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Peter Sunde, fondatore di The Pirate Bay: “La prigione è un po’ come il copyright”

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 10 settembre 2014

È un giorno d’estate in una delle zone turistiche più popolari della Svezia ma non sono qui per godermi il sole. Sto per andare in prigione.

Västervik Norra, una prigione di media sicurezza per 255 detenuti sulla sponda orientale della Svezia, non è un luogo accogliente, piuttosto in contrasto con l’ambiente circostante. La sala d’attesa è in parte decorata con un paio di giocattoli di plastica. Io sono uno dei soli tre “visitatori” quel giorno. La maggior parte dei detenuti qui sta scontando la propria pena per crimini violenti, rapimenti e simili.

Il prigioniero che sto per incontrare qui è Peter Sunde. Il suo crimine? “Assistere nella violazione del copyright”. Ha contribuito a costruire e gestire The Pirate Bay, che facilita la condivisione di file. Per undici anni, l’industria dell’intrattenimento ha cercato di farcela nella sua impresa più difficile, quella di chiudere il sito, estremamente popolare, senza successo. Le loro uniche vittorie sono state simboliche. In alcuni Paesi, tra cui l’Italia (ndR), i fornitori hanno iniziato a bloccare il sito ma poiché tali blocchi sono stati facilmente eludibili dal primo giorno non hanno poi fatto più nulla per frenare la popolarità di The Pirate Bay.

Sto per vedere un’altra loro vittoria simbolica: un giovane innovatore dietro le sbarre. I fondatori di altre piattaforme di file sharing come Napster o Kazaa sono stati lodati per la loro ingegnosità e sono ora imprenditori celebrati. Peter, invece, ha dovuto interrompere il lavoro sulle sue start-up di successo, come il servizio di micropagamenti Flattr e il sistema di messaggistica crittografata Heml.is, per scontare la pena in prigione.

Peter Sunde

Non è stato facile incontrare Peter: inizialmente, la sua richiesta per l’approvazione della mia visita è stata respinta, in quanto sono state approvate le richieste di altri amici che cercano di prestargli assistenza. È stato solo quando ha letto i regolamenti e ha presentato una denuncia – sottolineando il mio status di rappresentante eletto del Parlamento europeo – che la mia visita è stata approvata.

«Se non insisti costantemente per i tuoi diritti, te li negheranno»

Quando siamo finalmente faccia a faccia, sorseggiando il caffè solubile in una piccola stanza, mi dice che questo è la norma in carcere: “Se non insisti costantemente per i tuoi diritti, te li negheranno”. Egli racconta di come abbia dovuto ricordare alle guardie che non era loro permessa l’apertura della posta riservata che riceve dai giornalisti, così come il suo presunto diritto all’istruzione o alla professione durante il suo periodo di detenzione in pratica consista in un libro di spagnolo per principianti.

“La prigione è un po’ come il copyright”, fa notare Peter: in entrambe le aree, vi è mancanza di trasparenza e le persone che detengono il potere approfittano del fatto che la persona media non presta molta attenzione alla questione. Ciò apre la porta agli abusi e alla corruzione. Poche persone si sentono direttamente interessate da tali sistemi, anche se un sacco di utenti di Internet commettono violazioni di copyright, molti non si rendono nemmeno conto che stanno violando le leggi e non ne subiscono ripercussioni. Quindi è difficile chiedere alla politica tradizionale di risolvere anche le ingiustizie più palesi che questi sistemi producono. Gli chiedo se la sua prigionia ha cambiato le sue idee politiche. “Le ha confermate”, risponde lui. “Prima sapevo che il sistema era rotto ma ora so fino a che punto.”

«Prima sapevo che il sistema era rotto ma ora so fino a che punto.»

Questa visita di due ore rappresenta la prima volta che mi capita di incontrare Peter lontano dalla tastiera. Ci siamo scritti via e-mail un bel po’ durante la campagna elettorale per il Parlamento europeo, in cui noi due rappresentavamo il Partito Pirata in diversi Paesi. Le nostre conversazioni coprivano i nostri numerosi interessi politici comuni, dalla riforma del copyright ai diritti degli animali e al diritto di asilo. È stato proprio durante il mio trasloco a Bruxelles per iniziare il mio mandato nel Parlamento europeo che ho appreso dell’arresto di Peter.

“La cosa peggiore è la noia”. Lui mi racconta della sua routine quotidiana: “Per colazione ho yogurt di soia e muesli, che mi è stato recentemente dato il permesso di acquistare con il mio denaro, dato che il carcere non offre alcun cibo vegan”. Questo è seguito da un’ora di esercizio – camminare intorno al cortile in cerchio – e talvolta la possibilità di giocare a ping-pong o visitare la biblioteca del carcere nel pomeriggio, prima che Peter rimanga bloccato nella sua cella per la notte. L’unica altra distrazione deriva dalle decine di lettere che Peter riceve ogni giorno. Non tutti i libri che i suoi amici e sostenitori inviano gli arrivano – sono prima sottoposti a screening per “contenuti non appropriati”. Altri articoli che arrivano via posta, come caramelle vegan, non gli saranno consegnati prima della sua liberazione “ma almeno il carcere è obbligato a catalogare ogni singola cosa che mi mandanoe questo li fa incazzare”, dice Peter con un occhiolino.

«Ci saranno per ora circa 10 000 Pirate Bay!»

Mentre la sua notorietà deriva in gran parte dal suo ruolo nella fondazione di The Pirate Bay, Peter è stato critico sullo sviluppo della piattaforma per molto tempo e ha dedicato le sue energie ad altri progetti. “Ci dovrebbero essere 10.000 Pirate Bay da adesso!”, esclama. “Internet è stato costruito come una rete decentrata ma per ironia della sorte la centralizzazione è sempre più incoraggiata. Dato che The Pirate Bay è stata attiva per 11 anni, quasi tutti gli altri siti Torrent hanno iniziato ad affidarsi su di essa come una spina dorsale. Abbiamo fatto un singolo errore e lo sviluppo della tecnologia del file sharing è rimasto bloccato”.

Agli occhi di Peter, The Pirate Bay ha fatto il suo corso e si è trasformato in una società commerciale che ha poco a che fare con i valori sui cui è stata fondata. Al giorno d’oggi, le battaglie più importanti per un Internet aperto si svolgono altrove – dice, notando che la tendenza verso la centralizzazione non si limita alla condivisione dei file. Facebook da solo si è trasformato in una piccola versione di internet stile giardino recintato, in cui un sacco di utenti sono contenuti e non hanno accesso a una rete più ampia. Allo stesso tempo, servizi come Google e Wikipedia stanno lavorando ad accordi di distribuzione che rendono i loro siti disponibili per le persone che non hanno accesso a un Internet reale.

Un passo per contrastare questa tendenza verso la centralizzazione potrebbe essere la portabilità dei dati, il diritto di portare via i propri dati personali da un servizio come Facebook e portarli con sé a un concorrente. Il diritto alla portabilità dei dati è parte della normativa europea proposta sulla protezione dei dati, che è attualmente bloccata in negoziati tra gli Stati membri dell’UE. “Avere la portabilità dei dati sarebbe un grande passo avanti”, dice Peter, “ma non è abbastanza. La portabilità non ha senso senza la concorrenza. Come attivisti e imprenditori, abbiamo bisogno di sfidare i monopoli. Abbiamo bisogno di costruire una rete sociale pirata che è interoperabile con Facebook. O costruire dei competitori per piccoli monopoli prima che vengano acquistati dai grandi giocatori in campo. L’attivismo politico nei parlamenti, che il Partito Pirata persegue, è importante, ma deve essere combinato con perturbazioni economiche”.

«Gli effetti delle decisioni che prendiamo oggi possono essere drammatici.»

“Internet non cambierà radicalmente nei prossimi due anni, ma nel lungo termine. Gli effetti delle decisioni che prendiamo oggi possono essere drammatici”, riassume Peter. Secondo lui, stabilire la neutralità della rete, in particolare sulle reti mobili, sarà una delle battaglie cruciali. Internet può essere nato come uno spazio non commerciale, ma attualmente è interamente governata dal business e senza la neutralità della rete, le grandi aziende potranno rafforzare i monopoli e soffocare l’innovazione. Un pushback sarà necessario dalle piccole imprese e dalla società civile – ma quei gruppi si sforzano per essere ascoltati nei dibattiti politici e spesso mancano le risorse finanziarie per gli sforzi di lobbaggio su larga scala.

Anche se Peter è visibilmente influenzato dalla sua prigionia e parla della lotta contro la depressione, non ha smesso di fare progetti per il futuro. “Le cose saranno più facili una volta che sarò fuori di qui. Sono stato latitante per due anni e difficilmente potevo andare a conferenze o avrei dovuto presentarmi senza preavviso. “Una volta che la sua condanna a otto mesi sarà giunta al termine, Peter vuole tornare all’attivismo. Quando chiedo dei suoi prossimi progetti, inizia sorridendo e mi dice di avere pazienza. “Tutto quello che posso dire ora è che sono pieno di idee e che uno dei miei obiettivi principali sarà quello di sviluppare metodi etici di finanziare l’attivismo.

«Spesso c’è bisogno di soldi per il cambiamento. Ma la maggior parte dei modi di ottenerlo richiedono un compromesso con i vostri ideali. Possiamo fare di meglio.»

Le due ore con Peter sono passate più velocemente di quanto mi aspettassi. Ben presto una guardia bussa alla porta e – dopo frettolosi addii – gli uscieri mi riportarono alla sala d’attesa, dove il mio telefono e gli altri miei beni mi vengono restituiti. Peter sta ora sperando che la sua condanna al carcere venga trasformata in arresti domiciliari, i quali permerebbero a lui di vedere suo padre, gravemente malato, e passare meno tempo in isolamento. La sceltà dipenderà in gran parte dal fatto che lo Stato svedese continui o meno a vedere un attivista di condivisione file come una seria minaccia al pubblico. In una società in cui la maggioranza dei giovani abitualmente violano il copyright semplicemente condividendo cultura, questa visione sembra del tutto insostenibile.

Scrivi a Peter:
Peter Sunde, Box 248, 59323 Västervik, Svezia

Note

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente da Julia Reda, unica parlamentare del Partito Pirata tedesco, sul suo sito personale e pubblicato sotto licenza CC0. L’immagine di copertina è tratta dalla SHARE Conference e pubblicata sotto licenza CC-BY-SA 2.0, l’immagine di Sunde è tratta dal kit per la stampa del film TPB-AFK e pubblicata sotto licenza CC-BY 3.0. La traduzione è ad opera del GdL Traduzioni del Partito Pirata italiano.

Cyberia: Torino Capitale del Software libero 14/09

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 4 settembre 2014

10628155_10203170355554681_411576753835660577_nLa Community di promotori, sostenitori e sviluppatori di Free Libre Open Source Software, attiva a Torino, festeggia e sostiene attivamente la scelta dell’amministrazione comunale di migrare i propri computer al sistema operativo GNU/Linux

Anche per questo organizza Cyberia, un evento ricco di iniziative e ospiti mirato ad incuriosire, informare e discutere sulle numerose sfaccettature e possibilità offerte dall’approccio “libero ed aperto” alla conoscenza utilizzando gli strumenti tecnici e giuridici esistenti.
La community torinese coesa, propositiva e disponibile intende sfruttare questa occasione per promuovere ed incoraggiare tutte le pubbliche amministrazioni ad adottare software libero e per far sentire forte e concreto il suo supporto.

All’evento parteciperà Richard Stallman, figura di rilievo mondiale, uno dei principali esponenti del movimento del software libero e fondatore del progetto GNU.

Anche Border Radio (web radio che trasmette esclusivamente musica rilasciata con licenze libere www.border-radio.it), parteciperà all’evento Cyberia per tutta la durata dell’iniziativa con una diretta streaming degli appuntamenti, interviste, approfondimenti…
Il programma:
Dalle 15.00 saranno attivi numerosi workshp e laboratori:
– Mini LIP (Linux Installation Party)
– Recupero Trashware con Software Libero
– Sportello consulenza CC (Creative Commons) per artisti e produttori di contenuti
– Distribuzione a km0: OpenMamba
– Open 3d: Proiezione Video Blender Foundation
– Dimostrazioni Stampa 3D
– Eris Edizioni: Casa editrice Creative Commons
– I.I.S. Giuseppe Peano
– Patamu.com (deposito e tutela opere, gratuita e legale)

Dalle 16.30, appuntamento centrale della giornata, la discussione pubblica moderata dall’avvocato Marco Ciurcina, a cui parteciperanno tra gli altri:

Gianmarco Montanari (Direttore Generale Città di Torino), Fosca Nomis (Consigliere Comunale di Torino), Roberto Moriondo (Direttore Innovazione e Ricerca Regione Piemonte), Luca Robotti (Promotore Legge regionale n. 9 del 26 marzo 2009), Angelo Raffaele Meo (professore emerito del Politecnico di Torino), Juan Carlos De Martin (Co-fondatore Centro Nexa su Internet e Società), Roberto Guido (Direttore Italian Linux Society), Enrico Capirone (Consiglio di Amministrazione del CSI Piemonte e Vicesindaco della Città di Ivrea), Alessandro Portinaro (Sindaco Comune di Trino), Sasha Dalia Manzo (Avvocato esperto in proprietà industriale e intellettuale), Italo Vignoli (Co-Fondatore The Document Foundation) ..

Dalle 18,30 intervento di Richard Stallman

A partire dalle 22.00 live di gruppi aderenti al progetto Patamu.com, la prima piattaforma in Italia che permette agli artisti di depositare e tutelare gratuitamente dal plagio le proprie opere d’arte e di ingegno in modo legalmente valido. Parteciperà Adriano Bonforti, fondatore del progetto.

Dalle 22 alle 23 – de Grees (hard-monic)

Dalle 23 alle 24 – So What Jazz Ensemble (Jazz Elettrico)

L’iniziativa è promossa da “Volontari per il software libero e le libertà digitali”:
NetStudent, GlugTO, Officina Informatica Libera, ARCI Torino, Prometeo con il sostegno di Italian Linux Society.

Per informazioni e comunicazioni: cyberia@arcitorino.itPer informazioni e comunicazioni: cyberia@arcitorino.it

 

Fonte: http://www.arcipiemonte.it/torino/eventi/cyberia-torino-capitale-del-software-libero

‘Borderline’ festival di etichette e produzioni indipendenti 5-6-7 Settembre 2014

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 23 luglio 2014

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‘Borderline’ è un festival di etichette e produzioni indipendenti nato il 22 giugno 2013 in occasione della prima diretta ufficiale di Radio Strike, radio web con sede a Ferrara, nata dalla comune esigenza di diffondere, condividere e far circolare saperi, idee, immaginari.

L’esperienza di Radio Strike ha dato il via a una serie di riflessioni che ci hanno portato a chiederci se esista, o meglio se si possa ancora parlare di musica Indipendente, e in senso più generale, di cultura Indipendente.

 

 ‘BORDERLINE': COME E PERCHÉ

L’esigenza di organizzare e promuovere ‘Borderline’ nasce dall’idea di sostenere il percorso delle etichette indipendenti che cercano di discostarsi dalla logica di chi strumentalizza la musica, snaturandone il potenziale comunicativo e riducendola spesso a mera merce di scambio.

Riteniamo pertanto che il percorso delle realtà indipendenti vada condiviso, incoraggiato e supportato, e che ogni espressione artistica pensata come indipendente costituisca una forma di resistenza attiva alla logica del controllo culturale ed economico su creatività e immaginario, individuale o collettivo che sia.

Quest’anno, dopo aver aderito alla campagna nazionale #NOSIAE del 12 aprile scorso, promossa su territorio nazionale da Andrea Caovini, abbiamo deciso di costruire un festival di tre giorni, un festival che non sia semplice contenitore, ma momento di incontro tra realtà diverse e laboratorio di nuove pratiche per mettere in discussione l’attuale  concezione del diritto d’autore e promuovere la diffusione e il libero accesso alla cultura.

La seconda edizione di Borderline si terrà il 5-6-7 settembre nella suggestiva location della Casa del Popolo di Ponticelli, tra Ferrara e Bologna. Il programma del festival prevede aree espositive per le etichette e l’editoria indipendenti, momenti seminariali e di dibattito e naturalmente performance e concerti dal vivo.

Crediamo che oggi sperimentazione e produzione culturale debbano necessariamente partire dal basso, nel modo più libero e autonomo possibile; per questo motivo abbiamo deciso di finanziare il festival attraverso il crowdfounding.

 

Sostieni il progetto

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Se credi come noi nell’importanza di muoversi ‘Borderline’ e vuoi contribuire al nostro progetto puoi contribuire alla nostra sottoscrizione su Produzioni dal Basso a questo indirizzo :)

 

Per ulteriori informazioni scrivi a radio@radiostrike.org

 

Decidiamo noi quanto vale la conoscenza. Con una moneta, un ecosistema p2p, e una nuova idea di scuola. Benvenuti alla Knowpen Foundation

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 11 luglio 2014

 

Di Occupy 3.0, Alice Meniconi ci ha raccontato come e perché è nato il progetto, mentre Michel Bauwens ci ha raccontato  che si tratta di un processo storico nelle forme di protesta dei movimenti studenteschi.

Ma cosa hanno progettato i ragazzi dell’ISIA? In siontesi, qual’è e come funziona la scuola del futuro di cui parliamo da quasi due settimane? a raccontarcelo è Rudy Faletra che ci ha lasciato anche una breve video-testimonianza.

Incipit. Mi chiamo Rudy, ho 22 anni , studio design del prodotto. Vedo la società cambiare continuamente: abbiamo a disposizione nuovi strumenti, materiali e conoscenze ogni giorno. E penso una cosa: possiamo far sì che il sistema educativo sia al passo con tempi e con i cambiamenti.

Anzi dirò di più, credo che l’ambiente dell’istruzione debba essere il luogo in cui si progetta e si sperimenta: la vera culla dell’innovazione. Un luogo in cui la conoscenza sia il bene comune e quindi l’energia  dell’intero meccanismo.

Ho sempre immaginato una scuola aperta in cui studenti, professori, professionisti affrontino con volontà e passione nuovi progetti! Dove, una rete di persone interessate ad un modo nuovo e libero di diffusione e creazione della conoscenza, siano il motore principale. Tutto questo è possibile!

Per questo motivo ho deciso di far parte del Near Future Education Lab ed occuparmi dell’aspetto progettuale.

E proverò a spiegarvi cosa è e come funziona l’ecosistema educativo che abbiamo in mente e come abbiamo deciso di metterlo in atto, unendoci in una Fondazione: la Knowpen Foundation per affrontare la crisi e trasformarla sul serio in una opportunità, per noi a per altri.

[1] La Future Map e 5 ipotesi di base

La metodologia che abbiamo scelto per affrontare quest’avventura è quella del Near Future Design. Si parte da un concetto di base: il futuro non esiste! Il futuro è una performance che ci vede tutti coinvolti, attraverso ciò che immaginiamo e ciò che desideriamo!

In questa metodologia primo passo è creare una future map. La costruzione di una mappa del futuro comporta la combinazione di una ricerca tecnica/tecnologica insieme ad una etnografica/antropologica: qual’è lo stato delle arti e delle tecnologie? Cosa desideriamo come esseri umani? Come ci comportiamo, come cambia la nostra quotidianità con l’ingresso di nuove tecnologie? Quali sono le possibilità future, come si realizzerano tecnicamente e tecnologicamente? E ancora, come cambieranno esse stesse insieme alla società?

Tutto questo ci ha portato a definire 11 “assi del cambiamento” del sistema educativo e 5 ipotesi alla base della nostra idea progettuale:

1) Il sistema educativo ha un’alta barriera all’ingresso.
Se puoi permetterti le centinaia di migliaia di dollari (o euro che siano) per entrare nelle migliori scuole, per te non c’è nessuna crisi del sistema educativo. Avrai laboratori, corsi personalizzati, tutoring, mentoring, auditorium, biblioteche, attrezzature, eccetera.

2) I modelli educativi attuali si basano ancora sulla competizione piuttosto che sulla collaborazione. I sistemi competitivi, adeguati all’era industriale, non funzionano nell’era dell’informazione, della conoscienza e della comunicazione, basata su meccanismi collaborativi. Principi come l’accesso universale e l’inclusione sono fondamentali per la creazione di capitale sociale e l’avvento di un’economia della condivisione.

3) La conoscenza è un Commons!
Questo sia perché, come sostiene Rifkin, permette costi marginali che tendono verso lo zero, sia perché, come sostiene Michel Bauwens, l’accesso a un Common della conoscenza è strategico e abilitante per la società nel suo insieme.

4) Nuovi modelli (percettivi e cognitivi) per l’educazione.
I modi in cui impariamo, collaboriamo, lavoriamo, progettiamo e ci relazioniamo sono radicalmente cambiati: dalla convergenza di più discipline all’intersezione di ruoli differenti nel processo educativo, nel passaggio dagli atomi ai bit (e viceversa) la produzione di conoscenza e informazione diventa una performance culturale, interconnessa ed emergente a cui tutti prendiamo parte costantemente e in modo ubiquo.

5) Necessità di un nuova definizione di “valore”.
Dalla pagina del progetto P2PValue, una definizione che ci ha ispirato: “Commons-based peer production (CBPP) is a new and increasingly significant model of social innovation based on collaborative production by citizens through the Internet”. Studiando questo modello, abbiamo capito la necessità di una nuova definizione di valore, capace di relazionarsi al benessere dell’ecosistema nel suo complesso: il prezzo di vendita sul mercato di prodotti o servizi non è sufficiente.

[3] Il progetto: cos’è e perché nasce la Knowpen Foundation  

La carne al fuoco era tanta, ve ne siete già accorti, e non è stato semplicissimo riunire tutti i pezzi (ci abbiamo messo un po’…). Ma una cosa ci era chiara: nell’era della conoscenza e dell’informazione l’istruzione può diventare il motore di un cambiamento positivo per tutta l’umanità ed è solo grazie all’educazione, alla ricerca, alla possibilità di imparare, di creare che riusciremo ad uscire dalla crisi. Tagliando i fondi alla scuola stiamo perdendo una occasione enorme!

E’ qui che il nostro progetto è diventato per noi una necessità.

Coerentemente con la ricerca, nella scuola che stiamo progettando la conoscenza è un Bene Comune, e i suoi spazi sono permeabili. Si aprono alla città e alle comunità, ci si può collaborare da qualsiasi parte del mondo, in modo ubiquo: l’architettura, la scansione del tempo, le relazioni e i modi di socializzare mutano, dando vita ad una esperienza personalizzata in cui tutti potenzialmente possano essere studenti, professori, ricercatori, imprenditori.

Per realizzare questa visione e questo nuovo modello di scuola, come vi ha spiegato Alice nell’articolo precedente, abbiamo deciso di unirci in una fondazione: la KnOwpen Foundation (KF). Nel suo nome si incontrano il verbo “know” (conoscere) e “open” (aperto), la conoscenza che si apre.

La KF è un ecosistema in cui la conoscenza è un bene comune ed è allo stesso tempo l’entità amministrativa che ospita, preserva e promuovere l’ecosistema educativo che intendiamo attuare, creando nuove risorse e opportunità per il futuro.

Al suo interno la Fondazione funziona come una Wirearchy, modello organizzativo peer-to-peer, il cui fondatore è Jon Hudband, che abbiamo scelto dopo una lunga ed accurata analisi: un intero gruppo all’interno della classe si è dedicato solo a questo.

Siamo partiti da 7 modelli p2p individuandone 3 principali (Holacracy, Googleocracy e Wirearchy), e infine abbiamo scelto la Wirearchy, secondo noi il più adatto non solo ad attuare l’ecosistema che abbiamo immaginato, ma anche a prendere in considerazione i nuovi modelli cognitivi, comunicativi, relazionali ed operativi di persone nate e cresciute interagendo su Internet (consiglio di dare un occhio ai link che documentano la ricerca fatta perché è molto interessante).

L’ultimo ed essenziale elemento del nostro progetto sono i Koinoo, una moneta virtuale alternativa e mutualistica che misurerà la partecipazione di ognuno al benessere del Common. E’ proprio grazie ai Koinoo che cerchiamo di spostare la definizione di “valore” all’interno dell’ecosistema, nella direzione del benessere e della partecipazione, slegandolo dalle dinamiche strettamente economiche. I Kinoo sono un bene abbondante, non si producono, non si ottengono attreverso il “maining” come nel modello bit-coins: si assegnano mutualmente gli uni agli altri secondo la percezione del contributo che quella persona ha dato al benessere dell’ecosistema.

Riassumendo:

  • il ruolo della fondazione è quello di ospitare, conservare e promuovere la conoscenza comune, l’ecosistema, il modello della moneta e la Wirearchy: il modello organizzativo alla base dell’ecosistema;

  • Abbiamo deciso di creare una fondazione che ci permetterà di esplorare il nuovo futuro dell’educazione per alcuni motivi fondamentali. Nella situazione attuale, la scuola e tutto il sistema educativo fa parte di un’organizzazione e di un processo di tipo gerarchico. In alto governi e aziende trattano l’uno con l’altro per definire politiche e strategie che andranno ad applicarsi e ripercuotersi su studenti, professori, ricercatori e tutti coloro che fanno parte del sistema.

Tutto questo ha importanti implicazioni politiche, sociali ed economiche. Forse il problema più grande di questo modello sta nella rigidità e nell’incapacità di adattarsi alla trasformazione delle culture, delle società e dell’ambiente. È un sistema che difficilmente riesce a tener conto delle persone, dei desideri delle comunità, delle visioni, delle aspettative e dei comportamenti emergenti.

La trasformazione che proponiamo è dedicata alla creazione di un ambiente, uno spazio.

L’ambiente è il Knowledge Commons, protetto e promosso dalla Fondazione.

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[4] Come funziona la Fondazione: la vita dell’ecosistema.

La conoscenza è quindi un bene comune preservato e promosso dalla Fondazione. Quest’ultima è aperta, accessibile e permeabile: tutti possono accedervi, e non è neanche necessario essere un membro interno per usufruire del Bene Comune.

Moltissime forme di relazione e interazione sono infatti possibili in questo ambiente: come ad esempio contribuire al Common, usando la conoscenza custodita dall’ecosistema, o producendo “Ricette” per esso. Sì, proprio ricette!

Le ricette sono particolari forme di “meta-conoscenza” che hanno lo scopo di suggerire in che modo mettere insieme, combinare, aggregare singole parti del Common.  Come in cucina esse contengono degli ingredienti e delle istruzioni su come combinarli insieme per ottenere un certo risultato. Ci potranno essere delle ricette che consigliano un percorso per diventare un Designer, un Ingegnere, un Antropologo. Ricette su come costruire una sedia, un drone, un acceleratore di particelle. E così via.

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Facciamo un esempio. Un soggetto interessato a produrre una sua ricetta potrebbe essere il ministero dell’Università e della ricerca, o qualsiasi altra istituzione governativa in un’altra parte del mondo.

In realtà, se ci pensiamo bene, queste istituzioni producono “ricette” di mestiere, erogandole sotto forma di piani di studio ufficiali, politiche, regolamenti e altro ancora. Riconosciamo le loro “ricette” valide e vincolanti sulla premessa che ci fidiamo di loro, affidandogli il ruolo di “manutentori” dei sistemi in cui scienze, discipline umanistiche e ricerca possono crescere e prosperare.

È una questione di fiducia e reputazione.

Tutto questo descrive una trasformazione particolare, secondo cui il sistema educativo diventa una sorta di “protocollo” (“Education as a Protocol”), proprio come Internet: una “rete di reti” cui è possibile partecipare adottando modalità specifiche, ma nella massima libertà, spontaneità e possibilità di interconnessione e relazione (proprio come nel modello della Wirearchy).

Nell’ecosistema, ogni forma di produzione include due elementi:

1) la conoscenza;

2) i progetti (per progetti intendiamo oggetti, prodotti, servizi, ecc.).

La conoscenza prodotta entra a far parte del bene comune. La parte restante può essere venduta, offerta, usata o altro, a discrezione dei produttori.

La conoscenza prodotta e confluita nel bene comune definisce il “valore” del “progetto” all’interno dell’ecosistema. Questo valore sarà riconosciuto attraverso l’assegnazione di un determinato numero di Koinoo da parte di altre persone che – se vorranno farlo – valuteranno in che modo, dal loro punto di vista, questo a contribuito al benessere dell’ecosistema.

Il Koinoo, la moneta alternativa, ha lo scopo di rendere percepibile e leggibile la creazione di valore interna all’ecosistema. Attraverso questa moneta alternativa vogliamo creare un nuovo modo di generazione di valore da pari a pari, basato sulla fiducia e la partecipazione. Questa moneta sarà utile per comprendere in modo immediato lo “stato di salute” dell’ecosistema. Infatti, al crescere della conoscenza, delle persone e del numero di connessioni si alzerà anche il numero di Koinoo generati dimostrando cosi il benessere dell’ecosistema o viceversa. Inoltre i Koinoo, riflettono anche l’impegno di ciascuno al benessere del Common favorendo di conseguenza dinamiche di interazione e produzione.

[5] Conclusioni

Come ho cercato di descrivere fino ad ora, la conoscenza è il bene comune su cui si basa il nostro progetto, e come tale esiste solo se costruito, protetto e promosso da tutte le persone.

Spero che grazie a questo articolo adesso il nostro progetto e la Fondazione che sorgerà nei prossimi mesi siano più chiari.

Questa è la storia di persone che si sono unite con una passione comune e con la voglia di creare un bene accessibile a tutti. Persone che hanno aderito ad un progetto perchè lo hanno sentito prorpio. Forse perchè il bene comune che stiamo creando e proteggendo riguarda tantissime persone. Siamo studenti, professori, ricercatori, professionisti, avvocati, ingegneri, figli e genitori che hanno capito che un sistema educativo libero e aperto è il futuro di ogni società!

Partecipa anche tu! Il futuro dell’educazione ci riguarda tutti!

Rudy Faletra,
ISIA Firenze, Near Future Education Lab

Fonte: http://www.chefuturo.it/2014/07/decidiamo-noi-quanto-vale-la-conoscenza-con-una-moneta-un-ecosistema-p2p-e-una-nuova-idea-di-scuola-benvenuti-alla-knowpen-foundation/

Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/

Chi vuole provare la scatolina dei pirati (buoni) in classe? – #loptis

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 2 luglio 2014

Articolo piratato da http://iamarf.org/2014/06/28/chi-vuole-provare-la-scatolina-dei-pirati-buoni-in-classe-loptis/

 

Riflessioni sulla PirateBox alla luce dell’esperienza fatta nell’incontro di Paderno sull’Adda e, volendo, una proposta.
Puoi scaricare la versione in pdf


Lunedì prossimo il laboratorio itinerante andrà all’ITES di Prato: una trentina di ragazzi, età delle superiori. Occasione ottima per mettere alla prova i balocchi del laboratorio.

Pare che sia una scuola ben dotata, quindi internet ci sarà di sicuro. Ma quante volte ci doveva essere di sicuro e poi mancava il “tecnico” che sapeva la password del wireless, proprio quel giorno s’era ammalato; oppure il wireless era debole, proprio in quell’ala del casamento; oppure c’era una meravigliosa connessione via cavo, ma il cavo era corto, troppo corto per quello che tu volevi fare; oppure c’era il cavo ma l’istituto non disponeva di una configurazione predisposta per gli ospiti , allora bisognava aggeggiare con la configurazione, proprio in quell’istituto lì, l’ultimo che avresti immaginato;  oppure l’aula era davvero magnifica, ampia, luminosa, magnificamente insonorizzata, impianto audio sontuoso, ma la connessione internet mancava proprio.  Insomma, non è cosa che si possa dare per scontata. Siamo probabilmente al top per il numero di cellulari a testa ma internet è ancora un optional: tutti ne parlano ma quando ti serve per lavorare non sei mai sicuro di quello che troverai.

La questione non è marginale. Ragionare di tecnologie con ragazzi che ci vivono immersi, mentre tu magari proietti delle slide perché “abbiamo problemi tecnici”, è un suicidio. Meglio lasciar perdere. Tant’è che il laboratorio s’è sempre mosso con il piano B, ovvero un bel po’ di roba già scaricata nel computer da tirar fuori alla bisogna.

Ma ora la musica è cambiata, grazie alla scatolina dei pirati [Ma perché pirati?].

Come si usa la PirateBox?

foto della piratebox in azione

 

Funziona così. Quando arrivi in aula prendi la scatolina, ci infilzi una chiavetta USB – di cui diciamo dopo – la attacchi ad una presa di corrente qualsiasi e la lasci lì. Quando inizi a parlare, spieghi agli astanti che possono prendere i loro congegni e collegarsi alla rete wireless che si chiama “PirateBox – Share Freely” – va bene tutto: smartphone, tablet o computer, chiunque si trovi nel raggio di una trentina di metri con un congegno in grado di percepire una rete wireless può collegarsi. Poi dici che devono aprire il browser internet e digitare l’indirizzo http://piratebox.lan/. A ciascuno apparirà qualcosa del genere (anche se cliccate sul link precedente):

screen della piratebox

In questa pagina, in alto c’è un’intestazione, personalizzata per l’occasione, in basso a sinistra uno spazio per la chat e a destra i comandi per scaricare o caricare dei file.  Ma scaricarli da dove? Non da internet, perché la rete wireless generata dalla scatolina è privata e scollegata dalla rete esterna. E allora da dove? È qui che entra in gioco la chiavetta USB, perché tu l’hai preparata prima mettendoci dentro tutto quel che serve: invece di “preparare le slide” hai preparato la chiavetta.

Come si fa a preparare la chiavetta? Forse è più semplice che imparare a usare PowerPoint. Inserisci la chiavetta nel tuo computer, e vi accedi come usuale, con il gestore dei file. Se è la prima volta che la usi per questo scopo, allora ci crei dentro una cartella di nome PirateBox e dentro a questa un’altra cartella di nome Shared. Al di fuori della cartella PirateBox puoi lasciare quello c’era  prima, quindi va bene una chiavetta qualsiasi, purché ci sia del posto libero. Poi non ti rimane che organizzare i materiali da offrire, sistemandoli adeguatamente all’interno della cartella Shared. L’organizzazione può consistere in un indice più o meno argomentato che faccia riferimento ai vari file sistemati in apposite sottocartelle, tipo testi, ebook, immagini, audio, video, software, pagine web ecc. Con l’espressione “indice argomentato che faccia riferimento a”  intendiamo un file scritto in HTML – ecco dov’è che possono anche servire i pochi elementi di HTML che abbiamo proposto in passato, così pochi che basta un semplice editore di testo, senza doversi complicare la vita con sistemi di web-authoring, che sarebbero del tutto esorbitanti in questo caso. Vale in generale:

Il processo di (vera) alfabetizzazione tecnologica, che è un processo culturale, passa dalla semplice manipolazione dei codici e non dall’acquisto di complesse applicazioni di elaborazione, e magari dei relativi quanto inutili corsi di formazione. La manipolazione del codice dovrebbe avere nell’istruzione la stessa dignità delle discipline che esercitano il pensiero, come la matematica, della quale poi non è altro che un aspetto in grado di agevolare il collegamento fra teoria e pratica.

Tornando alla PirateBox che hai appena preparato, con il tuo computer, collegato alla stessa rete, puoi proiettare i contenuti, discuterli nell’ordine che preferisci, lavorarci sopra. In realtà la scatolina offre anche altre possibilità.

  • Gli studenti possono scaricare tutto quello che tu offri loro attraverso la PirateBox. Viene spontaneo pensare agli studenti che, in certe facoltà rincorrono i professori per “avere le slide”. Ecco, qui saremmo in un altro mondo: lo studente se ne va con le mie parole nella testa ma anche con i materiali su cui ho basato la mia lezione, magari esercizi da fare, video da rivedere, concetti da approfondire… Tutto questo senza dover affrontare il tormento della rete che c’è ma più spesso non c’è, vuoi per obiettive carenze infrastrutturali, vuoi per gestione miope delle medesime.
  • Tu naturalmente sei stato attento a rispettare le norme sul diritto d’autore. Vale a dire che ti sei sincerato che i materiali che offerti possono essere distribuiti liberamente, nel contesto in cui ti trovi. L’attenzione che hai posto nel selezionare i materiali e il fatto che la rete sia privata dà garanzia che tutto si svolga nell’ambito della legalità.
  • Questa modalità di distribuzione apre nuove prospettive. Ti sarebbe piaciuto mostrare quel certo video ma è troppo lungo, non vuoi spezzare il discorso per tutto quel tempo. Benissimo, ne mostri solo un pezzetto, per quello che ti serve e per stuzzicare l’appetito, chi vuole se lo può scaricare per vederlo più tardi.
  • I partecipanti possono interagire fra loro attraverso la chat. Anche se non ce la fai a seguirla, la puoi scorrere dopo: un’altra forma di feedback che ti può svelare qualcosa di utile – feedback spontanei, a volte sono i migliori.
  • Chiunque può caricare una propria risorsa nella PirateBox: vuoi vedere che qualcuno ti regala qualcosa di interessante, prima o poi?
  • Potresti preparare varie chiavette USB da usare in contesti diversi. Oppure varie cartelle per incontri di tipo diverso – PirateBox-1, PirateBox-2 eccetera per poi nominare di volta in volta PirateBox quella che ti serve.
  • I ragazzi potrebbero presentare lavori organizzati da loro, soli o in gruppo, nelle proprie chiavette: Andrea inserisce la propria chiavetta nella scatolina e viene al computer del docente a discutere il proprio lavoro.
  • Metti che nella tua scuola ci sia l’aula informatica, sì proprio quella, quella inutile che sta sempre chiusa. Bene, oggi ci trasferiamo lì. Attacchi la PirateBox alla corrente, tutti si collegano e fai scaricare un software: AbiWord, un word processor potente e agile allo stesso tempo. Loro lo possono scaricare perché tu l’avevi messo nella sottocartella Software della chiavetta. È legale perché AbiWord è distribuito con licenza General Public License. Poi segui una semplice procedura per far funzionare il tuo computer come server AbiWord, quindi poni in condivisione un documento, al quale tutti gli studenti potranno collaborare con il loro AbiWord – Martina Palazzolo e Paolo Maurri spiegano qui come si fa. E in questo modo porterai avanti il lavoro collaborativo che avevi in mente di far fare agli studenti. Al termine ognuno se ne andrà con la sua copia dell’elaborato.
  • Fra i materiali che vuoi offrire ci sono anche diversi ebook, anzi ormai sono tanti e non è facile navigare in una lista come quella disponibile nella PirateBox. In questo caso puoi seguire le istruzioni di Roberto Marcolin, che spiega bene come costruire un archivio di ebook a partire da una libreria Calibre. Provato: funziona ottimamente.

La parte importante del post è finita. Per favore, continuate solo se avete riflettuto bene su ciò che abbiamo scritto fin qui, cercando di immaginarne l’applicazione nei vostri contesti. Quindi rilassatevi e leggete con fiducia, poi facciamo una proposta.

In effetti, fin qui tutto molto semplice. Al massimo, un minimo di HTML, può bastare quello che abbiamo visto in passato in questo laboratorio. Il resto è un po’ più complicato. Non tanto, ma un po’ sì…

Dove si compra la PirateBox?

Da nessuna parte, bisogna farsela. Cosa ci vuole quindi?

  • Un pezzo di hardware: tipicamente uno di vari computer-che-stanno-su-una-scheda-sola che ci sono a giro – a qualcuno sembra una novità ma siamo già invasi: facile che li vediate esplodere presto. Cose tipo Rapsberry Pi o OlinuXino, giusto per fare degli esempi. Qui abbiamo usato un router Tp-Link MR3020 – ci è costato 37.98 € spedizione compresa, lo si riceve in due giorni da Internet. Molto carino, ma così com’è serve a fare un’altra cosa: creare un punto internet wireless a partire da uno smartphone collegato alla rete: insomma voi siete in una riunione, collegate il balocco al cellulare e così date internet agli altri via wireless. Invece, per farlo funzionare come una PirateBox bisogna mettere un altro sistema operativo nell’oggetto e farci alcuni cambiamenti.
  • Questo lavoro è stato fatto in un progetto ideato da David Darts e sviluppato da un team condotto da Matthias Strubel. Nell’ultima Versione PirateBox 1.0, sono riusciti a rendere abbastanza agevole l’installazione di tutto il software ma non si tratta di pigiare un bottone: è semplice per persone abituate a lavorare con interfaccia a comandi in sistemi tipo Linux. In sintesi: chiunque lo potrebbe fare ma un’istruzione sostanzialmente a-scientifica e ferma a mezzo secolo fa ha impedito la diffusione di una vera cultura tecnologica, che non consiste certo nel riempire le classi di LIM e tablet. E che sarebbe una sfaccettatura della vera cultura: non quella buona per andare ai quiz televisivi ma quella che ti mette in condizione di leggere il mondo nel suo divenire e di costruirvi immediatamente sopra…

Bene, per trasformare il router MR3020 in una PirateBox bisogna seguire le istruzioni fornite da Matthias Strubel. Ho già dato il link ma non lo enfatizzo. Chi ha le competenze per fare il lavoro sarà già andato a leggere le istruzioni: buon divertimento. A noi stanno a cuore i problemi dei più, che difficilmente si lanceranno in un’impresa del genere.

E invece sarebbe davvero interessante che un po’ di gente la sperimentasse per capirne meglio l’utilità potenziale. Quindi ecco la proposta:

Chi è interessato compra il router MR3020 e noi glielo trasformiamo in una PirateBox

I dettagli organizzativi li aggiusteremo, intanto vediamo se la cosa interessa a qualcuno.


Ma perché pirati?

Il progetto è ispirato al pensiero dei movimenti di cultura libera, che promuovono la libertà di distribuire e modificare i lavori frutto della creatività sotto forma di contenuti liberi. Fra questi movimenti si annoverano anche i partiti pirata, i cui programmi contemplano solitamente le seguenti priorità:

  • diritti civili
  • riduzione del peso di ogni forma di intermediazione, politica e economica
  • riforma delle normative sul diritto d’autore e sui brevetti – giudicate troppo favorevoli agli interessi degli attori economicamente più forti
  • libera condivisione della conoscenza
  • rispetto della privacy dei cittadini
  • trasparenza delle organizzazioni
  • libertà di informazione
  • neutralità della rete

     

Il primo partito pirata è stato quello svedese, sorto nel 2006 e a sua volta ispirato dal movimento Piratbyrån (Bureau della pirateria), nato in contrapposizione alle attività dell’ufficio istituzionale svedese “Anti-Pirateria”, accusato di favorire gli interessi delle grandi companies mediante attività lobbistiche. Il termine “pirata” che si sono attribuiti tali movimenti rappresenta quindi il recupero di un termine utilizzato scorrettamente per criminalizzare comportamenti legittimi ma che sono in contrasto con i grossi interessi economici.

 

Fonte: http://iamarf.org/2014/06/28/chi-vuole-provare-la-scatolina-dei-pirati-buoni-in-classe-loptis/

Licenza: CC By SA 2.5 http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/

 

 

#PPTweetComunicato Stampa su incontro Renzi VS 5Stelle per Legge Elettorale

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 30 giugno 2014

bebaslogo

  • Visto e ascoltato streaming Renzi Vs 5 Stelle su Legge Elettorale #PPTweetComunicato
  • Renzi dice “governabilità/preferenze, governabilità/vincere, governabilità” (elevato alla n) #PPTweetComunicato
  • 5 Stelle “…” non pervenuto, silenzio assenso #PPTweetComunicato
  • No! #PPTweetComunicato
  • Legge elettorale deve garantire DEMOCRAZIA #PPTweetComunicato
  • Legge elettorale NON deve sottrarre al popolo la sua sovranità #PPTweetComunicato
  • Non è lecito sottrarre il potere al popolo per darlo ai partiti #PPTweetComunicato
  • Non è lecito instaurare “una dittatura della minoranza più grande” #PPTweetComunicato
  • No ad una Legge Acerbo 2.0 aggiornamento peggiorativo della Legge Acerbo 1.0 #PPTweetComunicato
  • La Governabilità DEVE essere subordinata alla democrazia #PPTweetComunicato
  • Si qualità e lealtà degli eletti con unico fine interessi della comunità tutta #PPTweetComunicato

 

Comunicato democraticamente approvato con iniziativa 5855 sulla piattaforma decisionale del Partito Pirata Italiano

Tutti i fatti ed i numeri della #copiaprivata

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 27 giugno 2014

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di Guido Scorza

La vicenda del Decreto Franceschini sulla copia privata sta assumendo i toni ed i contorni di una farsa grottesca ed offensiva per l’intelligenza degli italiani dalla quale il Ministero dei Beni e delle attività culturali – e con esso il Governo Renzi – esce come un burattino nelle mani di quel gigante dai piedi di argilla che è oggi diventata la un tempo nobile e gloriosa Società Italiana Autori ed editori.

CONTINUA SU http://scorza.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/06/26/tutti-i-fatti-ed-i-numeri-della-copiaprivata/

Tisa, accordo segreto: privatizzare anche scuola e sanità

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 26 giugno 2014

TISA

Si chiama “Tisa”, acronimo di “Trade in services agreement”, ovvero “accordo di scambio sui servizi”. E’ un trattato che non riguarda le merci, ma i servizi, ovvero il cuore dell’economia dei paesi sviluppati, come l’Italia, che è uno dei paesi europei che lo sta negoziando attraverso la Commissione Europea. Obiettivo: privatizzare tutti i servizi fondamentali, oggi ancora pubblici – sanità, istruzione, trasporti – su pressione di grandi lobby e multinazionali. «Un accordo che viene negoziato nel segreto assoluto e che, secondo le disposizioni, non può essere rivelato per cinque anni anche dopo la sua approvazione», spiega Stefania Maurizi su “L’Espresso”, che pubblica – in esclusiva un team di media internazionali – l’ultimo scoop di Wikileaks, l’organizzazione di Julian Assange. Gli interessi in gioco sono enormi: il settore servizi è il più grande per posti di lavoro nel mondo e produce il 70% del Pil globale. Solo negli Usa rappresenta il 75% dell’economia e genera 8 posti di lavoro su 10 nel settore privato.

continua su http://www.libreidee.org/2014/06/tisa-accordo-segreto-privatizzare-anche-scuola-e-sanita/

Hackmeeting 2014 @ #Bologna #XM24

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 25 giugno 2014


Il prossimo 27, 28 e 29 giugno, a Bologna presso lo Spazio Sociale Autogestito XM24, via Fioravanti 24, si terrà la diciassettesima edizione dell’Hackmeeting: una tre giorni che dal 1998 unisce e mette in relazione i vari soggetti che animano il mondo delle controculture digitali. Certo, non basta questa scarna definizione a dare conto della composizione che caratterizza, e ha caratterizzato, l’evento e l’importanza che questo ha significato, e significa, per i movimenti sociali e controculturali. L’Hackmeeting non è solo l’espressione di diverse soggettività ed esperienze, ma ha allo stesso tempo creato e formato una comunità – ibrida, mutevole, molteplice, anche contraddittoria – che ha attraversato e composto – e continua a farlo – tempi e spazi dei movimenti sociali. Una rete di relazioni e interazioni che ha visto nascere progetti fondamentali come Autistici & Inventati (A/I), collettivo che si colloca nell’intersezione tra hacking e attivismo politico fornendo strumenti e conoscenze orientati alla condivisione, alla tutela della privacy e dei diritti digitali, all’autonomia e alla libertà nelle comunicazioni telematiche.

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In un motto, che era quello di Primo Moroni e che è stato fatto proprio dal collettivo, “Socializzare saperi, senza fondare poteri”. E in effetti proprio dalle pagine del libro che A/I ha pubblicato sui suoi dieci anni, +kaos, Agenzia X, Milano, 2012, emerge da diverse voci come l’Hackmeeting sia stato il brodo di coltura, il terreno fertile in cui esperienze diverse si sono intrecciate e contaminate confluendo in progetti esistenti o facendone emergere di nuovi.

Le origini – ECN

Per riuscire a restituire il senso e la portata di ciò che è stato ed è Hackmeeting, non solo per la cultura hacker ma anche per i movimenti sociali in Italia, occorre raccontare come è nata questa esperienza e descrivere in quale contesto si è formata. Una delle realtà – o per meglio dire, reti – che ha più contribuito alla nascita di Hackmeeting nel 1998 è sicuramente ECN – European Counter Network.

ECN è una rete di controinformazione che emerge dieci anni prima dall’esigenza di diversi spazi sociali europei di comunicare ed interagire oltre le forme tradizionali. In Italia questo percorso vede la partecipazione di diverse radio di movimento – Radio Ondarossa, Radio Onda d’urto, Radio Blackout, Radio Sherwood e altre -, di centri di documentazione e/o librerie alternative e di spazi sociali di Bologna, Padova, Milano, Firenze, Brescia, Roma, Torino.

L’obiettivo è mettere in relazione le forme di comunicazione “tradizionali” con i nuovi mondi digitali e le possibilità che questi offrono.

Nei primi anni ‘90 ECN dà vita ad una rete BBS di movimento per scambiare informazioni e dati tra i vari nodi sparsi per l’Italia. Le BBS (Bulletin Board System) si possono considerare dei server con forum, divisi per aree tematiche, in cui è possibile discutere ma anche scambiarsi dati e files. Si creano le prime corrispondenze internazionali per via telematica, con altri spazi in Europa ma anche in Sud America. Le radio di movimento utilizzano questo strumento per aggiornamenti in diretta da altre città, approfondimenti e per scambiare contenuti tra loro. La mole di informazioni raccolte e veicolate dalla BBS di ECN dà vita ad un bollettino periodico cartaceo pubblicato dal gruppo di Bologna e diffuso in tutta Italia.

Negli anni successivi ECN si evolve e continua con rinnovato impegno a sviluppare progetti sempre più basati sulla comunicazione digitale e in particolare sulla diffusione – dalla prima metà degli anni ’90 – di Internet e del World Wide Web. In particolare, nel 1996 viene creata Isole nella Rete, la prima esperienza in Italia a fornire spazi web, email e servizi di rete ai centri sociali e alle realtà antagoniste attraverso la gestione diretta di un server di movimento. All’interno dello stesso progetto inoltre viene creato un portale di controinformazione diviso per aree tematiche.

In questo periodo quindi le contaminazioni e le interazioni tra spazi sociali e nuove tecnologie si moltiplicano e si sviluppano inoltre rapporti con i gruppi artistici cyberpunk, attivi soprattutto a Milano. È questo lo scenario che caratterizza la nascita e realizzazione del primo Hackmeeting in Italia.

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Il primo Hackmeeting

«Era il 1998. In lista ECN si discuteva di come in Olanda con “Access for all” e in Germania con il “Chaos Computer Club” fossero stati realizzati dei campeggi hacker. Decidemmo allora di coinvolgere Strano Network e di proporre ai compagni dei CPA [storico centro sociale fiorentino] l’organizzazione di un evento analogo. Quello che poi sarebbe diventato l’Hackmeeting.» (Ferry Byte)

L’idea di Hackmeeting nasce così, in una discussione sulla mailing-list di ECN che riuniva i compagni della rete di diverse città. A Firenze, l’idea coglie subito l’entusiasmo di Strano Network, gruppo di comunicazione antagonista che, assieme a ECN, propone l’evento al CPA. All’inizio c’è un po’ di diffidenza da parte dello spazio rispetto alla tematica, ma dopo qualche tempo si decide la realizzazione di Hackmeeting per il giugno del 1998.

Vengono predisposti gli spazi del Centro sociale secondo uno schema che verrà mantenuto – e arricchito – negli anni: un dormitorio, che all’interno del CPA viene predisposto ai piani alti, e diverse sale per seminari, workshop, laboratori. Il CPA viene “connesso ad internet” e si effettua la cablatura di tutti gli spazi all’interno:

«Io e una compagna siamo stati ore solo a smatassare i fili di rame per cablare il centro.» (Ferry Byte)

Con l’avvicinarsi della tre giorni, da parte dell’amministrazione comunale cresce la paura per “attacchi hacker” alla propria rete dal momento che il CPA in quel periodo lotta per evitare lo sgombero e si trova a contrapporsi più volte con il Comune. Il timore è tale che per tutta la durata dell’evento, la rete di server del Comune viene messa offline per precauzione.

Di ben altro tipo, improntati alla socialità e alla condivisione, saranno i rapporti tra Hackmeeting e il quartiere e in generale la città.

Si svolge quindi l’evento il 5, 6 e 7 giugno con una grandissima partecipazione:

«la cosa sorprendente è la quantità di persone che vengono. In qualche modo c’è rappresentato tutto lo spettro, tutte le sfumature, del mondo legato alle nuove tecnologie che emergeva allora.» (Ferry Byte)

Un contesto eterogeneo in cui vengono realizzati molti seminari e laboratori – alcuni ideati durante lo stesso svolgimento dell’Hackmeeting – in particolare sulla crittografia e la sicurezza digitale. Viene presentato kryptonite, un testo fondamentale per la cultura hacker italiana.

Importante anche la presenza di partecipanti internazionali, come gli spagnoli di nodo50,collettivo hacker e di controinformazione attivo ancora oggi, e gli olandesi di Xs4all.

Temi importanti come la sicurezza delle comunicazioni in rete vengono affrontati in maniera diretta come ricorda in un aneddoto Ferry Byte:

«Un compagno di nodo50 si divertiva ad andare in giro a consegnare dei bigliettini agli altri partecipanti con scritta la password della loro email o di altri loro account. Una sorta di “terapia d’urto” per sollecitarli ad avere una maggiore coscienza dei propri dati.»

L’Hackmeeting è anche questo: un modo di affrontare le innovazioni tecnologiche e ciò che esse comportano con puntualità e allo stesso tempo in maniera non convenzionale, inventando continuamente nuove forme di comunicare assieme. Una sperimentazione costante che caratterizza tutta l’iniziativa e che porta alla creazione, tra le altre cose, di una radio e una tv pirata che trasmettono in tutto il quartiere Firenze Sud.

Con questo primo Hackmeeting nasce quindi non solo un incontro annuale che continua a svolgersi ancora oggi, ma si forma una comunità che influenzerà grandemente i movimenti sociali e il loro rapporto con le nuove tecnologie. Da questa esperienza prendono forma gli hacklab, laboratori comunitari di hacking che andranno a diffondersi in tutta Italia, e diversi collettivi come il già ricordato A/I.

Quello che emerge da questo primo Hackmeeting è la volontà di scambiarsi conoscenze a vari livelli di socialità e di contaminazione. Negli anni questo percorso ha visto cambiamenti ed evoluzioni: «A quei tempi c’era molta più voglia di stare sul piano sociale della comunicazione e ora invece mi sembra che ci sia una tendenza a fare le cose in maniera eccessivamente autoreferenziale. Una volta era più presente la prospettiva sociale. Spero che si ritorni un po’ a questo spirito, vedo troppa autoreferenzialità, che politicamente non porta a nulla.» (Ferry Byte)

Ripercorrendo le origini di questa iniziativa, l’obiettivo è stato quello di trasmettere per quanto possibile la complessità delle istanze che la attraversano, cercando di coglierne la continua mescolanza. “Hackmeeting è quello che ci porti”, un momento di incontro reale di comunità virtuali, in cui socializzare saperi.

Ringrazio per questo articolo Vittorio, storico militante del movimento bolognese e tra i fondatori di ECN con cui ho potuto discutere a lungo e il cui contributo è stato fondamentale per ricostruire il periodo e Ferry Byte, militante di ECN e figura importante della scena hacker e controculturale italiana, che ha voluto ricordare assieme a me il primo Hackmeeting.

[Questo articolo è stato pubblicato su Carmilla e sul numero 119 della rivista Germinal]

Audio Spot Hackmeeting 2014 – Link

Diffusione Materiali – Link

Foia per l’Italia: un’analisi comparata di otto paesi

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 24 giugno 2014

foia_analisi

Alexandre Salha, che a Beirut ha coordinato il lavoro della sezione libanese di Transparency International sulla lotta alla corruzione collabora da alcune settimane con Diritto Di Sapere.

Alexandre, che in Libano ha anche organizzato una campagna per espandere l’accesso all’informazione ha redatto per noi una breve analisi comparativa delle leggi  per l’accesso all’informazione in otto diversi Paesi, tra cui l’Italia.

Il documento, pensato come strumento di approfondimento per tutti coloro che stanno lavorando allo sviluppo di un vero Freedom of information act italiano, contiene anche una sezione di raccomandazioni specifiche per il nostro paese.

 

Fonte: http://www.dirittodisapere.it/2014/06/23/foia-italia-analisi-comparativa/

 

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