblica o chi lo diffonde?
Internet è più simile alla tv o a una piazza cittadina?
La banda larga è un diritto?

Free As The Web vuol dire interrogarsi sul confine della libertà on-line, per capire a cosa rinunciamo ogni volta che decidiamo di disegnare un nuovo limite. Ma anche, di necessità, sul concetto stesso di Libertà, che esiste online e offline, e non può prescindere dall’esistenza delle Regole. Free As The Web, allo stesso tempo, vuol dire immaginare come utilizzare al meglio le opportunità che la Rete offre, per migliorare la nostra vita e il nostro mondo.

Chi siamo
Free As The Web è un’iniziativa di RENA (Rete per l’Eccellenza NAzionale – www.progetto-rena.it), un’associazione indipendente di giovani italiani che lavorano in Italia e all’estero e che si adopera per promuovere pratiche di eccellenza nel nostro Paese. I quattro principi guida di RENA, apertura, responsabilità, trasparenza ed equilibrio saranno la bussola anche della campagna per la libertà della Rete.

Per informazioni:
Sito Web: www.freeastheweb.org
Email per contatti: info@freeastheweb.org

Source: RENA lancia “Free As The Web” per una rete libera e neutrale user posted image

Big Brother Award, via alle nomination

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 8 aprile 2010
Per tutto il mese di aprile sarà possibile segnalare ipotetici candidati. A fine maggio verranno resi noti i vincitori

Roma – Pronti, via. È partito oggi 7 aprile il conto alla rovescia che in due mesi porterà all’assegnazione dei (poco) ambiti Big Brother Award (BBA), i premi destinati a quelle entità, sia che si tratti di aziende o persone fisiche, che hanno contribuito in maniera determinante a far traballare il diritto alla privacy.

Dal 7 aprile al 4 maggio chiunque potrà segnalare un candidato attraverso l’apposito form presente sul sito, oppure via email. Dopodiché una giuria, i cui componenti non verranno resi noti prima del 17 maggio, esaminerà e voterà le varie candidature. Terminata la fase di votazione verranno pubblicati i tre soggetti più votati per ognuna delle cinque categorie:
Minaccia da una vita, dedicata alla singola persona che ha più danneggiato la privacy nella sua vita o carriera;
Peggiore azienda privata, assegnato alla società privata che abbia danneggiato maggiormente la privacy nel 2010;
Peggiore ente pubblico, assegnato all’organizzazione pubblica (ente governativo, ente pubblico, authority etc) che abbia danneggiato maggiormente la privacy nel 2010;
Tecnologia più invasiva, dedicata alla tecnologia che si sia dimostrata particolarmente dannosa per la privacy;
e infine la categoria Neolingua e Bispensiero, tra cui verrà scelta la “migliore” affermazione pronunciata o pubblicata su un tema o fatto con l’utilizzo degli strumenti semantici e linguistici raccontati da Orwell in 1984.

Giunto alla quinta edizione italiana, il concorso messo in atto dal Progetto Winston Smith in passato ha mietuto diverse vittime eccellenti tra cui Facebook, che nel 2009 aveva trionfato insieme all’onorevole Gabriella Carlucci. In questi cinque anni non sono poi mancate menzioni particolari per ministeri e altre importanti aziende italiane come Telecom Italia, che nel 2007 si era aggiudicata ben due premi.
La cerimonia di premiazione è prevista per il 28 maggio, e come di consueto si terrà in concomitanza con il convegno e-privacy 2010.

Giorgio Pontico

Fonte: http://punto-informatico.it/2850021/PI/New…nomination.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Francia, arriva il cerotto per la Rete: Loppsi 2

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright by yanfry on 23 febbraio 2010

In breve:
Manca solo l’approvazione finale: in Francia la Loppsi 2 sferrerà il coprifuoco per i minori, combatterà delinquenza e truffe e tutelerà gli anziani. Ma metterà anche i cerotti alla Rete, naturalmente in malo modo

Roma – Martedì scorso in Francia i legislatori hanno esaminato una proposta di legge battezzata Loppsi 2 (loi d’orientation et de programmation pour la sécurité intérieure, cioè legge d’orientamento e programmazione per la sicurezza interna) i cui effetti ricadranno, qualora approvata, anche sulla Rete: dopo la prima approvazione, passata con 312 voti favorevoli, 2 astenuti e 214 contrari in Assemblea Nazionale, c’è soltanto da passare la seconda rilettura.

La proposta è molto articolata, fa notare La Repubblica. Il progetto legislativo, tuttavia, si presenta in un momento in cui le forze attualmente di maggioranza, sotto il profilo politico, si trovano in difficoltà e stanno cercando l’appoggio dell’elettorato in vista del rinnovo dei consigli regionali, previsti a metà del prossimo mese.

Gli elettori, dunque, sono al momento schierati dietro al Ministro dell’Interno, Brice Hortefeux, che in un’intervista a Le Figaro ha spiegato il programma che il Ministero intende adottare a tutela dei minori e degli anziani e per la lotta contro il furto. Purtroppo il provvedimento, oltre a istituire un vero e proprio coprifuoco per i minori di 13 anni, avrà effetti di dubbia efficacia anche sulla rete Internet.

La proposta – spiega Good Gear Guide – è un pessimo mix di misure di prevenzione scoordinate, confuse e disomogenee, che vanno dall’incremento dei fondi a disposizione della polizia per la “sicurezza” all’inasprimento delle pene per la contraffazione di assegni e carte di credito, dall’incremento del ricorso alle telecamere di sorveglianza all’estensione dell’accesso della polizia all’archivio nazionale del DNA, per finire con l’autorizzazione al sequestro di veicoli guidati senza patente.

Tra le novità che riguarderanno Internet, la proposta cerca di criminalizzare il furto di identità online, consentendo alla polizia di intercettare le connessioni alla Rete così come quelle alle linee telefoniche durante le indagini. Inoltre, cerca di colpire la pornografia infantile attraverso un’opera di filtraggio imposta ai provider Internet, ai quali viene richiesto di bloccare l’accesso a qualsiasi indirizzo che le autorità considerino inopportuno ai fini della legge.

Le critiche piovono da tutte le parti, a partire dal presidente della Commissione Nazionale per l’Informatica e le Libertà per finire a Bakchich.info, che titola in termini piuttosto espliciti canzonando sonoramente le evenienze e le giustificazioni che avrebbero portato all’adozione di tali provvedimenti.

La vicenda, oltre a riportare alla mente i tristemente famosi tre schiaffi di sarkozyniana memoria, ricorda anche il recente rinfocolarsi dell’italico ardore contro The Pirate Bay, un provvedimento che – come ben sanno i lettori – non ha condotto ad alcun apprezzabile risultato se non quello di un maggior ricorso a tecniche di offuscamento, un fattore, questo, evidenziato anche in Francia.

Certamente dietro a tutto c’è anche un certo grado di esasperazione della cittadinanza, che nei confronti di alcuni accadimenti probabilmente è satura e ansima nell’attesa di un colpo di polso fermo. Ma l’abbattersi sulla Rete delle nuove regole nelle modalità illustrate, come emerge dalle critiche, significherà solo produrre un costo per i provider Internet – esattamente come accaduto in Italia – ferma restandone l’estrema inefficacia.

Non c’è che dire: per quanto concerne le normative sulla Rete, in questi ultimi tempi tra Italia e Francia non si saprebbe (chi scegliere), anzi, da quale dei due fuggire prima.

Marco Valerio Principato

Fonte: http://nbtimes.it/prime/5015/francia-arriva-il-cerotto-per-la-rete-loppsi-2.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.itH

Le leggi per la Rete

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 18 dicembre 2009

di Stefano Rodotà

L’ITALIA ha scoperto la Rete. Appena ieri era divenuta evidente per tutti la forza di Internet quando proprio da lì era partita l’iniziativa che era riuscita a portare in piazza un milione di persone per il “No B Day”.

Si materializzava così una dimensione della democrazia inedita per il nostro paese. Pochi giorni dopo quell’immagine appare rovesciata. Internet diventa il luogo che genera odio, secerne umori perversi. E questa sua nuova interpretazione travolge quella precedente: il “No B Day” è presentato come un momento d’incubazione dei virus che avrebbero reso possibile l’aggressione a Berlusconi, Internet come lo strumento in mano a chi incita alla violenza.

Conclusione: la proposta di un immediato giro di vite per controllare la Rete, secondo un abusato copione che trasforma ogni fatto drammatico non in un imperativo a riflettere più seriamente, ma in un pretesto per ridurre ogni questione politica e sociale a fatto d’ordine pubblico, limitando libertà e diritti. Per fortuna, all’interno dello stesso mondo politico è stata subito colta la pericolosità di questa impostazione. Intervenendo alla Camera dei deputati, Pier Ferdinando Casini ha detto parole sagge: “Guai a promuovere provvedimenti illiberali. Le leggi già consentono di punire le violazioni. Negli Usa Obama riceve intimidazioni continue su Internet, ma a nessuno viene in mente di censurare la Rete”. E la finiana fondazione FareFuturo evoca la “sindrome cinese”, la deliberata volontà di impedire che Internet possa rappresentare uno strumento di democrazia. Questi moniti, insieme a molti altri, sembrano aver trovato qualche ascolto, a giudicare almeno dalle dichiarazioni più prudenti del ministro Maroni.

Il tema della violenza è vero, e grave. Ma altrettanto ineludibile è la questione della democrazia. È istruttivo leggere la lista dei paesi che sottopongono a controlli Internet: tutti Stati autoritari o totalitari (con una particolare eccezione per l’India). Questo vuol forse dire che i paesi democratici sono distratti, che si sono arresi di fronte all’hate speech, al linguaggio dell’odio? O è vero il contrario, che è maturata la consapevolezza che la democrazia vive solo se rimane piena la libertà di manifestare opinioni, per quanto sgradevoli possano essere, e che già disponiamo di strumenti adeguati per intervenire quando la libertà d’espressione si fa reato nel nuovo mondo digitale? Vi è una vecchia formula che ben conoscono coloro i quali si occupano seriamente di Internet: quel che è illegale offline, è illegale anche online. Tradotto nel linguaggio corrente, questo vuol dire che Internet non è uno spazio privo di regole, un far west dove tutto è possibile, ma che ad esso si applicano le norme che regolano la libertà di espressione e che già escludono che essa possa essere considerata ammissibile quando diventa apologia di reato, istigazione a delinquere, ingiuria, minacce, diffamazione. Questo è il solo terreno dove sia costituzionalmente legittimo muoversi, e le particolarità di Internet non hanno impedito alla polizia postale e alla magistratura di intervenire per reprimere comportamenti illegali. Le conseguenze di questa impostazione sono chiare: no alla censura preventiva, comunque incompatibile con i nostri principi costituzionali; no a forme di repressione affidate ad autorità amministrative o riferite a comportamenti non qualificabili come reati; no ad accertamenti e sanzioni non affidati alla competenza dell’autorità giudiziaria.

Considerando più da vicino le peculiarità di Internet, bisogna essere ben consapevoli del fatto che le proposte di introdurre “filtri” all’accesso a determinati siti sollevano un radicale problema di democrazia. Chi stabilisce quali siano i siti “consentiti”? Qual è il confine che separa i contenuti liberamente accessibili e quelli illeciti? Il più grande spazio pubblico mai conosciuto dall’umanità rischia di essere affidato, all’arbitrio politico, che inevitabilmente attrarrebbe nell’area dei comportamenti vietati tutto quel che si configura come dissenso, pensiero minoritario, opinione non ortodossa. E la proposta di vietare l’anonimato in rete trascura il fatto che proprio l’anonimato (peraltro ostacolo non del tutto insuperabile nel caso di veri comportamenti illeciti) è la condizione che permette la manifestazione del dissenso politico. Quale oppositore di regime totalitario potrebbe condurre su Internet la sua battaglia politica, dentro o fuori del suo paese, se fosse obbligato a rivelare la propria identità, così esponendo se stesso, i suoi familiari, i suoi amici a ogni possibili rappresaglia? Non si può inneggiare al coraggio dei bloggers iraniani o cubani, e denunciare le persecuzioni che li colpiscono, e poi eliminare lo scudo che, ovunque, può essere necessario per il dissenziente politico. Anche nei paesi democratici. È di questi giorni la denuncia di associazioni americane per la tutela dei diritti civili che accusano le agenzia per la sicurezza di controllare reti sociali come Facebook e Twitter proprio per individuare chi anima iniziative di opposizione. Non è la privacy di chi è in Rete ad essere in pericolo: è la sua stessa libertà, e dunque il carattere democratico del sistema in cui vive.

Certo, i gruppi che su Facebook inneggiano a Massimo Tartaglia turbano molto. Ma bisogna conoscere le dinamiche che generano queste reazioni, certamente inaccettabili, ma rivelatrici del modo in cui si sta strutturando la società, che richiede attenzione e strategie diverse dalla scorciatoia repressiva, pericolosa e inutile. Inutile, perché la Rete è piena di risorse che consentono di aggirare questi divieti. Pericolosa, non solo perché può colpire diritti fondamentali, ma perché spinge le persone colpite dal divieto a riorganizzarsi, dando così permanenza a fenomeni che potrebbero altrimenti ridimensionarsi via via che si allontana l’occasione che li ha generati. Solo una buona cultura di Internet può offrirci gli strumenti culturali adatti per garantire alla Rete le potenzialità democratiche continuamente insidiate al suo stesso interno da nuove forme di populismo, dalla possibilità di creare luoghi chiusi, a misura proprie e dei propri simili, negandosi al confronto e alla stessa conoscenza degli altri. Più che misure repressive serve fantasia, quella che induce gruppi in tutto il mondo a chiedere un Internet Bill of Rights o che ha spinto uno studioso americano oggi collaboratore di Obama, Cass Sunstein, a proporre che i siti particolarmente influenti per dimensioni o contenuti debbano prevedere un link, una indicazione che segnali l’esistenza di siti con contenuti diversi o opposti e che permetta di collegarsi a questi immediatamente.

Fonte: http://www.partito-pirata.it/blog/le-leggi-la-rete-di-stefano-rodot%C3%A0
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Libera Rete in libero Stato!

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 17 dicembre 2009

Si è da poco conclusa la riunione del Consiglio dei Ministri nel corso della quale stando alle dichiarazioni rese nei giorni scorsi da diversi Ministri ed esponenti della maggioranza il Governo avrebbe dovuto assumere provvedimenti straordinari ed urgenti in materia di Internet e libertà di manifestazione del pensiero.

Si apprende, invece, con soddisfazione che così non è stato e che nonostante l’unanimità di vedute – non è dato sapere su quali posizioni – l’Esecutivo ha deciso di soprassedere.

Si tratta di una notizia della quale rallegrarsi.

Pressoché contestualmente, tuttavia, il Presidente del Senato, Renato Schifani ha giudicato “Facebook piu’ pericoloso dei gruppi degli anni 70″.

Come spiega bene Stefano Rodotà in un bell’articolo di questa mattina su Repubblica non è costituzionalmente tollerabile che, ora che la Rete si è ritagliata – o si avvia a ritagliarsi – il ruolo che le compete quale strumento di democrazia partecipativa, sull’onda di alcuni episodi ancorché gravi e delle conseguenti emozioni suscitate, si corra ad imbavagliarla preoccupandosi più di scongiurarne le derive negative che di promuoverne e semplificarne l’uso da parte di fasce sempre più ampie della popolazione che meritano di essere incluse nei processi politici e democratici.

E muovendo da queste premesse ed all’unico scopo di sottolineare con fermezza e pacatezza l’esigenza di una Rete libera – il che non vuol dire anarchica – che con l’Istituto per le politiche dell’innovazione e con un gruppo già nutrito di amici e colleghi di Rete, abbiamo deciso di ritrovarci il

23 dicembre 2009 alle 17.30 a Piazza del Popolo

per dar vita ad un sit-in pacifico nel corso del quale lanciare un messaggio tanto semplice quanto fondamentale per il futuro di Internet in Italia e del nostro Paese:

LIBERA RETE IN LIBERO STATO.

Il manifesto che riassume le idee ed i principi ispiratori della manifestazione è questo:

Internet è una piazza libera. Una sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano, si confrontano e crescono. Internet è la libertà: luogo aperto del futuro, della comunicazione orizzontale, della biodiversità culturale e dell’innovazione economica.

Noi non accettiamo che gli spazi di pluralismo e di libertà in Italia siano ristretti anziché allargati.

Non lo accettiamo perché crediamo che in una società libera l’apertura agli altri e alle opinioni di tutti sia un valore assoluto.

Non lo accettiamo perché siamo disposti a pagare per questo valore assoluto anche il prezzo delle opinioni più ripugnanti.

Non lo accettiamo perché un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri del contrappeso di una Rete libera e forte.

Non lo accettiamo perché Internet è un diritto umano.

Libera Rete in libero Stato.

«Sono sempre stato uno strenuo sostenitore di Internet e dell¹assoluta mancanza di censura». (Barack Obama, discorso agli universitari cinesi, Shanghai, 16 novembre 2009)

E’ un’iniziativa che vorremmo non fosse di nessuno ed appartenesse a tutti alla Rete ed alle persone che ogni giorno la utilizzano non per istigare alla violenza o al sovvertimento delle regole di civile convivenza ma per partecipare alla gestione della cosa pubblica, confrontarsi, informarsi ed informare.

L’auspicio, pertanto, è che sia una manifestazione che non divida ma che, piuttosto, unisca nel segno della volontà di dimostrare che battersi per un uso libero e responsabile della Rete significa solo aver a cuore le sorti del futuro de nostro Paese e della nostra libertà.

Qui il link al gruppo su facebook per rimanere in contatto.

Fonte: http://www.guidoscorza.it/?p=1404

Licenza  CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/

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