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La forza del post-it

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 30 luglio 2010

LA LEGGE bavaglio sembra ormai destinata ad essere rimandata a settembre.

Questo è l’esito di una battaglia politica di cui è opportuno rintracciare i protagonisti, anche perché questioni altrettanto gravi si stagliano sull’orizzonte e la tutela di diritti fondamentali continuerà ad esigere la presenza convinta dei loro difensori. Senza trionfalismi, ma registrando un dato di realtà, si può ben dire che l’opinione pubblica ha giocato un ruolo essenziale. Dicendo a tutti che si può e si deve uscire dalla passività, che vi sono buone cause per le quali vale sempre la pena di battersi e che perfino in tempi così difficili non è impossibile sconfiggere i molti nemici della libertà. Questa volta il vero sconfitto è uno solo, il Presidente del consiglio, abituato a parlare padronalmente sempre in prima persona, imputandosi ogni successo, e che quindi sa d’essere lui ad aver perduto la partita. S’infuria non tanto perché la “sua” legge è stata stravolta, ma perché il suo potere è stato messo in discussione, e non attraverso complotti e ribaltoni, ma grazie alla discussione aperta e nell’odiatissima sede parlamentare, che questa volta non ha potuto domare a colpi di fiducia…. continua sul post originale di Repubblica

Italia, sequestro è prevenzione

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 30 luglio 2010
di Guido Scorza – Un blog intero reso inaccessibile perché sospettato di diffamazione: l’ha chiesto la Procura della Repubblica di Bergamo. Come per prevenire una presunta tendenza a delinquere

Roma – È successo di nuovo. È stato disposto il sequestro di un intero blog nell’ambito di un procedimento penale volto ad accertare se attraverso un pugno di post sia o meno stata posta in essere una diffamazione.

Il Dr. Giancarlo Mancusi, lo stesso Pubblico Ministero in forza presso la Procura della Repubblica di Bergamo, già protagonista del rocambolesco sequestro della Baia dei Pirati, questa volta ha chiesto, ottenuto ed eseguito il sequestro de www.il-giustiziere-lafabbricadeimostri.blogspot.com, un blog di Stefano Zanetti, sociologo e blogger. Ancora una volta – esattamente come già accaduto nella vicenda di The Pirate Bay – il Giudice, accogliendo l’istanza del PM ha ordinato il sequestro preventivo del blog “disponendo che i provider operanti sul territorio dello Stato italiano inibiscano ai rispettivi utenti l’accesso all’indirizzo http://www.ilgiustiziere-lafabbricadeimostri.blogspot.com, ai relativi alias e collegamenti URL presenti e futuri rinvianti al sito medesimo, nonché all’indirizzo IP statico che al momento risulta associato ai predetti nomi e collegamenti URL ed ad ogni ulteriore indirizzo IP statico associato ai nomi stessi“.

Il PM, tuttavia, questa volta, si è forse reso conto di aver esagerato nella richiesta e, rilevato che l’esecuzione integrale del provvedimento avrebbe potuto comportare “l’oscuramento dell’intera piattaforma blogspot con ogni conseguente ripercussione – di segno negativo – sui numerosi blog estranei alle condotte criminose contestate“, nel dettarne le misure di attuazione, ha fortunatamente ritenuto di limitare l’esecuzione del sequestro “al momento – (n.d.r. quasi si riservasse, in un momento successivo di non accontentarsi ed andare oltre) all’oscuramento del blog interessato dal provvedimento cautelare“.

Anziché ordinare a tutti i provider italiani di rendere inaccessibile il blog, quindi, il PM ha chiesto alla Guardia di Finanza di ordinare a Google di “inibire l’accesso al blog oggetto di sequestro e soltanto ad esso“.
Detto, fatto. Il blog di Stefano Zanetti è attualmente irraggiungibile e chiunque provi ad accedervi si vede, semplicemente, rispondere da Google: “il blog che stavi cercando non è stato trovato“.

Sarà il processo – come è giusto che sia – a far chiarezza sulla sussistenza o meno della diffamazione contestata al Dr. Zanetti ed ad accertare la sua eventuale responsabilità ma, ora, il punto è un altro. Il PM con il suo provvedimento – nonostante la nobile preoccupazione di risparmiare l’oscuramento all’intera piattaforma blogspot ed ai milioni di blog su di essa ospitati – ha reso inaccessibili centinaia di post già pubblicati sul blog oggetto di sequestro in anni di attività e, soprattutto, precluso a Stefano Zanetti di poter continuare a dire la sua e, quindi, manifestare liberamente il proprio pensiero salvo, ovviamente, rispondere di eventuali abusi.

Si tratta di una decisione inammissibile e di un episodio – purtroppo non il primo nel nostro Paese – di inaudita gravità.
L’art. 321 del codice di procedura penale, infatti, prevede che “Quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il sequestro con decreto motivato“.
La “cosa pertinente al reato” suscettibile, nel caso di specie, di “aggravare o protrarre le conseguenze di esso“, tuttavia, sono evidentemente i singoli post che si assumono diffamatori e, certamente, non l’intero blog.
È un concetto semplice e, sorprende che sul punto continui ad esserci spazio per errori grossolani e fraintendimenti. Disporre il sequestro di un intero blog e mettere a tacere un blogger, precludendogli di continuare a scrivere e dire la sua ha più il sapore di una sanzione preventiva – rispetto al processo – che di una misura cautelare ed è un po’ come se si stesse anticipando un giudizio addirittura sulla “tendenza a delinquere” del blogger ovvero a diffamare e, dunque, si ritenesse opportuno imbavagliarlo prima che offenda ancora.

Ancora una volta, l’informazione online è trattata da “figlia di un Dio minore”: sempre più obblighi ed oneri sulle spalle di blogger e web tv e sempre meno diritti e libertà. Proprio negli ultimi giorni, infatti, si sono registrati almeno due inquietanti episodi sintomatici di tale tendenza.
Dapprima l’AGCOM nel pubblicare i regolamenti di attuazione del Decreto Romani ha manifestato l’intenzione di pretendere più o meno da chiunque diffonda contenuti audiovisivi online la richiesta di un’autorizzazione, il pagamento di un importo di 3000 euro e, quindi, l’adempimento di tutta una serie di stringenti obblighi burocratico-amministrativi nonché del famigerato obbligo di rettifica di cui alla vecchia legge sulla stampa.
Nei giorni scorsi poi, l’On. Bongiorno, Presidente della Commissione Giustizia della Camera, dichiarando inammissibili gli emendamenti al comma 29 del c.d. DDL (anti)intercettazioni, ha reso ancor più attuale il rischio che la norma divenga presto legge e, che, di conseguenza, l’intera blogosfera italiana si ritrovi assoggettata all’obbligo di rettifica “sotto minaccia” di una sanzione fino a 12mila e 500 euro, ovvero, la stessa che la legge prevede per gli editori.

Sempre più obblighi, doveri e, dunque, disincentivi ad informare per passione e non per mestiere ed a dire la nostra e, ad un tempo, sempre meno diritti. Il sequestro anche di una sola pagina di un giornale è precluso addirittura dalla carta costituzionale mentre il sequestro di un intero blog si avvia a diventare nel nostro Paese la regola.
Occorre ripristinare senza ritardo quel principio vecchio ma immortale contenuto nell’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere” salvo, naturalmente, rispondere degli eventuali abusi.

Il punto è esattamente questo: non si tratta di sollevare la blogosfera da ogni responsabilità e riconoscerle il diritto di violare gli altrui diritti ma, piuttosto, garantire, senza esitazioni né incertezze, a tutti i cittadini italiani, il diritto di usare la Rete per dire la loro e diffondere le loro idee. Sembra facile e, forse, persino ovvio ma, sfortunatamente, dopo anni di TELE-COMANDO non è così ed in molti, forse troppi, continuano a pensare che la Rete possa accendersi e spegnersi con un pulsante come una TV e che la scelta dipenda debba dipendere dai soliti noti.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

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La nazione che sta riuscendo a sabotare la Rete

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 23 luglio 2010

E’ ora di schierarsi. Per i blog.
Le buone non sono servite a nulla: l’estensione dell’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa del 1948 ai blog sta per diventare legge. E nella sua versione originaria, che prevede una sanzione fino a 12.500 euro per qualunque gestore di siti informatici “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” che non proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta e secondo precisi criteri di grafici, di posizionamento e visibilità. Gli emendamenti proposti al testo del comma contenente la norma (il 29 dell’articolo 1), sia quelli abrogativi avanzati dal PD che quelli migliorativi, come quello dell’On. Cassinelli del PDL, sono stati ritenuti infatti “inammissibili” dall’On. Bongiorno (…).
Source: E’ ora di schierarsi. Per i bl…sta – Il blog di Daniele Sensi Immagine
Source: Quel comma 29 ammazza i blog. Inammissibile lo diciamo noi! Immagine

Cara Bongiorno, con noi Blogger non funziona.
E’ riuscita a convincere milioni di italiani che Giulio Andreotti è stato assolto – fino al 1980 ci fu invece un bel tam tam mafioso da quelle parti – ma non riuscirà a convincere noi Blogger ad accettare le intimidazioni del Comma 29, perché, come dire, noi le carte le leggiamo.
Source: Non leggere questo Blog!: Cara… con noi Blogger non funziona. Immagine

Ddl, obbligo di rettifica per i blog – No al ripristino della norma Falcone
ROMA - La Commissione Giustizia della Camera ha concluso l’esame agli emendamenti al ddl intercettazioni 1. Un testo che è stato approvato con una sostanziale novità: l’udienza “filtro”, uno strumento che prevede la possibilità di pubblicare le intercettazioni considerate “rilevanti” al termine di una udienza tra gip, avvocato dell’accusa e della difesa. Questi, invece, le altre novità: dal comma D’Addario, all’obbligo di rettifica dei blog fino al no al ripristino della norma Falcone.
Blog. Nel ddl intercettazioni resta la norma che obbliga anche i blog a pubblicare entro 48 ore le rettifiche. “Per i siti informatici compresi i giornali e i periodici diffusi per via telematica le rettifiche sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. “Si tratta – commenta la democratica Donatella Ferranti – di un ingiustificato ostacolo ai nuovi strumenti di comunicazione. Si rischia così di paralizzare il blog”.
Source: Ddl, obbligo di rettifica per … norma Falcone – Repubblica.it Immagine

Bongiorno: inamissibili gli emendamenti Salva-Rete.
Con un lapidario provvedimento pressoché privo di motivazione, Giulia Bongiorno, Presidente della Commissione Giustizia della Camera ha dichiarato inammissibili – tra gli altri – gli emendamenti presentati dall’On. Cassinelli e dall’On. Zaccaria al fine di cercare di limitare e contenere gli effetti nefasti che l’attuale comma 29 dell’art. 1 del c.d. DDL intercettazioni (rectius anti-intercettazioni) minaccia di produrre sulla libertà di informazione in Rete.
Source: Bongiorno: inamissibili gli em…ndamenti Salva-Rete. – GBLOG Immagine

Via il bavaglio ai giornali, ma resta il comma ammazza-blog
Hanno tolto il bavaglio ai giornali, ma non ai blog. Infatti resta l’obbligo di rettifica entro 48 ore dalla richiesta per i siti Internet: la maggioranza ha infatti bocciato tutti gli emendamenti dell’opposizione che puntavano a sopprimere questa norma (comma numero 29 meglio noto come “ammazza-blog“) contenuta nel ddl intercettazioni.
Source: Via il bavaglio ai giornali,…mma ammazza-blog – LASTAMPA.it Immagine

Fratelli di sangue
Mentre nel mondo giornalistico si inizia a respirare aria di compiaciuta smobilitazione per lo scampato pericolo in seguito gli emendamenti alla cosiddetta Legge Bavaglio oggi è accaduto che la Commissione Giustizia abbia invece bocciato gli emendamenti che chiedevano di differenziare i blog dai giornali in relazione agli obblighi di rettifica sul web.
Source: Fratelli di sangue – manteblog Immagine

Intercettazioni. Per i blog resta obbligo rettifica
ROMA – Resta nel Ddl intercettazioni l’obbligo di rettifica anche per i blog. In commissione Giustizia alla Camera non e’ passato un emendamento soppressivo del Pd. Il testo rimane quindi identico a quello arrivato dal Senato. I siti informatici, ivi compresi i giornali e i quotidiani e i periodici diffusi per via telematica, dovranno pubblicare le rettifiche entro 48 ore con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilita’ della notizia a cui si riferiscono. Il capogruppo Pd in commissione, Donatella Ferranti, sottolinea che si tratta “un ingiustificato ostacolo ai nuovi mezzi di informazione che rischia di portare alla paralisi dei Blog”.
Source: Welfare | DIREGIOVANI Immagine

Cari giornalisti, l’ammazzablog rimane. Battagliate con noi.
Non è che ogni provvedimento di legge riguardante i blog(s) ci allarma già in partenza, no. Non siamo i tipi. E infatti, con la massima calma, siamo andati a vedere di cosa si stava parlando. Dopodiché, visto l’andazzo, abbiamo sperato in alcune correzioni e ci siamo preparati alla battaglia, rispondendo nel frattempo alle richieste di aiuto dei nostri amici giornalisti. Oggi che “l’ammazzablog” è rimasto tale e nemmeno i più strenui difensori della libertà hanno intenzione di intervenire, chiediamo ai nostri amici giornalisti di non fare gli stronzi e di darci una mano.
Source: Cari giornalisti, l’ammazzab…liate con noi. at Sursum Corda Immagine

E per i blog resta la mannaia
L’ultimo testo del disegno di legge sulle intercettazioni non ha eliminato l’articolo che soffoca la conversazione in Internet: una sequela di obblighi burocratici che non esistono in nessun Paese libero
Source: E per i blog resta la mannaia …dededed | Il Cannocchiale blog Immagine

Intercettazioni: resta l’obbligo di rettifica per i siti internet
Resta l’obbligo di rettifica entro 48 ore dalla richiesta per i siti internet nel ddl intercettazioni. La maggioranza ha infatti bocciato tutti gli emendamenti dell’opposizione che puntavano a sopprimere tale norma contenuta nel ddl intercettazioni. Tra questi, anche quelli proposti da Roberto Zaccaria (PD) e Cassinelli …
Source: Intercettazioni: resta l’obb… rettifica per i siti internet Immagine

Intercettazioni, per i siti web resta l’obbligo di rettifica
Emendamenti e ritocchi non hanno toccato la cosiddetta legge bavaglio e i suoi riferimenti al web: per i siti internet resta l’obbligo di rettifica entro 48 ore dalla richiesta. La maggioranza ha infatti bocciato tutti gli emendamenti dell’opposizione che puntavano a sopprimere questa voce del disegno di legge.
Source: Intercettazioni, per i siti we…resta l’obbligo di rettifica Immagine

blog e obbligo di rettifica: coglionerie in Parlamento
Cade in Commissione Giustizia alla Camera l’emendamento Cassinellial comma 29 dell’art. 1 del DDL intercettazioni e così torniamo punto a capo con il rischio che in Italia anche ai blog si applichi l’obbligo di rettifica in 48 ore e una sanzione, in caso di inadempienza, fino a 12 mila e 500 euro.
Source: blog e obbligo di rettifica: c…lamento « L’angolo di Pierani Immagine

Retrocedono sul bavaglio alla stampa, ma non mollano la rete: RIMANE il DIRITTO DI RETTIFICA
Mentre viene modificato il DDL INTERCETTAZIONI, il bavaglio rimane alla rete con IL DIRITTO DI RETTIFICA dopo che Giulia Bongiorno, Presidente della Commissione Giustizia della Camera ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Cassinelli e dall’On. Zaccaria
Quel comma 29 ammazza i blog. Inammissibile lo diciamo noi!
Source: Retrocedono sul bavaglio alla … RETTIFICA « Firenze 5 Stelle Immagine

Una domanda a Fini e alla Bongiorno
Vi state battendo contro il decreto intercettazioni invocando la libertà di stampa e di opinione, sale della democrazia. Avete dichiarato che il web porta pace e libertà e che per questo merita il premio Nobel.
Vi domandiamo allora, dopo tutte queste prese di posizione, perchè state introducendo una legge che di fatto ammazza i blog. Una legge che estende ai blog l’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa del 1948. E nella sua versione originaria, che prevede una sanzione fino a 12.500 euro per qualunque gestore di siti informatici “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” che non proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta e secondo precisi criteri di grafici, di posizionamento e visibilità. Gli emendamenti proposti al testo che erano stati proposti del comma contenente la norma (il 29 dell’articolo 1), sono stati ritenuti infatti “inammissibili” dalla paladina della libertà’ Giulia Bongiorno.
Noi di voi – e non è la prima volta che lo affermiamo con forza – non ci siamo mai fidati. Siete la faccia spendibile della stessa medaglia.
Source: Una domanda a Fini e alla Bongiorno | Minitrue Immagine

Legge bavaglio: ritocchi di facciata
Il disegno di legge sulle intercettazioni licenziato dalla Commissione Giustizia è una schifezza all’ennesima potenza. Sono state introdotte norme capestro per la funzionalità delle indagini e la libertà d’informazione: si tratta solo di ritocchi di facciata.

Proprio oggi la maggioranza, in Commissione Giustizia alla Camera, ha mantenuto l’obbligo di rettifica entro 48 ore anche per la Rete: una censura della libera informazione sul web e sui blog. Inoltre è gravissima l’abrogazione della cosiddetta ‘legge Falcone’: ennesimo favore alla criminalità.
Source: Antonio Di Pietro – Cambiare l’Italia – Blog Politici Immagine

Poveri noi dei blog.
Questo post è pubblicato sui 56 blog uniti in rete.
Oggi sono tutti contenti. Berlusconi che dimostra la sua “democrazia” dicendo che non poteva fare altrimenti. Fini si è presi i meriti delle modifiche. Il PD, come il solito, non è scontento così come Udc. Solo l’IDV ha preso una netta posizione votando contro. Apparentemente sembra una giusta correzione ma, chissà perché, mentre TG e giornali sono tutti in caduta libera (nel 2009 c’è stato un aumento del 49% di utilizzo internet) negli emendamenti non c’è traccia di variazione per quanto riguarda internet. Infatti, l’estensione dell’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa del 1948 ai blog è rimasta tale e quale. La cosa paradossale è che gli emendamenti abrogativi al comma 29 dell’articolo 1 da parte del PD sono stati ritenuti “inammissibili”. Dov’è questa soddisfazione in ambienti PD è difficile da capire. Rimane la versione originaria che prevede una sanzione fino a 12.500 euro per qualunque gestore di siti informatici “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” che non proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta e secondo precisi criteri di grafici, di posizionamento e visibilità”. Speriamo che tutti i blogger abbiano uno scatto d’orgoglio per dire NO, per dirlo a quei giornali e tv che, fino ad oggi, hanno evitato di far conoscere l’esistenza di questo comma. È ora di dire all’On. Bongiorno e al Parlamento che se c’è qualcosa di “inammissibile” è questa norma. Che non piace – e qui si rasenta il farsesco – a larghi settori della maggioranza, che pure l’ha proposta.
Source: ALTRITALIA: Poveri noi dei blog. Immagine

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USA, che fine hanno fatto i blog?

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 20 luglio 2010

Spariti 73mila spazi personali. A detta del suo host, si tratterebbe una misura drastica voluta dalle autorità. Sconosciuto il nome preciso dell’agenzia coinvolta

Roma – C’è chi ha sottolineato come possa trattarsi di una vasta espansione di quella campagna già soprannominata Operation In Our Sites. Ovvero il frutto dei recenti sforzi delle autorità statunitensi nella lotta alla pirateria online. Speculazioni, pubblicate dalla redazione di TorrentFreak a partire da fonti rimaste avvolte nell’ombra.

Quella che invece è sembrata meno oscura è l’improvvisa chiusura di circa 73mila blog, tutti appartenenti ad una poco conosciuta piattaforma gratuita che impiega WordPress, (non più) raggiungibile all’indirizzo Blogetery.com. Ovvero uno spazio online ospitato da sette mesi dall’host BurstNet, scomparso dai meandri del web lo scorso 9 luglio.

Pochi giorni dopo, i responsabili di BurstNet avevano inviato un messaggio di posta elettronica al proprietario della piattaforma. Blogetery avrebbe alle spalle numerosi precedenti d’abuso, più che sufficienti a decretare la sua condanna a morte. Come confermato da un messaggio successivo, le colpe del sito consisterebbero nell’aver ospitato contenuti illeciti.

Ma BurstNet non aveva certo abbondato nei dettagli, sottolineando come il blocco immediato delle attività del sito non fosse una pratica abituale. Blogetery.com si sarebbe perciò macchiato di crimini eccezionalmente gravi, tanto da scatenare una reazione immediata da parte delle autorità a stelle e strisce.

E qui il mistero si è infittito. Il servizio di hosting non ha voluto infatti rivelare la precisa identità dell’agenzia governativa implicata nel caso. Da qui, chi ha ipotizzato un diretto legame con Operation In Our Sites, che già aveva portato al sequestro di sette domini – tra cui VShack.net, Movies-Links.TV, FilesPump.com – accusati di aver violato il copyright di autori di musica e film.

Nessuno, tuttavia, pare aver confermato l’eventuale paternità delle azioni di BurstNet nei confronti dei 73mila blog di Blogetery. L’agenzia U.S. Immigration and Customs Enforcement – che ha condotto le operazioni contro i suddetti siti insieme a un procuratore di New York – ha infatti negato qualsiasi coinvolgimento. Così come l’associazione dei discografici RIAA e quella del cinema MPAA, che di Blogetery non sembrano nemmeno aver mai sentito parlare.

Mauro Vecchio

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Oggi le dittature si sconfiggono con il web. E non solo in Iran

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 5 luglio 2010
Intervista di Eva Giovannini

Ahmed Rafat è un giornalista italo-iraniano. E’ il vicedirettore dell’Adnkronos International e per Cult Editore ha da poco pubblicato il saggio “La Rivoluzione on-line”. Per inciso, è anche colui che al vertice Fao di Roma 2008 è rimasto fuori dalla porta della sala stampa perché “non gradito” al presidente Ahmadinejad.

Ahmad, è passato un anno dalla rivolta dell’Onda Verde nelle piazze di Teheran. Qual è il bilancio di questo ultimo anno?

Pessimo. Dal 12 giugno 2009 al 12 giugno 2010 sono stati arrestati 170 tra giornalisti e bloggers. Tra questi 32 sono donne: 22 sono stati condannati ad un totale di 135 anni di detenzione. Ad oggi, 85 giornalisti e blogger sono in attesa di giudizio e alcuni di loro sono stati anche torturati in carcere.

Con questi numeri ci vuole ottimismo per scrivere un libro che parla di rivoluzione.

In effetti questo termine puo’essere fuorviante. Non c’è stata una vera e propria rivoluzione, ma una rivolta lenta e inesorabile. Rivolta di milioni di ragazzi contro chi vuole negare loro il diritto di scegliere: di scegliere chi votare, come vestirsi, che musica suonare con la propria band. Ma la novità è che questa rivolta rifiuta completamente il sangue. E’orizzontale, nasce dal web e arriva in piazza, ma non è mai violenta.

Schermi e tastiere al posto delle molotov?

E’ proprio quello che ha postato sulla mia bacheca di Facebook un ragazzo dell’Onda: “Scriveranno che noi abbiamo dato vita al primo movimento sociale, dove nessuno è leader e tutti lo sono. Un movimento che ha consegnato ai musei fucili e cannoni ed è stato capace di trionfare con l’uso di nuovi mezzi di comunicazione sociale”.

Reporter Sans Frontieres ha classificato l’Iran come “nemico di internet”, al secondo posto dopo la Cina. Eppure sempre RSF quest’anno ha assegnato il premio libertà d’espressione a una blogger iraniana, Jila Bani Yaghoob. Nessuna contraddizione?

No, anzi. Sia lei che il marito sono stati arrestati e il suo blog è messo continuamente sotto attacco. Nell’ultimo anno oltre 350.000 siti sono stati bloccati dal regime, ma più fanno così più la rete esplode di proposte. Pensi che la lingua farsi, la nostra, è la quarta più usata dai blogger nel mondo. Senza contare tutti gi iraniani che scrivono sui loro blog magari in inglese o in altre lingue. C’è un fermento inimmaginabile.

Ma come avviene il controllo della rete?

I guardiani della rivoluzione hanno creato un reparto di polizia chiamato “Cyber-Jihad” in cui sono arruolate ben 20.000 persone. Le racconto un aneddoto per farle capire la capillarità del controllo: qualche mese fa sono stato invitato per un dibattito in un paesino vicino ad Alghero. Quando il piccolo Comune ha pubblicizzato l’evento sul suo sito, la pagina internet si è bloccata e dopo un po’sono comparsi slogan e immagini propagandistiche verso il governo iraniano. Ma ci rendiamo conto? Questo episodio sarebbe comico se non fosse drammatico.

Un vero e proprio hackeraggio di Stato.

Si, che coinvolge anche i telefonini. Camminando per le vie di Teheran si puo’essere fermati dalla polizia che chiede di mostrare il cellulare. Controllano i messaggi, i video caricati, gli mms. Un ragazzo che conosco si è fatto due giorni di carcere per una barzelletta che aveva nel cellulare in cui si prendeva in giro il regime islamico.

Però i ragazzi iraniani trovano comunque il modo di andare su Facebook o Twitter.

Lo fanno attraverso i “mirror sites”, siti che ti permettono di scavalcare la censura. Il problema è che durano al massimo un giorno, poi il regime li scova e li oscura. E così ogni mattina vanno creati centinaia di un nuovi siti-specchio con nuove password per entrare in rete.

Ma i creatori dei social network si aspettavano questa valanga di contatti da un Paese così controllato?

Nessuno se lo aspettava. Ho parlato per il mio libro con uno dei dirigenti di Facebook che mi ha detto che loro non avevano mai pensato che Fb potesse essere usato come strumento di lotta per la democrazia. E invece l’Iran ha fatto da apripista in questo. Perché oggi le dittature si sconfiggono così, penetrando il regime con la forza del Web.

Ma che fine hanno fatto i media stranieri?

Due giorni dopo le ultime elezioni sono stati espulsi tutti i corrispondenti e gli inviati delle tv e dei giornali esteri. Sono rimasti solo i ragazzi – il 70% della popolazione iraniana ha meno di 30 anni – con i loro pc e i loro telefonini. L’orribile morte di Neda è stata ripresa da ben cinque cellulari. Nessuna tv sarebbe riuscita a coprire lo stesso evento da cinque angolazioni diverse.

E cinque minuti dopo le immagini del suo bellissimo volto insanguinato avevano già fatto il giro del mondo….

Esatto. Infatti il regime sta adottando un’altra forma di sabotaggio: rallentare internet. Rallentano la velocità per connettersi, per acquisire o caricare video, per aprire i siti. La velocità delle Rete è pericolosa per i Pasdaran.

Lei vive in Italia, avrà letto che nel Ddl sulle intercettazioni, c’è un articolo dedicato al Web e all’obbligo di rettifica anche per i “siti informatici” amatoriali. Come spiega tutta questa attenzione alla Rete?

Perché fa paura. Perché è incontrollabile. Perché nel bene e nel male è impossibile costringerla in un perimetro. Ad esempio, se anche passasse questa norma in Italia, si troverebbe il modo per aprire un sito, italiano, con un server estero ed aggirare così il divieto.

Il nostro osservatorio si chiama appunto Free As The Web. Ritiene che esperienze come questa possano essere importanti anche per Paesi apparentemente lontani come l’Iran?

Non sono importanti, sono fondamentali. Primo perché non si deve mai abbassare la guardia, è importante monitorare la libertà della rete ovunque ci si trovi. E poi perché ormai i confini nazionali con il web sono sempre meno importanti. Sarebbe bello, ad esempio, se un blogger iraniano il cui provider è stato bloccato dal regime potesse trovare uno spazio in cui scrivere dentro a siti come il vostro. Free As The Web, no?

Source: “Oggi le dittature si sconfi…per una rete libera e neutrale user posted image
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Istruzioni per il ‘mirroring’ di blog WordPress, a rischio censura.

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 2 maggio 2010
Global Voices Advocacy è lieta di lanciare un nuovo manuale di istruzioni 2.0 di Advocacy: Il mirroring dei blog WordPress a rischio censura [in, come tutti i link seguenti]. Il manuale, scritto da Sami Ben Gharbia (direttore di Global Voices Advocacy), con la collaborazione di Rebekah Heacock (assistente di ricerca presso la OpenNet Initiative) e Jeremy Clarke (sviluppatore web di Global Voices ed esperto di WordPress), è rivolto ai blogger che, operando con WordPress in modalità self-hosting*, temono che il proprio blog possa essere filtrato e bloccato dalle autorità governative. Il manuale si propone come ausilio per i blogger che intendono duplicare il proprio sito, mantenendo i contenuti accessibili ai lettori malgrado i filtri. Contiene istruzioni per la duplicazione di un blog WordPress originale (”fonte”).

Introduzione

Chi difende la libertà di espressione online, sul fronte dell’accesso ai siti web e ai blog soggetti a oscuramento, si applica soprattutto nello sviluppo di sistemi di elusione basati su appositi strumenti anticensura. Insegnare agli utenti di internet come funzionano questi sistemi è importante, però non basta. Molti infatti non conoscono l’esistenza degli strumenti specifici oppure non vi hanno accesso, perché nei Paesi in cui internet è soggetto a filtraggio, generalmente vengono bloccati anche i server proxy e le altre tecnologie anticensura. E quando si utilizzano, certi strumenti hanno ricadute sulla velocità di connessione, rendendo l’accesso a internet ancor più lento proprio laddove la qualità della connettività è già scarsa.

Per rendere accessibili i contenuti non si ci può dunque affidare alle tecnologie anticensura contando solo sulle cognizioni tecniche dei lettori*. Per avviarsi all’implementazione di soluzioni creative capaci di rendere accessibili i contenuti a tutti i potenziali lettori, a prescindere dalla loro ubicazione, bisogna prima di tutto tener conto delle esigenze degli utenti prevenendo le azioni censorie delle autorità.

Nei Paesi soggetti al blocco dei contenuti online, l’accesso degli utenti ai siti bloccati si può favorire grazie al mirroring: si tratta di duplicare i contenuti di un sito su un altro dominio o sottodominio. Il duplicato riflette automaticamente tutte le modifiche apportate al sito originale e in tal modo l’autore del blog può aggirare la censura, perché si moltiplicano i luoghi da cui gli utenti possono accedere ai contenuti.

Indice della guida

1. Come duplicare i contenuti in assenza di mirroring
2. Proteggere il blog
3. Introduzione alle tecniche di filtraggio in rete
4. Stabilire in che modo viene bloccato il blog
5. Mirroring di un blog WordPress:
6. Acquisire e configurare un dominio o sottodominio
7. Scegliere, scaricare e installare un plugin per il mirroring di un blog WordPress
8. Configurare il plugin
9. Gestire i rischi legati al posizionamento della pagina nei motori di ricerca
10. Come comunicare ai lettori l’esistenza di un duplicato del sito

Il testo integrale della guida si può scaricare qui come file PDF. La visualizzazione richiede la versione gratuita di Adobe Acrobat Reader disponibile qui.

A chi può, chiediamo di scaricare il testo e collaborare traducendolo nella propria lingua.

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* Un blog Word-Press in modalità self-hosting è un blog non disponibile mediante il servizio di blogging gratuito WordPress.com, ma collocato su un server distinto che utilizza la piattaforma editoriale di WordPress.org. Per maggiori informazioni, rimandiamo a http://wordpress.org.

** Per una descrizione di punti di forza e criticità degli strumenti anticensura, rimandiamo a Ethan Zuckerman, “Internet Freedom: Beyond Circumvention“, My Heart’s in Accra, Febbraio 22, 2010 [l'articolo in traduzione italiana, Questioni di Censura, a cura di Nova100 Review, è ora disponibile in versione rivisitata con i link originali sul sito di Nazione Indiana.]

Per ulteriori approfondimenti sul dibattito in corso in materia di libertà di internet, rimandiamo a Ethan Zuckerman, “Internet Freedom: Protect, then Project“, parte prima e parte seconda, traduzione italiana a cura di Voci Globali su La Stampa.it <
di Tamara Nigi · pubblicato 26 aprile 2010.

Fonte: http://it.globalvoicesonline.org/2010/04/i…ischio-censura/
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/

La rete non “piace” alla destra … evidentemente

Posted in Politica&Società by yanfry on 2 aprile 2009

Consideratela una “visione” di parte ma i fatti gli danno ragione, mi riferisco al post pubblicato da  Mario Adinolfi su Europa che vi riporto integralmente:

Le destre italiane non amano Internet

Bloggare è di sinistra
L’autocitazione è sempre inelegante, ma forse questa volta può essere utile per spiegare qualcosa di serio. Su questo giornale un paio d’anni fa ebbi a scrivere una frasetta provocatoria: «Bloggare è di sinistra». Ne nacque una polemica pesante con i blogger di destra, tesi a rivendicare cittadinanza nel mondo della rete e chi sono io per negargliela, ma il problema è un altro: le destre italiane non amano la rete. La utilizzano, ma non ne convidono lo spirito di rivoluzionaria apertura democratica. Il Web 2.0 è certamente di sinistra. Bloggare è di sinistra.
L’imbarazzante ddl Carlucci
La dimostrazione? Le proposte di legge che riguardano la rete, prima fra tutte quella presentata dal deputato del Popolo delle Libertà Gabriella Carlucci, imbarazzante per l’ignoranza dei meccanismi del web e per il tentativo da stato totalitario di mettere la mordacchia a internet. Roba che viene tentata solo a Cuba e in altri luoghi parecchio democratici, tipo Iran e Cina, dove la rete è libera solo che il governo la controlla. Praticamente il concetto che viene espresso dalla sostanza del ddl Carlucci.
La proposta Vita-Vimercati  (vedi il post in “sede” ndy)
Per fortuna il Partito democratico non fa solo chiacchiere e per una volta arriva sul tappeto una proposta di legge organica, primi firmatari Vita e Vimercati, illustrata negli scorsi giorni da Paolo Gentiloni a Vittorio Zambardino per Repubblica.it. Punti fondamentali della proposta sono: garantire un accesso neutrale alle reti di comunicazione elettronica, promuovere i diritti di cittadinanza attiva al fine di rafforzare la partecipazione e il processo decisionale democratico, sostenere lo sviluppo e la valorizzazione dei sistemi informativi pubblici garantendo il pluralismo informatico anche con l’uso del software libero, diffondere l’uso delle nuove tecnologie della comunicazioni presso il sistema delle imprese, rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità di accesso alle reti di comunicazione dei cittadini che versano in condizioni di disabilita, disagio economico e sociale e di diversità culturale.
Confronto il 16 aprile
«Riteniamo importante – dicono i senatori Vita e Vimercati in un comunicato – avviare, contestualmente al percorso parlamentare, un grande dibattito sulla rete per raccogliere opinioni, suggerimenti, osservazioni, proposte di modifiche capaci di fare della nostra proposta una legge ampiamente condivisa dal popolo di internet». Il popolo del web 2.0 non mancherà di partecipare. Un primo appuntamento è fissato per il 16 aprile, per un confronto a Palazzo Marini tra il Pd e i cittadini della rete. Altri ne seguiranno.
A destra, non credo che la Carlucci intenda procedere così. I blogger di destra, per una volta, si sentirebbero imbarazzati a fare il coro. www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it

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GlobalVoicesonline il giornalismo “vissuto” dalla gente comune

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright by yanfry on 13 marzo 2009

Il “Giornalismo partecipativo“, ovvero giornalismo “dal basso” quello in cui a produrre le notizie non sono solo giornalisti e professionisti ma normali cittadini che descrivono e commentano eventi a cui assistono e che gli sono vicini, comincia ad avere riscontri sempre maggiori, in quanto permette di rendere note situazioni, eventi e fatti che spesso sono dimenticati dai media di massa (quasi sempre legati all’audience e alle esigenze dell’editore)

globalIl servizio offerto da it.globalvoicesonline.org (ideato dalla Harvard Law School) si basa proprio sulla promozione dei citizen journalist, aggregando e traducendo in più lingue possibili queste voci ed informazioni per diffonderle e farle conoscere anche a chi non capisce bene altre lingue, il tutto su base volontaria (l’economia del dono è una risorsa immensa della rete).

Per invogliarvi a darci un’occhiata vi posto gli argomenti proposti dalla newsletter di questa settimana :

Newsletter del 9 Marzo 2009

In apertura un’altra ottima segnalazione per il nostro lavoro e l’attività di Global Voices in generale: un breve articolo nell’inserto odierno Affari e Finanza del quotidiano la Repubblica (anche se in realtà siamo ‘sbarcati’ in italia dal giugno 2008 ;)

Nell’ultima settimana ci siamo occupati in particolare di Pakistan, Guinea Bissau, Israele, Colombia, Iran, Regno Unito e Stati Uniti.

In evidenza, le prime reazioni della blogosfera cingalese al recente attentato che ha coinvolto la nazionale di cricket. E a seguire, quelle dei blogger della Guinea Bissau, dove alcuni omicidi eccellenti minacciano la stabilità del Paese.

Ci spostiamo quindi in Israele con due articoli che rilanciano il dibattito sulla questione del rilascio di Gilad Shalit, soldato israeliano in mano ad Hamas ormai da tre anni, e sul recente attentato con un bulldozer, il terzo di questo tipo dall’inizio dell’anno.

Andiamo poi a Medellin, in Colombia, dove sembra tornata l’atmosfera di tensione degli anni del grande narcotraffico di Escobar: Le bande reagiscono alla stretta nei controlli da parte della polizia costringendo al coprifuoco interi quartieri. Mentre un un giornalista brasiliano, recatosi a Teheran per lavoro, ci aggiorna sulla blogosfera iraniana.

In chiusura, occhi puntati su Regno Unito e Stati Uniti: dal primo, un nuovo codice di condotta proposto da alcuni giornali nazionali per non marginalizzare le comunità indigene; nel secondo, invece, va diffondendosi anche tra i carcerati l’uso dei blog – come testimoniano diversi esempi qui riportati.

Ecco titoli e sintesi degli articoli di questa settimana:

1- Pakistan: Il terrorismo colpisce perfino il cricket

Ieri mattina un commando armato ha attaccato la nazionale cingalese di cricket in procinto di giocare contro il Pakistan a Lahore. Qui di seguito una prima testimonianza diretta, corredata dalle immediate (e preoccupate) reazioni della blogosfera locale.

2- Guinea Bissau: Omicidi ancora senza risposta, situazione confusa

I ravvicinati omicidi del Presidente Joao Bernardo Vieira e del suo rivale di sempre, il Generale Batista Tagme, vanno provocando forti timori d’instabilità nella giovane repubblica dell’Africa Occidentale.

3a- Israele: quanti prigionieri palestinesi in cambio di Gilad Shalit?

Dopo ormai tre anni, ancora in sospeso la sorte soldato israeliano Gilad Shalit catturato da Hamas in un blitz oltre confine. Falliti i numerosi tentativi diplomatici di ottenerne il rilascio, i blogger locali si interrogano: qual è il giusto prezzo per la sua libertà?

3b-Gerusalemme, terzo attentato dell’anno con un bulldozer

Giovedì scorso un altro di questi attentati, impossibili da prevenire, ha lasciato molti bambini sotto shock e l’attentatore ucciso. Ecco una rassegna delle immediate reazioni della blogosfera locale.

4- Colombia: A Medellin torna la paura

Pur con l’intensificazione delle misure di sicurezza, le bande di narcotrafficanti provano a imporre il coprifuoco e a terrorizzare i cittadini. I quali ne discutono (e si organizzano) su Twitter e vari blog.

5- Un giornalista brasiliano alla scoperta della blogosfera iraniana

Raul Juste Lores, corrispondente a Pechino per il Folha de Sao Paulo, si è recato a Teheran, dove ha incontrato e intervistato diversi blogger iraniani. Eccone un resoconto in prima persona.

6- Regno Unito: Bollare il razzismo dei media contro le popolazioni indigene

Con la crescente consapevolezza dei problemi delle popolazioni indigene, le testate britanniche The Guardian e The Observer hanno stabilito di evitare l’uso di due espressioni che marginalizzano e denigrano questi gruppi sociali

7- USA: Dal carcere al blog

Nelle prigioni a stelle e strisce, curare un blog è una tendenza sempre più diffusa – almeno tramite qualcuno all’esterno che abbia accesso a un computer.

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Nuovo Blog per vecchie esigenze

Posted in Varie by yanfry on 4 marzo 2009

… ovvero COMUNICARE, parlare di me e di ciò che penso, delle mie idee e di quelle che condivido, ma anche di quelle che non mi piacciono o che ritengo sbagliate, benvenuti nel mio blog ;)

Byez.

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