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Net Neutrality un infografica per grandi e piccini

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 24 novembre 2014

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La definizione di Net Neutrality di Lawrence Lessig e Robert W. McChesney, in  un articolo pubblicato nel 2006 sul Washington Post: “Neutralità della rete significa semplicemente che tutti i tipi di contenuti Internet devono essere trattati allo stesso modo e viaggiano alla stessa velocità sulla rete. I proprietari delle connessioni di Internet non possono operare discriminazioni. Questo è il semplice ma geniale disegno ‘end-to-end’ che ha reso Internet una forza potente per il bene economico e sociale.”

I link che seguono riguardano i due documenti riservati, diffusi grazie a EDRi e La Quadrature Du Net, spediti dal Governo italiano ai delegati europei il 14 novembre 2014, e alcuni articoli in merito.

Leaked documents show net neutrality may be in danger! (EDRi)

Is the EU Giving Up on Net Neutrality? (La Quadrature Du Net)

18/11/2014
EU leans towards broader net neutrality rules (By Julia Fioretti)

19/11/2014
Net neutrality? No, grazie: il governo italiano cambia idea. E fa un favore alle lobby (di Fulvio Sarzana)

20/11/2014
Fine del roaming e neutralità della rete, il pacchetto Kroes rischia naufragio (Il Fatto Quotidiano)

21/11/2014
Net Neutrality, minaccia italiana (di Luca Annunziata)

21/11/2014
Net Neutrality alla ‘fiorentina': i documenti della proposta del governo italiano (di Fulvio Sarzana)

Bitcoin non compatibile con lo Stato

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 24 novembre 2014
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Se si pensa che lo Stato sia un’istituzione utile e praticabile, e i Bitcoin siano una tecnologia utile e praticabile, si sta mentendo a se stessi.
Lo Stato è una costruzione gerarchica di “terze parti fiduciarie” (TTP, trusted third parties).
In teoria, alcune interazioni sociali possono implicare un conflitto che può essere risolto da una terza parte fiduciaria (arbitro). In uno stato nazionale alla fine è una specifica agenzia governativa (ad esempio la polizia). Nel caso ci sia un conflitto tra un cittadino e un ente governativo, c’è un’altra agenzia governativa a vegliare su di essa. Così, un poliziotto è sorvegliato dal suo capo, un capo è sorvegliato da un tribunale, il tribunale è sorvegliato da un parlamento o da un presidente, e questi vengono rovesciati da una folla inferocita di tanto in tanto.
La teoria dice che ogni conflitto possa essere giustamente risolto dallo Stato, se le parti non riescono a risolvere da soli.
Bitcoin è un tentativo di rimuovere alcune terze parti fiduciarie dall’equazione.
Cioè tutti i tipi di istituti finanziari, tra cui le autorità di regolamentazione del governo.
Dal punto di vista dei Bitcoin, è un rischio morale consentire il controllo sulla massa monetaria dei flussi monetari a una gerarchia di persone di fiducia. La storia è piena di esempi in cui le banche private e le agenzie governative hanno manipolato e distrutto intere economie, potendo produrre denaro senza limiti o limitandone il suo utilizzo.
I Bitcoin sono un modo un po strano e complicato per proteggere gli utenti della valuta.
Gli utenti possono effettuare transazioni senza bisogno di terze parti per registrare e rendere valide le loro transazioni, e per di più, nessuno può diventare una terza parte prendendo il controllo del sistema e imponendo controlli e regole sul suo utilizzo.
Quindi, se si sostiene l’idea del Bitcoin, si riconosce il rischio di affidare l’intera economia a terzi di fiducia.
Si prende atto che il potere ultimo deve essere distribuito in maniera sottile tra ogni singolo partecipante e non deve essere mai essere affidato nelle mani di pochi, anche se si tratta di un governo democraticamente eletto.
Ma se si riconosce il pericolo delle TTP, allora quali argomenti rimangono per qualsiasi altra attività di governo? Il Governo è l’ultima terza parte fiduciaria per risolvere le controversie dell’intero sistema economico.
Se c’è un conflitto in un sistema monetario e abbiamo bisogno dei Bitcoin per risolverlo in modo che nessun banchiere, giudice o il presidente possa avere degli interesse personali, allora lo stesso vale per qualsiasi altro conflitto.
Ogni conflitto potrebbe avere interesse personale di qualcuno interessato a imbrogliare le cose. Il fatto che ci affidiamo al governo per risolvere mostra solo che non siamo ancora riusciti a trovare un modo più sicuro.
Sostenendo i Bitcoin si rinuncia tutti gli argomenti per la validità dello Stato.
Se, invece, preferite lo Stato, allora il sostegno Bitcoin è illogico: perché avete bisogno di un sistema così complesso e difficile da capire (per i non-hacker) se ogni problema può essere risolto con terze parti fiduciarie?
Ad esempio, Visa elabora fantastiliardi di operazioni al giorno, semplicemente lanciando i bit nel loro database. I Bitcoin non possono farlo, si tratta di una rete di consenso nel quale tutti devono essere a conoscenza di tutte le transazioni. Effettuare pagamenti istantanei richiede un’ulteriore complessità oltre la complessità esistente. Inoltre, c’è il pericolo costante di virus e backdoor che consentono di rubare le vostre monete.
Se credete che i problemi possano essere risolti in modo efficiente semplicemente eleggendo persone di fiducia, i Bitcoin sono un sovraccarico enorme.
Quindi si dovrebbe sceglierne uno: Bitcoin o Stato.
Ma soprattutto, Bitcoin e Stato non potranno mai sopravvivere insieme per motivi economici.
Lo Stato esiste perché può. Può pagare le proprie spese, pagare coloro che fanno rispettare le leggi, scrivere le leggi, fare il lavaggio del cervello ai bambini nelle scuole e agli adulti con il telegiornale della sera.
Come fa  lo Stato a pagare le proprie spese? In primo luogo, il governo controlla l’offerta di moneta. Se necessario, il denaro viene semplicemente “preso in prestito” dalla banca fantoccio del governo sotto promessa di ripagare il debito (con gli interessi!) Dalla imposizione delle tasse (o ancora prendendolo in prestito dallo stesso posto). Quando lo Stato vuole andare in guerra, non possono essere semplicemente estratte enormi quantità di denaro e quindi viene stampato. Il denaro aggiuntivo viene immesso nei mercati, i prezzi salgono, i business plan saltano per aria, i risparmi della gente vengono distrutti e contemporaneamente la gente perde il lavoro. Ma siamo in guerra, così la gente è meglio che lavori di più “per i bambini” e magari si arruoli nell’esercito (dopo tutto hai perso il lavoro).
In secondo luogo, lo Stato è pagato da tutte quelle buone aziende che devono utilizzare il sistema bancario per funzionare. E il sistema bancario è interamente pesantemente sotto licenza e di cooperazione con lo Stato. Un sacco di flussi monetari sono monitorati dagli esattori delle tasse. La naturale avidità fa in modo che le persone cerchino di evitare le tasse come tutte le altre spese, ma le tasse si evitano solo nel mercato nero e da piccole imprese che lavorano con denaro contante. Chi accetta contanti nasconde una certa percentuale dal fisco. Se non per l’avidità personale, ma almeno sotto pressione della concorrenza dagli evasori fiscali (ad esempio il caffè non può sopravvivere se non si aumenta i margini di profitto non pagando il 10% delle tasse come fanno tutti i vostri concorrenti).
Se le aziende devono lavorare con i partner effettuando trasferimenti, bisogna usare le banche e pagare il 100% delle tasse.
Con i Bitcoin le banche non sono necessarie. I Bitcoin permettono di trasferire a chiunque su tutto il pianeta, con costi prossimi allo zero.
Più imprese bypasseranno le banche e, come effetto collaterale, sempre più aziende saranno in grado di evitare le imposizioni dello stato. La concorrenza costringera’ altre imprese ad abbassare i propri costi allo stesso modo. Bitcoin diventerà un buco nero che cresce e attira sempre più persone.
Dal punto di vista degli esattori, tuttavia, avviene l’opposto. In un mondo governato con i Bitcoin non si possono pagare gli stipendi dei poliziotti con moneta stampata allo scopo. Bisogna pagare con bitcoin reali che si devono prima tirar fuori dalle imprese.
Ma, man mano che sempre più aziende evitano di pagare sempre più tasse, rimarranno meno soldi per il governo. Ciò significa che le imposizioni diventeranno sempre meno efficace e consentiranno a sempre più persone di evitare la tassazione su scala ancora più grande. Questo ciclo si ripeterà fino a che tutti i dipendenti pubblici dovranno scappare a cercare posti di lavoro reali, perché i loro padroni non sarebbero piu’ in grado di pagare loro un solo centesimo.
Quindi, se i Bitcoin continuano a crescere, lo stato nazionale potrebbe tranquillamente dissolversi.
Se bisogna preservare lo Stato, I Bitcoin devono essere bloccati e non devono essere mai piu’  permessi di nuovo. Tuttavia, più persone investono in Bitcoin, più interessi, ricchezza e potere si spostano a loro favore per proteggerli contro ogni aggressione. Non si investe in Bitcoin per consentire che venga fatto fuori. Si investite per renderlo un fenomeno onnipresente e globale e tutti combatteranno duramente perche’ avvenga.
Ad un certo punto si assisterà una massa critica di sostenitori che nessuno sarà in grado di fermare.
E poi non ci sarà più nessuno stato.
Oleg Andreev
Traduzione di Mauro Pirata

Elezioni Regionali del 23/11: Programma e Candidati dell’Altra Emilia Romagna

Posted in Ferrara, Informazioni Locali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 19 novembre 2014

Cittadinanza attiva per un’Altra Emilia-Romagna

 

L’Emilia Romagna è attraversata da una profonda crisi scatenata dalle politiche neoliberiste degli ultimi anni, assunte passivamente dalle direttive europee e dai governi nazionali e che la Regione non ha contestato, anzi, ha fatto integralmente proprie.

Occorre cambiare direzione e battersi contro questa logica del profitto che tutto trasforma in merci: i beni naturali, il lavoro, i diritti, la democrazia.

Siamo la sola forza alternativa a questa deriva neoliberista per questo ci batteremo fino in fondo per difendere la dignità di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori e delle tante, troppe, persone senza lavoro.

Ci candidiamo al governo della Regione per attuare una politica che abbia come obiettivi fondamentali il rilancio dell’occupazione, la difesa e l’estensione dei diritti, il contrasto alla privatizzazione dei servizi pubblici e del sistema scolastico, la difesa dell’ambiente e la conversione ecologica dell’economia, la promozione della partecipazione diretta dei cittadini e delle cittadine alle scelte politiche.

Vogliamo che la nostra Regione torni a coltivare i valori della solidarietà e dell’inclusione sociale. La società dell’Emilia-Romagna è nata come costellazione di libere città millenarie.

Nei nostri atenei si è sviluppata la conoscenza, nellenostre piazze sono sorte le libertà civili e gli ideali di uguaglianza e giustizia sociale, nei teatri le arti, nelle botteghe artigiane e nelle campagne produzioni di eccellenza, realizzando così un’elevata qualità della vita.

Abbiamo riconquistato la nostra libertà con il sangue dei partigiani e delle partigiane, combattendo contro il nazifascismo. Questa storia non può essere cancellata. Non possiamo accettare supinamente che siano tolti alla Regione, alle Province, ai Comuni, come voluto dalle “riforme” di questo Governo i poteri e le competenze e gli strumenti di democrazia che hanno permesso all’Emilia-Romagna di raggiungere un alto livello di qualità della vita.

Occorrerà quindi invertire la rotta e porre mano allo Statuto regionale con visione costituente per organizzarne le funzioni in modo equo fra i territori, con la partecipazione diretta e deliberativa dei cittadini e delle cittadine alla loro amministrazione.

La crisi in atto va affrontata con un Programma politico di governo aperto ai contributi dei movimenti, alle esperienze di cittadinanza attiva e alle competenze professionali, culturali, artistiche, tecnico-scientifiche che riterranno di cooperare per affermare in Emilia-Romagna la priorità delle persone e l’attuazione della Costituzione.

Non è il momento di cedere sovranità popolare!

Occorre un governo della Regione capace di stare nei conflitti e fronteggiare le scelte compiute dal governo nazionale e dalle oligarchie politico-finanziarie a livello europeo e mondiale.

continua qui

- Scarica il programma completo in .pdf 
- Scarica il volantino con la sintesi del Programma

Informazioni, approfondimenti, video, foto sul sito Regionale http://altraemiliaromagna.it/

I Candidati per la provincia Ferrara

MARIA CRISTINA QUINTAVALLA
A Parma ha dato vita al Comitato di Lotta per la Casa, facendo esplodere nel 1975 il cosiddetto “scandalo edilizio” che portò alla caduta della giunta comunale di Sinistra. Nel 1980 è stata eletta consigliera comunale in una lista di sinistra alternativa. Negli anni successivi si è dedicata all’insegnamento e agli studi filosofici.

Nel 2011 ha partecipato alle lotte che hanno portato alle dimissioni del sindaco di Parma Vignali; nel 2012 ha costituito la Commissione di audit sul debito pubblico allo scopo di individuare le responsabilità nella formazione dei debito di oltre 800 mln di euro del Comune di Parma.

E’ attiva in molti movimenti di lotta contro le politiche di austerità, a fianco dei lavoratori per la difesa dei posti di lavoro, contro i processi di privatizzazione dei beni comuni.

E’ stata candidata nella Lista “L’Altra Europa con Tsipras” alle Europee 2014 nella Circoscrizione Nord Est.

MAURO PRESINI
È maestro elementare specializzato per l’integrazione. È stato obiettore di coscienza al servizio militare. Dalla metà degli anni settanta si occupa di integrazione scolastica degli alunni con disabilità; attualmente rappresenta le associazioni delle famiglie all’interno del Gruppo di Lavoro Provinciale per l’Integrazione. Dal 1992 coordina il giornalino dei bambini “La Gazzetta del Cocomero“. Ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione dell’Istituzione dei Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie del Comune di Ferrara. Ha condotto, per conto di Agire Sociale, diversi corsi di informatica rivolti a cittadini impegnati nelle Associazioni di Volontariato della provincia. Fa parte del Coordinamento per l’Istruzione Pubblica di Ferrara, un gruppo di persone che si pone l’obiettivo di informare e sensibilizzare i cittadini sulle conseguenze dei tagli economici e delle scelte programmatiche che gli ultimi governi hanno operato ai danni della Scuola Pubblica. Nel 2013 è stato candidato per il Parlamento, come indipendente, nelle liste di Sel.

MARGHERITA AURORA
Nata a Ferrara l’8 Aprile 1973, residente a Copparo.

Insegnante di ruolo nella scuola primaria, è sposata e ha un figlio e una figlia.

Ha collaborato con Oxford University Press per la correzione di guide per l’insegnante in libri di testo di inglese per la primaria e con Burlingotn Books / Le Monnier per la stesura di un testo che é stato diffuso a livello nazionale, Showtime. E’ stata stata e-tutor nei primissimi corsi on line per la formazione dei neo immessi in ruolo.
Da sempre iscritta al sindacato, prima alla Cisl poi, per forti divergenze con la linea del nazionale, alla CGIL. Nel 2010, assieme al marito, inizia il percorso con ANPI. Nel 2011 nasce la festa di Copparo, interamente organizzata e gestita da loro, che nel 2014 diventa festa provinciale.

Nel 2011 viene eletta rsu per la CGIL. Nel 2012 diventa presidente ANPI Copparo, incarico dal quale si dimetterà per dedicarsi alla segreteria comunale di Copparo di Rifondazione Comunista, che assumerà a fine 2013. Il 2013 é stato un anno cruciale per il suo impegno, anche grazie alla vertenza Berco: ha trascorso quasi tutta l’estate davanti alla fabbrica con la famiglia e i colleghi del marito per tentare di risolvere la situazione nel modo meno drammatico possibile. E’ stata curatore editoriale del romanzo che racconta il presidio, “Sette di Denari”. Sempre nel 2013 va in tv e vince a programma L’Eredità su Rai1.

Nel 2014 partecipa alle elezioni amministrative comunali a Copparo.

ANGELO MESTIERI
Nato a Cento il 22 dicembre 1973, risiede a Vigarano Mainarda. Diplomato in Scienze Statistiche, è analista economico. Da sempre impegnato nello sport e in particolare nelle discipline acquatiche, è stato tra i fondatori della squadra di pallanuoto sia a Cento nel 1995 sia a Ferrara nel 2008. Dal 2000 è il responsabile pallanuoto della Polisportiva di Cento. Tuttora è un giocatore di pallanuoto a livello amatoriale. Dal 2009 ricopre il ruolo di consigliere nel comitato provinciale di Ferrara della UISP. Si è avvicinato alla politica nel 2014 partecipando attivamente alla costruzione del Comitato Ferrara per “L’Altra Europa con Tsipras”, del quale è parte.

 

Come si Vota

 

Perché i Pirati si interessano del TTIP

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 4 novembre 2014

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Il TTIP (Partenariato Trans-Atlantico su commercio e investimenti) è per noi problematico sia sul piano del metodo che su quello dei contenuti.

(sito ufficiale: http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/ )

TTIP – il metodo
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Possiamo riconoscere che rispetto a precedenti negoziati è stato reso disponibile un maggior numero di informazioni, ma questo è ancora ampiamente INSUFFICIENTE.
Il metodo adottato contrasta con due punti che noi riteniamo centrali:
TRASPARENZA e PARTECIPAZIONE.

Dovremo sempre contrastare mosse di questo genere (ACTA, TTIP, TISA) o possiamo cercare di cambiare le regole del gioco?

Vogliamo aumentare la TRASPARENZA, il che non significa solamente raccontare quel che sta succedendo, ma anche:
– Chiedere che vengano svelate le influenze

dei gruppi di interesse e dei lobbisti sulle decisioni politiche

- Proteggere gli informatori (esempio: Snowden/Datagate)
– I Pirati ritengono che sia un diritto fondamentale dei cittadini poter ispezionare tutti i contratti o i vantaggi finanziari legati alla realizzazione di progetti e servizi del settore pubblico o del governo.

- Accesso completo all’informazione e audizioni pubbliche

[ http://www.piratpartiet.it/mediawiki/index.php?title=Programma_Comune_PPEU#Trasparenza ]
[ http://www.piratpartiet.it/mediawiki/index.php?title=Programma_Comune_PPEU#Politica_commerciale_internazionale ]

Vogliamo anche aumentare la PARTECIPAZIONE dei cittadini a tali decisioni.
Più nello specifico:

  • Maggior equilibrio tra ramo legislativo (Parlamento Europeo) e ramo esecutivo (Commissione Europea)
  • I cambiamenti alla legislazione primaria dell’UE (ad esempio un trattato) devono entrare in vigore solo se la maggioranza dei cittadini UE approva le modifiche in un voto simultaneo in tutta l’UE, in aggiunta al requisito corrente di un accordo a livello governativo. L’esecutivo UE deve fare in modo che queste votazioni possano essere attuate anche con breve preavviso.

[ http://www.piratpartiet.it/mediawiki/index.php?title=Programma_Comune_PPEU#Maggiore_partecipazione_del_Parlamento_Europeo ]
[ http://www.piratpartiet.it/mediawiki/index.php?title=Programma_Comune_PPEU#Partecipazione_dei_cittadini_ed_Open_Government ]

Le consultazioni pubbliche su ISDS e Copyright sono ovviamente un primo positivo passo, anche se rimane da verificare il loro effettivo peso nelle decisioni finali. Qualcosa si sta muovendo ma c’è ancora molto da fare.

In conclusione, non dovremmo limitarci a contrastare il TTIP punto per punto. Quando il TTIP naufragherà dobbiamo assicurarci che in futuro non si riproponga un altro TTIP o TISA o ACTA.

Dobbiamo cambiare le regole del gioco!

TTIP – i contenuti
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Ci sono probabilmente molti punti che non vi piaceranno nel TTIP (ISDS in primis), ma in quest’occasione ci limiteremo a focalizzarci su alcuni dei punti core del Partito Pirata.

Stiamo cercando di ottenere riforme radicali su diversi punti:
– Copyright [ http://www.piratpartiet.it/mediawiki/index.php?title=Programma_Comune_PPEU#Copyright ]
– Software libero, cultura libera e libera conoscenza [ http://www.piratpartiet.it/mediawiki/index.php?title=Programma_Comune_PPEU#Software_libero.2C_cultura_libera_e_libera_conoscenza ]
– Brevetti [ http://www.piratpartiet.it/mediawiki/index.php?title=Programma_Comune_PPEU#Brevetti ]

Quindi, mentre da un lato siamo preoccupati di PROTEGGERE i nostri standard e per le nostre normative più avanzate in termini di tutela dell’ambiente, diritti dei lavoratori, alimentazione, dall’altro lato abbiamo un problema diverso:
noi vogliamo RIFORMARE le attuali leggi su copyright, brevetti, libera circolazione di cultura e conoscenza,  ma queste rischiano di  essere cristallizzate in un trattato che le renderebbe praticamente intoccabili.

Non abbiamo neppur bisogno di conoscere i dettagli di quanto viene negoziato.

Vogliamo riformare queste leggi, pertanto non possiamo accettare che queste tematiche vengano blindate in un contratto con una terza parte!

Il Partito Pirata sostiene la campagna STOP-TTIP-ITALIA.

Per maggiori informazioni sulla campagna in corso:  http://stop-ttip-italia.net

A.G.

#BillOfRights, a noi.

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 17 ottobre 2014

Dichiarazione dei diritti di internet“, ci leggo in grassetto. Elaborato dalla Commissione per i diritti e i doveri in Internet costituita presso la Camera dei deputati, quella stessa commissione della quale avevamo già avuto modo di parlare in quanto il Partito Pirata non era stato invitato a prenderne parte.

Sinceramente, mi è salito il nazismo leggendo quel PDF. Invece di spalare merda come al mio solito, tuttavia, proverò a fare uno sforzo per analizzare in maniera costruttiva il documento sottolineando cosa non va e perché.

cyberillo1La prima frase che non mi torna, dal preambolo, è la seguente:

Questa Dichiarazione dei diritti in Internet è fondata sul pieno riconoscimento di libertà, eguaglianza, dignità e diversità di ogni persona.

Capisco il senso con cui è stata impostata la frase, non ne apprezzo il risultato. Un ossimoro mal riuscito.

La seconda frase che suona male è proprio lì, subito dopo.

I principi riguardanti Internet tengono conto anche del suo configurarsi come uno spazio economico che rende possibili innovazione, corretta competizione e crescita in un contesto democratico.

Una Dichiarazione dei diritti di Internet è strumento indispensabile per dare  fondamento costituzionale a principi e diritti nella dimensione sovranazionale.

John Perry Barlow, probabilmente, si sta rivoltando nel letto. Nel 96 scriveva, “Governi del Mondo, stanchi giganti di carne e di acciaio, io vengo dal Cyberspazio, la nuova dimora della Mente. A nome del futuro, chiedo a voi, esseri del passato, di lasciarci soli. Non siete graditi fra di noi. Non avete alcuna sovranità sui luoghi dove ci incontriamo.

Ma andiamo avanti.

Nel primo pezzo, “riconoscimento e garanzia dei diritti“, nulla di nuovo rispetto a quanto già detto. Ancora una volta l’ossimoro uguaglianza-diversità, ma nel complesso non non mi dispiace a livello concettuale. Già si parla di un “bilanciamento con altri diritti” che mi fa pensare male.

Capitolo secondo, “diritto di accesso“:

 Ogni persona ha eguale diritto di accedere a Internet in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.
Il diritto fondamentale di accesso a Internet deve essere assicurato nei suoi presupposti sostanziali e non solo come possibilità di collegamento alla Rete.

L’effettiva tutela del diritto di accesso esige adeguati interventi pubblici per il superamento di ogni forma di divario digitale – culturale, infrastrutturale, economico – con particolare riferimento all’accessibilità delle persone con disabilità.

Utopistico, ma sensato. Qualcuno ha evidentemente intenzione di scorporare il business delle telco da Internet, di statalizzare tutto e subito, di svenarsi economicamente per informatizzare tutte le fasce della popolazione.
Sembra la classica propaganda grillina senza alcun senso o irrealizzabile. Fuffa.

L’accesso comprende la libertà di scelta per quanto riguarda sistemi operativi,  software e applicazioni.

Proposta di Lanta. Da domani tutti i sistemi basati su hardware ARM non potranno più connettersi ad Internet.

Bonlie-Net-Neutrality-CartoonPunto 3, “neutralità della rete“.
Net neutrality nella sua forma più estrema, con abolizione totale del traffic-shaping e filtering, anche nel settore mobile. Nessuna considerazione sull’impatto che questo può avere su altri parametri vitali della connettività ad Internet, come la latenza ed il jitter: preparatevi quindi a non poter più usare Skype decentemente o giocare online perché il vostro vicino scarica contenuti 24h/24.
Interessante perché deciso, mi trova anche d’accordo sulla linea, ma va leggermente rivisto a livello meramente testuale e descrittivo.

E siamo al 4° pezzo, “tutela dei dati personali“.
Solita pappardella trita e ritrita sui contenuti delle normative europee già esistenti, ma specificano che tra i dati personali si considerano anche indirizzi IP e MAC:

I dati personali sono quelli che consentono di risalire all’identità di una persona e comprendono anche i dati identificativi dei dispositivi e le loro ulteriori elaborazioni, come quelle legate alla produzione di profili.

Anche qui, tendiamo all’estremismo. Buonissimo, eh, ma potrei pensare che nessun sito possa più memorizzarsi i miei IP e tracciarmi, o comunque sia tenuto ad eliminare tutto su richiesta: riuscirete a mantenere la parola?

Paragrafo n. 5, “diritto all’autodeterminazione informativa“. Basta il titolo a lasciarmi perplesso.
In realtà, sempre di tutela di dati personali e di normativa sulla privacy già esistente si tratta. Pochi elementi innovativi, forse nessuno.

E arriviamo al bello. 6, aka “inviolabilità dei sistemi informatici“.
Che per definizione non esiste, ma ok…

Senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, nei soli casi e modi previsti dalla legge, è vietato l’accesso ai dati della persona che si trovino su dispositivi personali, su elaboratori remoti accessibili tramite credenziali da qualsiasi elaboratore connesso a Internet o simultaneamente su dispositivi personali e, in copia, su elaboratori remoti, nonché l’intercettazione di qualsiasi forma di comunicazione elettronica.

Quali sono/saranno i casi previsti dalla legge? Non posso quindi accedere ai dati personali presenti in uno smartphone casualmente ritrovato per terra? Le intercettazioni di Vodafone, non essendo autorizzate da alcuna autorità giudiziaria nostrana né essendo una eccezione prevista da Legge, non sono più consentite? Xkeyscore?!?

Capitolo 7, “trattamenti automatizzati“.
Praticamente esclude la profilazione (trattamento automatizzato) come metodo che possa ripercuotersi sull’utente. Ma genericamente solo per un

atto, provvedimento giudiziario o amministrativo, decisione comunque destinata ad incidere in maniera significativa nella sfera delle persone

Concetto interessante, devo dire. Anche se personalmente ritengo possa essere più corretto un computer nel prendere decisioni importanti, basandosi su dati oggettivi, che non un magistrato italiano. Forse non ora, ma bisogna considerare anche possibili sviluppi tecnologici.

Più leggo l’8, più rimango perplesso. “diritto all’identità“.

Ogni persona ha diritto alla rappresentazione integrale e aggiornata della propria identità in Rete.
La sua definizione riguarda la libera costruzione della personalità e non può essere sottratta all’intervento e alla conoscenza dell’interessato.

Bene, persona, ti procuri un dominio ed uno spazio web e ti crei la tua identità. Non lo fai sul mio sito o su qualsiasi altro sito, se lo puoi fare è solo perché io lo voglio e nei limiti che io stabilisco (leggasi Wikipedia). Più che integrale ed aggiornata, come definizione di rappresentazione ci accosterei gli aggettivi reale ed oggettiva.

L’uso di algoritmi e di tecniche probabilistiche deve essere portato a conoscenza
delle persone interessate, che in ogni caso possono opporsi alla costruzione e alla
diffusione di profili che le riguardano.

Pretendo, a questo punto, un rilascio di tutti gli algoritmi di Facebook e Google.

Ogni persona ha diritto di fornire solo i dati strettamente necessari per l’adempimento di obblighi previsti dalla legge, per la fornitura di beni e servizi, per l’accesso alle piattaforme che operano in Internet.

Quindi niente più form con campi obbligatori nelle iscrizioni, ad eccezione di quelli previsti per legge? Eliminiamo il 90% di Internet, con una mossa del genere!

Anonymous-SealPunto 9, sono molto curioso, si parla di “anonimato“.

Ogni persona può comunicare elettronicamente in forma anonima per esercitare le libertà civili e politiche senza subire discriminazioni o censure.

Anonima e, permettetemi, aggiungerei “riservata“. Cosa ad oggi non possibile, comunque, quindi attuarla sarebbe cosa buona e giusta. E poi, si parla solo di comunicazioni. La navigazione e tutti gli altri protocolli non devono forse essere anch’essi anonimi?

Limitazioni possono essere previste solo quando siano giustificate dall’esigenza di tutelare un interesse pubblico e risultino necessarie, proporzionate, fondate sulla legge e nel rispetto dei caratteri propri di una società democratica.

Male. Malissimo. L’interesse della società non può prevalere sul diritto all’anonimato di Internet.

Nei casi previsti dalla legge e con provvedimento motivato dell’autorità giudiziaria l’autore di una comunicazione può essere identificato quando sia necessario per garantire la dignità e i diritti di altre persone.

La pugnalata finale. Incoerente, ahimé. Non dicevamo nel punto 4 che indirizzi IP e MAC erano dati personali e come tali tutelati, su richiesta eliminati? Come potrebbe un’autorità giudiziaria identificare una persona online senza alcun mezzo per poterlo fare?

Il famoso “diritto all’oblio“, che sinceramente mi ha fatto storcere il naso per come attuato a livello europeo, è il 10° passaggio.
Questo è la stessa cosa. Affida ai motori di ricerca il ruolo censorio arbitrario, ed alla magistratura il compito di supervisionare e punire. NO!

Ogni persona ha diritto di ottenere la cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei dati che, per il loro contenuto o per il tempo trascorso dal momento della loro raccolta, non abbiano più rilevanza.

NO, NO e ancora NO!
Non si eliminano i contenuti che non devono rimanere online eliminando metaforicamente il libro dall’indice della biblioteca. Si elimina direttamente il libro stesso. E, in tutta sincerità, sarei contrario anche a questo… ma questi sono pareri strettamente personali.
Non è il fine ad essere sbagliato, è il metodo ad essere totalmente fuori luogo. E’ opinabile, e si presta a facili abusi. Un buon diritto all’oblio dovrebbe prevedere equità, giustizia, ma soprattutto imparzialità. Ed il resto del testo, in questo, non aiuta di certo:

Il diritto all’oblio non può limitare la libertà di ricerca e il diritto dell’opinione pubblica a essere informata, che costituiscono condizioni necessarie per il funzionamento di una società democratica. Tale diritto può essere esercitato dalle persone note o alle quali sono affidate funzioni pubbliche solo se i dati che le riguardano non hanno alcun rilievo in relazione all’attività svolta o alle funzioni pubbliche esercitate.

Dov’è finito il principio di eguaglianza di cui si è parlato nei primi punti di questo documento? Nel cesso, considerando che il diritto all’oblio fa distinzione tra personaggi a cui sono affidate funzioni pubbliche ed il resto del mondo. Tra l’altro, in maniera alquanto soggettiva ed ambigua.
Da riscrivere, completamente.

diritti e garanzie delle persone sulle piattaforme” porta il contatore a 11.

Ogni persona ha il diritto di ricevere informazioni chiare e semplificate sul funzionamento della piattaforma, a non veder modificate in modo arbitrario le condizioni contrattuali, a non subire comportamenti che possono determinare difficoltà o discriminazioni nell’accesso.

Paradossalmente, volessi fare un sito solo per una determinata categoria di persone, un forum tematico, non potrei. Bella definizione, molto ragionata. Favorevolissimo invece quando sento parlare di interoperabilità, anche se si potrebbe ulteriormente integrare.

Ogni persona deve in ogni caso essere informata del mutamento delle condizioni contrattuali. In questo caso ha diritto di interrompere il rapporto, di avere copia dei dati che la riguardano in forma interoperabile, di ottenere la cancellazione dalla piattaforma dei dati che la riguardano.
Le piattaforme che operano in Internet, qualora si presentino come servizi
essenziali per la vita e l’attività delle persone, favoriscono, nel rispetto del principio di concorrenza, condizioni per una adeguata interoperabilità, in presenza di parità di condizioni contrattuali, delle loro principali tecnologie, funzioni e dati verso altre piattaforme.

XKeyscore map12, “sicurezza in rete“.

La sicurezza in Rete deve essere garantita come interesse pubblico, attraverso l’integrità delle infrastrutture e la loro tutela da attacchi esterni, e come interesse delle singole persone.

Ancora una volta, soldi da investire per garantire l’integrità delle infrastrutture. Da cosa poi, considerando che l’infrastruttura che vogliamo proteggere risale a prima della guerra e sarebbe da far saltare in aria e rifare ex-novo? Ancora una volta, con integrità delle infrastrutture intendiamo migliorare un minimo la sicurezza degli IXP e proibire abusi come quelli emersi dal Datagate, o si tratta di una classica promessa buttata lì? Mancano l’attuazione, il metodo, i dettagli.

Leggo poi di un certo “diritto all’educazione“, numerato come 13.
La prima parte può anche starmi bene, detta tra noi: alfabetizzazione informatica, per definizione, che tra l’altro è anche quello che faccio di mestiere.

Ogni persona ha diritto di acquisire le capacità necessarie per utilizzare Internet in modo consapevole e attivo. La dimensione culturale ed educativa di Internet costituisce infatti elemento essenziale per garantire l’effettività del diritto di accesso e della tutela delle persone.
Le istituzioni pubbliche promuovono attività educative rivolte alle persone, al sistema scolastico e alle imprese, con specifico riferimento alla dimensione intergenerazionale.

E’ il terzo paragrafo a lasciarmi dubbioso.

Il diritto all’uso consapevole di Internet è fondamentale perché possano essere concretamente garantiti lo sviluppo di uguali possibilità di crescita individuale e collettiva; il riequilibrio democratico delle differenze di potere sulla Rete tra attori economici, Istituzioni e cittadini; la prevenzione delle discriminazioni e dei comportamenti a rischio e di quelli lesivi delle libertà altrui.

Non sarà la conoscenza del computer a portare ad un “riequilibrio democratico delle differenze di potere sulla Rete tra attori economici, Istituzioni e cittadini“. Sarà l’applicazione di leggi comunitarie inerenti il fisco in egual misura per tutti gli Stati membri e la lotta ai cosiddetti “VAT players” a rendere giustizia all’economia italiana, soprattutto online. Sarà la e-democracy ad abbattere quel divario esistente tra Istituzioni e cittadini. Ma sono parole: ancora una volta, non si porterà a compimento nulla di tutto questo. Meglio dire che è colpa dell’ignoranza dilagante se le cose vanno male, piuttosto che assumersi qualche responsabilità.

e-democracy-2Concludiamo con il 14, “criteri per il governo della rete“. E con la mente ritorniamo al punto 2, con Barlow che si rivolta nel letto.

Ogni persona ha diritto di vedere riconosciuti i propri diritti in Rete sia a livello nazionale che internazionale.

Solite leggi che si applicano al di fuori del proprio territorio di competenza. Peccato che gli altri non le recepiranno.

Internet richiede regole conformi alla sua dimensione universale e sovranazionale, volte alla piena attuazione dei principi e diritti prima indicati, per garantire il suo carattere aperto e democratico, impedire ogni forma di discriminazione e evitare che la sua disciplina dipenda dal potere esercitato da soggetti dotati di maggiore forza economica.

Internet non richiede regole, in realtà. E’ la nostra società che, non in grado di adeguarsi all’avvento di Internet, richiede delle regole in merito. La disciplina di internet non dovrebbe dipendere dai soggetti dotati di maggiore forza economica, verissimo, ma nemmeno da altre entità non desiderate. State combattendo una battaglia contro i mulini a vento per la conquista del Cyberspazio.

La costruzione di un sistema di regole deve tenere conto dei diversi livelli territoriali (sovranazionale, nazionale, regionale), delle opportunità offerte da forme di autoregolamentazione conformi ai principi indicati, della necessità di salvaguardare la capacità di innovazione, della molteplicità di soggetti che operano in Rete, promuovendone il coinvolgimento in forme che garantiscano la partecipazione diffusa di tutti gli interessati. Le istituzioni pubbliche adottano strumenti adeguati per garantire questa forma di partecipazione.
In ogni caso, l’innovazione normativa in materia di Internet è sottoposta a valutazione di impatto sull’ecosistema digitale

Ancora una volta, incoerenza. Se internet è trasversale e sovranazionale, perché regolamentarlo a diversi livelli territoriali e non per come strutturalmente è concepito? Perché forzare Internet ad adeguarsi a quello che siamo, invece di adeguare noi stessi ad un mondo di condivisione ed autoregolamentazione?

La gestione della Rete deve assicurare il rispetto del principio di trasparenza, la responsabilità delle decisioni, l’accessibilità alle informazioni pubbliche, la rappresentanza dei soggetti interessati.
L’accesso ed il riutilizzo dei dati generati e detenuti dal settore pubblico debbono essere garantiti e potenziati.

Errore. La gestione della rete deve assicurare sì trasparenza, ma deve avvenire per mano della collettività nella sua interezza. Non tramite mera rappresentanza dei soggetti interessati. Che poi, esistono forse soggetti disinteressati?

La costituzione di autorità nazionali e sovranazionali è indispensabile per garantire effettivamente il rispetto dei criteri indicati, anche attraverso una valutazione di conformità delle nuove norme ai principi di questa Dichiarazione.

Non solo non è indispensabile la costituzione di nessuna autorità per Internet. Non è nemmeno gradita dai netizens.

Se concordate con il sottoscritto, dal 27 ottobre facciamoci sentire.

Fonte: http://lantaworld.noblogs.org/post/2014/10/14/billofrights-a-noi/
Con affetto.

L’INFORMATICA RACCONTATA AI GRANDI E AI PICCINI

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright by yanfry on 2 ottobre 2014

Angelo Raffaele Meo – Aurora Martina Neri

Taste completo disponibile su http://linuxdidattica.org/

PREMESSA
Questo libro è destinato ai ragazzi di età compresa tra i 10 e i 14 anni circa. Abbiamo pensato a loro perché vengono in contatto ogni giorno con gli strumenti informatici e di cui spesso ne conoscono solo superficialmente il funzionamento.
Speriamo che possa risultare utile anche a quei docenti, educatori, genitori che condividono con noi l’idea che oggi insegnare l’informatica ai ragazzi sia non solo importante ma indispensabile al fine di contribuire a creare in loro maggiore autonomia, sicurezza e capacità di gestire il proprio futuro.

Ci auguriamo che possa essere gradito soprattutto ai ragazzi, spesso avviati dal sistema scolastico a una conoscenza troppo “applicativa” dell’informatica.

Il libro è stato creato anche per essere fruito on line sulle piattaforme per la didattica oggi più diffuse.
L’edizione attuale presenta una caratteristica innovativa rispetto alle edizioni precedenti. Infatti, il testo è integrato da alcuni videogiochi didattici che fanno diretto riferimento agli algoritmi descritti nei singoli capitoli del testo.
I videogiochi potranno scaricati dal sito http://www.gaminaction.com/clients/politecnico/release/
(username: poli, password: poli) ed essere eseguiti su qualunque personal computer in ambiente Windows, Mac e Linux. Inoltre, potranno essere giocati “on line” ai seguenti indirizzi:

http://www.gaminaction.com/clients/politecnico/gioco01

http://www.gaminaction.com/clients/politecnico/gioco02

http://www.gaminaction.com/clients/politecnico/gioco03

Nell’edizione attuale i giochi sono finalizzati alle esercitazioni relative al calcolo binario e operazioni connesse. Alla fine del corso, insegnanti e allievi potranno verificare il livello dell’apprendimento con una versione originale del Gioco dell’Oca all’indirizzo: http://www.gaminaction.com/clients/politecnico/gioco06/
Gli Autori
Prima edizione: aprile 2012
Seconda edizione: luglio 2014
Quest’opera è stata rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/it/ o spedisci una lettera a Creative Commons, 171 Second Street, Suite 300, San Francisco, California, 94105, USA.

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continua su http://linuxdidattica.org/docs/libri_di_testo/informatica-grandi-piccini.pdf

Peter Sunde, fondatore di The Pirate Bay: “La prigione è un po’ come il copyright”

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 10 settembre 2014

È un giorno d’estate in una delle zone turistiche più popolari della Svezia ma non sono qui per godermi il sole. Sto per andare in prigione.

Västervik Norra, una prigione di media sicurezza per 255 detenuti sulla sponda orientale della Svezia, non è un luogo accogliente, piuttosto in contrasto con l’ambiente circostante. La sala d’attesa è in parte decorata con un paio di giocattoli di plastica. Io sono uno dei soli tre “visitatori” quel giorno. La maggior parte dei detenuti qui sta scontando la propria pena per crimini violenti, rapimenti e simili.

Il prigioniero che sto per incontrare qui è Peter Sunde. Il suo crimine? “Assistere nella violazione del copyright”. Ha contribuito a costruire e gestire The Pirate Bay, che facilita la condivisione di file. Per undici anni, l’industria dell’intrattenimento ha cercato di farcela nella sua impresa più difficile, quella di chiudere il sito, estremamente popolare, senza successo. Le loro uniche vittorie sono state simboliche. In alcuni Paesi, tra cui l’Italia (ndR), i fornitori hanno iniziato a bloccare il sito ma poiché tali blocchi sono stati facilmente eludibili dal primo giorno non hanno poi fatto più nulla per frenare la popolarità di The Pirate Bay.

Sto per vedere un’altra loro vittoria simbolica: un giovane innovatore dietro le sbarre. I fondatori di altre piattaforme di file sharing come Napster o Kazaa sono stati lodati per la loro ingegnosità e sono ora imprenditori celebrati. Peter, invece, ha dovuto interrompere il lavoro sulle sue start-up di successo, come il servizio di micropagamenti Flattr e il sistema di messaggistica crittografata Heml.is, per scontare la pena in prigione.

Peter Sunde

Non è stato facile incontrare Peter: inizialmente, la sua richiesta per l’approvazione della mia visita è stata respinta, in quanto sono state approvate le richieste di altri amici che cercano di prestargli assistenza. È stato solo quando ha letto i regolamenti e ha presentato una denuncia – sottolineando il mio status di rappresentante eletto del Parlamento europeo – che la mia visita è stata approvata.

«Se non insisti costantemente per i tuoi diritti, te li negheranno»

Quando siamo finalmente faccia a faccia, sorseggiando il caffè solubile in una piccola stanza, mi dice che questo è la norma in carcere: “Se non insisti costantemente per i tuoi diritti, te li negheranno”. Egli racconta di come abbia dovuto ricordare alle guardie che non era loro permessa l’apertura della posta riservata che riceve dai giornalisti, così come il suo presunto diritto all’istruzione o alla professione durante il suo periodo di detenzione in pratica consista in un libro di spagnolo per principianti.

“La prigione è un po’ come il copyright”, fa notare Peter: in entrambe le aree, vi è mancanza di trasparenza e le persone che detengono il potere approfittano del fatto che la persona media non presta molta attenzione alla questione. Ciò apre la porta agli abusi e alla corruzione. Poche persone si sentono direttamente interessate da tali sistemi, anche se un sacco di utenti di Internet commettono violazioni di copyright, molti non si rendono nemmeno conto che stanno violando le leggi e non ne subiscono ripercussioni. Quindi è difficile chiedere alla politica tradizionale di risolvere anche le ingiustizie più palesi che questi sistemi producono. Gli chiedo se la sua prigionia ha cambiato le sue idee politiche. “Le ha confermate”, risponde lui. “Prima sapevo che il sistema era rotto ma ora so fino a che punto.”

«Prima sapevo che il sistema era rotto ma ora so fino a che punto.»

Questa visita di due ore rappresenta la prima volta che mi capita di incontrare Peter lontano dalla tastiera. Ci siamo scritti via e-mail un bel po’ durante la campagna elettorale per il Parlamento europeo, in cui noi due rappresentavamo il Partito Pirata in diversi Paesi. Le nostre conversazioni coprivano i nostri numerosi interessi politici comuni, dalla riforma del copyright ai diritti degli animali e al diritto di asilo. È stato proprio durante il mio trasloco a Bruxelles per iniziare il mio mandato nel Parlamento europeo che ho appreso dell’arresto di Peter.

“La cosa peggiore è la noia”. Lui mi racconta della sua routine quotidiana: “Per colazione ho yogurt di soia e muesli, che mi è stato recentemente dato il permesso di acquistare con il mio denaro, dato che il carcere non offre alcun cibo vegan”. Questo è seguito da un’ora di esercizio – camminare intorno al cortile in cerchio – e talvolta la possibilità di giocare a ping-pong o visitare la biblioteca del carcere nel pomeriggio, prima che Peter rimanga bloccato nella sua cella per la notte. L’unica altra distrazione deriva dalle decine di lettere che Peter riceve ogni giorno. Non tutti i libri che i suoi amici e sostenitori inviano gli arrivano – sono prima sottoposti a screening per “contenuti non appropriati”. Altri articoli che arrivano via posta, come caramelle vegan, non gli saranno consegnati prima della sua liberazione “ma almeno il carcere è obbligato a catalogare ogni singola cosa che mi mandanoe questo li fa incazzare”, dice Peter con un occhiolino.

«Ci saranno per ora circa 10 000 Pirate Bay!»

Mentre la sua notorietà deriva in gran parte dal suo ruolo nella fondazione di The Pirate Bay, Peter è stato critico sullo sviluppo della piattaforma per molto tempo e ha dedicato le sue energie ad altri progetti. “Ci dovrebbero essere 10.000 Pirate Bay da adesso!”, esclama. “Internet è stato costruito come una rete decentrata ma per ironia della sorte la centralizzazione è sempre più incoraggiata. Dato che The Pirate Bay è stata attiva per 11 anni, quasi tutti gli altri siti Torrent hanno iniziato ad affidarsi su di essa come una spina dorsale. Abbiamo fatto un singolo errore e lo sviluppo della tecnologia del file sharing è rimasto bloccato”.

Agli occhi di Peter, The Pirate Bay ha fatto il suo corso e si è trasformato in una società commerciale che ha poco a che fare con i valori sui cui è stata fondata. Al giorno d’oggi, le battaglie più importanti per un Internet aperto si svolgono altrove – dice, notando che la tendenza verso la centralizzazione non si limita alla condivisione dei file. Facebook da solo si è trasformato in una piccola versione di internet stile giardino recintato, in cui un sacco di utenti sono contenuti e non hanno accesso a una rete più ampia. Allo stesso tempo, servizi come Google e Wikipedia stanno lavorando ad accordi di distribuzione che rendono i loro siti disponibili per le persone che non hanno accesso a un Internet reale.

Un passo per contrastare questa tendenza verso la centralizzazione potrebbe essere la portabilità dei dati, il diritto di portare via i propri dati personali da un servizio come Facebook e portarli con sé a un concorrente. Il diritto alla portabilità dei dati è parte della normativa europea proposta sulla protezione dei dati, che è attualmente bloccata in negoziati tra gli Stati membri dell’UE. “Avere la portabilità dei dati sarebbe un grande passo avanti”, dice Peter, “ma non è abbastanza. La portabilità non ha senso senza la concorrenza. Come attivisti e imprenditori, abbiamo bisogno di sfidare i monopoli. Abbiamo bisogno di costruire una rete sociale pirata che è interoperabile con Facebook. O costruire dei competitori per piccoli monopoli prima che vengano acquistati dai grandi giocatori in campo. L’attivismo politico nei parlamenti, che il Partito Pirata persegue, è importante, ma deve essere combinato con perturbazioni economiche”.

«Gli effetti delle decisioni che prendiamo oggi possono essere drammatici.»

“Internet non cambierà radicalmente nei prossimi due anni, ma nel lungo termine. Gli effetti delle decisioni che prendiamo oggi possono essere drammatici”, riassume Peter. Secondo lui, stabilire la neutralità della rete, in particolare sulle reti mobili, sarà una delle battaglie cruciali. Internet può essere nato come uno spazio non commerciale, ma attualmente è interamente governata dal business e senza la neutralità della rete, le grandi aziende potranno rafforzare i monopoli e soffocare l’innovazione. Un pushback sarà necessario dalle piccole imprese e dalla società civile – ma quei gruppi si sforzano per essere ascoltati nei dibattiti politici e spesso mancano le risorse finanziarie per gli sforzi di lobbaggio su larga scala.

Anche se Peter è visibilmente influenzato dalla sua prigionia e parla della lotta contro la depressione, non ha smesso di fare progetti per il futuro. “Le cose saranno più facili una volta che sarò fuori di qui. Sono stato latitante per due anni e difficilmente potevo andare a conferenze o avrei dovuto presentarmi senza preavviso. “Una volta che la sua condanna a otto mesi sarà giunta al termine, Peter vuole tornare all’attivismo. Quando chiedo dei suoi prossimi progetti, inizia sorridendo e mi dice di avere pazienza. “Tutto quello che posso dire ora è che sono pieno di idee e che uno dei miei obiettivi principali sarà quello di sviluppare metodi etici di finanziare l’attivismo.

«Spesso c’è bisogno di soldi per il cambiamento. Ma la maggior parte dei modi di ottenerlo richiedono un compromesso con i vostri ideali. Possiamo fare di meglio.»

Le due ore con Peter sono passate più velocemente di quanto mi aspettassi. Ben presto una guardia bussa alla porta e – dopo frettolosi addii – gli uscieri mi riportarono alla sala d’attesa, dove il mio telefono e gli altri miei beni mi vengono restituiti. Peter sta ora sperando che la sua condanna al carcere venga trasformata in arresti domiciliari, i quali permerebbero a lui di vedere suo padre, gravemente malato, e passare meno tempo in isolamento. La sceltà dipenderà in gran parte dal fatto che lo Stato svedese continui o meno a vedere un attivista di condivisione file come una seria minaccia al pubblico. In una società in cui la maggioranza dei giovani abitualmente violano il copyright semplicemente condividendo cultura, questa visione sembra del tutto insostenibile.

Scrivi a Peter:
Peter Sunde, Box 248, 59323 Västervik, Svezia

Note

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente da Julia Reda, unica parlamentare del Partito Pirata tedesco, sul suo sito personale e pubblicato sotto licenza CC0. L’immagine di copertina è tratta dalla SHARE Conference e pubblicata sotto licenza CC-BY-SA 2.0, l’immagine di Sunde è tratta dal kit per la stampa del film TPB-AFK e pubblicata sotto licenza CC-BY 3.0. La traduzione è ad opera del GdL Traduzioni del Partito Pirata italiano.

Cyberia: Torino Capitale del Software libero 14/09

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 4 settembre 2014

10628155_10203170355554681_411576753835660577_nLa Community di promotori, sostenitori e sviluppatori di Free Libre Open Source Software, attiva a Torino, festeggia e sostiene attivamente la scelta dell’amministrazione comunale di migrare i propri computer al sistema operativo GNU/Linux

Anche per questo organizza Cyberia, un evento ricco di iniziative e ospiti mirato ad incuriosire, informare e discutere sulle numerose sfaccettature e possibilità offerte dall’approccio “libero ed aperto” alla conoscenza utilizzando gli strumenti tecnici e giuridici esistenti.
La community torinese coesa, propositiva e disponibile intende sfruttare questa occasione per promuovere ed incoraggiare tutte le pubbliche amministrazioni ad adottare software libero e per far sentire forte e concreto il suo supporto.

All’evento parteciperà Richard Stallman, figura di rilievo mondiale, uno dei principali esponenti del movimento del software libero e fondatore del progetto GNU.

Anche Border Radio (web radio che trasmette esclusivamente musica rilasciata con licenze libere www.border-radio.it), parteciperà all’evento Cyberia per tutta la durata dell’iniziativa con una diretta streaming degli appuntamenti, interviste, approfondimenti…
Il programma:
Dalle 15.00 saranno attivi numerosi workshp e laboratori:
– Mini LIP (Linux Installation Party)
– Recupero Trashware con Software Libero
– Sportello consulenza CC (Creative Commons) per artisti e produttori di contenuti
– Distribuzione a km0: OpenMamba
– Open 3d: Proiezione Video Blender Foundation
– Dimostrazioni Stampa 3D
– Eris Edizioni: Casa editrice Creative Commons
– I.I.S. Giuseppe Peano
– Patamu.com (deposito e tutela opere, gratuita e legale)

Dalle 16.30, appuntamento centrale della giornata, la discussione pubblica moderata dall’avvocato Marco Ciurcina, a cui parteciperanno tra gli altri:

Gianmarco Montanari (Direttore Generale Città di Torino), Fosca Nomis (Consigliere Comunale di Torino), Roberto Moriondo (Direttore Innovazione e Ricerca Regione Piemonte), Luca Robotti (Promotore Legge regionale n. 9 del 26 marzo 2009), Angelo Raffaele Meo (professore emerito del Politecnico di Torino), Juan Carlos De Martin (Co-fondatore Centro Nexa su Internet e Società), Roberto Guido (Direttore Italian Linux Society), Enrico Capirone (Consiglio di Amministrazione del CSI Piemonte e Vicesindaco della Città di Ivrea), Alessandro Portinaro (Sindaco Comune di Trino), Sasha Dalia Manzo (Avvocato esperto in proprietà industriale e intellettuale), Italo Vignoli (Co-Fondatore The Document Foundation) ..

Dalle 18,30 intervento di Richard Stallman

A partire dalle 22.00 live di gruppi aderenti al progetto Patamu.com, la prima piattaforma in Italia che permette agli artisti di depositare e tutelare gratuitamente dal plagio le proprie opere d’arte e di ingegno in modo legalmente valido. Parteciperà Adriano Bonforti, fondatore del progetto.

Dalle 22 alle 23 – de Grees (hard-monic)

Dalle 23 alle 24 – So What Jazz Ensemble (Jazz Elettrico)

L’iniziativa è promossa da “Volontari per il software libero e le libertà digitali”:
NetStudent, GlugTO, Officina Informatica Libera, ARCI Torino, Prometeo con il sostegno di Italian Linux Society.

Per informazioni e comunicazioni: cyberia@arcitorino.itPer informazioni e comunicazioni: cyberia@arcitorino.it

 

Fonte: http://www.arcipiemonte.it/torino/eventi/cyberia-torino-capitale-del-software-libero

‘Borderline’ festival di etichette e produzioni indipendenti 5-6-7 Settembre 2014

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 23 luglio 2014

borderline

‘Borderline’ è un festival di etichette e produzioni indipendenti nato il 22 giugno 2013 in occasione della prima diretta ufficiale di Radio Strike, radio web con sede a Ferrara, nata dalla comune esigenza di diffondere, condividere e far circolare saperi, idee, immaginari.

L’esperienza di Radio Strike ha dato il via a una serie di riflessioni che ci hanno portato a chiederci se esista, o meglio se si possa ancora parlare di musica Indipendente, e in senso più generale, di cultura Indipendente.

 

 ‘BORDERLINE': COME E PERCHÉ

L’esigenza di organizzare e promuovere ‘Borderline’ nasce dall’idea di sostenere il percorso delle etichette indipendenti che cercano di discostarsi dalla logica di chi strumentalizza la musica, snaturandone il potenziale comunicativo e riducendola spesso a mera merce di scambio.

Riteniamo pertanto che il percorso delle realtà indipendenti vada condiviso, incoraggiato e supportato, e che ogni espressione artistica pensata come indipendente costituisca una forma di resistenza attiva alla logica del controllo culturale ed economico su creatività e immaginario, individuale o collettivo che sia.

Quest’anno, dopo aver aderito alla campagna nazionale #NOSIAE del 12 aprile scorso, promossa su territorio nazionale da Andrea Caovini, abbiamo deciso di costruire un festival di tre giorni, un festival che non sia semplice contenitore, ma momento di incontro tra realtà diverse e laboratorio di nuove pratiche per mettere in discussione l’attuale  concezione del diritto d’autore e promuovere la diffusione e il libero accesso alla cultura.

La seconda edizione di Borderline si terrà il 5-6-7 settembre nella suggestiva location della Casa del Popolo di Ponticelli, tra Ferrara e Bologna. Il programma del festival prevede aree espositive per le etichette e l’editoria indipendenti, momenti seminariali e di dibattito e naturalmente performance e concerti dal vivo.

Crediamo che oggi sperimentazione e produzione culturale debbano necessariamente partire dal basso, nel modo più libero e autonomo possibile; per questo motivo abbiamo deciso di finanziare il festival attraverso il crowdfounding.

 

Sostieni il progetto

border_crowd

Se credi come noi nell’importanza di muoversi ‘Borderline’ e vuoi contribuire al nostro progetto puoi contribuire alla nostra sottoscrizione su Produzioni dal Basso a questo indirizzo :)

 

Per ulteriori informazioni scrivi a radio@radiostrike.org

 

Decidiamo noi quanto vale la conoscenza. Con una moneta, un ecosistema p2p, e una nuova idea di scuola. Benvenuti alla Knowpen Foundation

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 11 luglio 2014

 

Di Occupy 3.0, Alice Meniconi ci ha raccontato come e perché è nato il progetto, mentre Michel Bauwens ci ha raccontato  che si tratta di un processo storico nelle forme di protesta dei movimenti studenteschi.

Ma cosa hanno progettato i ragazzi dell’ISIA? In siontesi, qual’è e come funziona la scuola del futuro di cui parliamo da quasi due settimane? a raccontarcelo è Rudy Faletra che ci ha lasciato anche una breve video-testimonianza.

Incipit. Mi chiamo Rudy, ho 22 anni , studio design del prodotto. Vedo la società cambiare continuamente: abbiamo a disposizione nuovi strumenti, materiali e conoscenze ogni giorno. E penso una cosa: possiamo far sì che il sistema educativo sia al passo con tempi e con i cambiamenti.

Anzi dirò di più, credo che l’ambiente dell’istruzione debba essere il luogo in cui si progetta e si sperimenta: la vera culla dell’innovazione. Un luogo in cui la conoscenza sia il bene comune e quindi l’energia  dell’intero meccanismo.

Ho sempre immaginato una scuola aperta in cui studenti, professori, professionisti affrontino con volontà e passione nuovi progetti! Dove, una rete di persone interessate ad un modo nuovo e libero di diffusione e creazione della conoscenza, siano il motore principale. Tutto questo è possibile!

Per questo motivo ho deciso di far parte del Near Future Education Lab ed occuparmi dell’aspetto progettuale.

E proverò a spiegarvi cosa è e come funziona l’ecosistema educativo che abbiamo in mente e come abbiamo deciso di metterlo in atto, unendoci in una Fondazione: la Knowpen Foundation per affrontare la crisi e trasformarla sul serio in una opportunità, per noi a per altri.

[1] La Future Map e 5 ipotesi di base

La metodologia che abbiamo scelto per affrontare quest’avventura è quella del Near Future Design. Si parte da un concetto di base: il futuro non esiste! Il futuro è una performance che ci vede tutti coinvolti, attraverso ciò che immaginiamo e ciò che desideriamo!

In questa metodologia primo passo è creare una future map. La costruzione di una mappa del futuro comporta la combinazione di una ricerca tecnica/tecnologica insieme ad una etnografica/antropologica: qual’è lo stato delle arti e delle tecnologie? Cosa desideriamo come esseri umani? Come ci comportiamo, come cambia la nostra quotidianità con l’ingresso di nuove tecnologie? Quali sono le possibilità future, come si realizzerano tecnicamente e tecnologicamente? E ancora, come cambieranno esse stesse insieme alla società?

Tutto questo ci ha portato a definire 11 “assi del cambiamento” del sistema educativo e 5 ipotesi alla base della nostra idea progettuale:

1) Il sistema educativo ha un’alta barriera all’ingresso.
Se puoi permetterti le centinaia di migliaia di dollari (o euro che siano) per entrare nelle migliori scuole, per te non c’è nessuna crisi del sistema educativo. Avrai laboratori, corsi personalizzati, tutoring, mentoring, auditorium, biblioteche, attrezzature, eccetera.

2) I modelli educativi attuali si basano ancora sulla competizione piuttosto che sulla collaborazione. I sistemi competitivi, adeguati all’era industriale, non funzionano nell’era dell’informazione, della conoscienza e della comunicazione, basata su meccanismi collaborativi. Principi come l’accesso universale e l’inclusione sono fondamentali per la creazione di capitale sociale e l’avvento di un’economia della condivisione.

3) La conoscenza è un Commons!
Questo sia perché, come sostiene Rifkin, permette costi marginali che tendono verso lo zero, sia perché, come sostiene Michel Bauwens, l’accesso a un Common della conoscenza è strategico e abilitante per la società nel suo insieme.

4) Nuovi modelli (percettivi e cognitivi) per l’educazione.
I modi in cui impariamo, collaboriamo, lavoriamo, progettiamo e ci relazioniamo sono radicalmente cambiati: dalla convergenza di più discipline all’intersezione di ruoli differenti nel processo educativo, nel passaggio dagli atomi ai bit (e viceversa) la produzione di conoscenza e informazione diventa una performance culturale, interconnessa ed emergente a cui tutti prendiamo parte costantemente e in modo ubiquo.

5) Necessità di un nuova definizione di “valore”.
Dalla pagina del progetto P2PValue, una definizione che ci ha ispirato: “Commons-based peer production (CBPP) is a new and increasingly significant model of social innovation based on collaborative production by citizens through the Internet”. Studiando questo modello, abbiamo capito la necessità di una nuova definizione di valore, capace di relazionarsi al benessere dell’ecosistema nel suo complesso: il prezzo di vendita sul mercato di prodotti o servizi non è sufficiente.

[3] Il progetto: cos’è e perché nasce la Knowpen Foundation  

La carne al fuoco era tanta, ve ne siete già accorti, e non è stato semplicissimo riunire tutti i pezzi (ci abbiamo messo un po’…). Ma una cosa ci era chiara: nell’era della conoscenza e dell’informazione l’istruzione può diventare il motore di un cambiamento positivo per tutta l’umanità ed è solo grazie all’educazione, alla ricerca, alla possibilità di imparare, di creare che riusciremo ad uscire dalla crisi. Tagliando i fondi alla scuola stiamo perdendo una occasione enorme!

E’ qui che il nostro progetto è diventato per noi una necessità.

Coerentemente con la ricerca, nella scuola che stiamo progettando la conoscenza è un Bene Comune, e i suoi spazi sono permeabili. Si aprono alla città e alle comunità, ci si può collaborare da qualsiasi parte del mondo, in modo ubiquo: l’architettura, la scansione del tempo, le relazioni e i modi di socializzare mutano, dando vita ad una esperienza personalizzata in cui tutti potenzialmente possano essere studenti, professori, ricercatori, imprenditori.

Per realizzare questa visione e questo nuovo modello di scuola, come vi ha spiegato Alice nell’articolo precedente, abbiamo deciso di unirci in una fondazione: la KnOwpen Foundation (KF). Nel suo nome si incontrano il verbo “know” (conoscere) e “open” (aperto), la conoscenza che si apre.

La KF è un ecosistema in cui la conoscenza è un bene comune ed è allo stesso tempo l’entità amministrativa che ospita, preserva e promuovere l’ecosistema educativo che intendiamo attuare, creando nuove risorse e opportunità per il futuro.

Al suo interno la Fondazione funziona come una Wirearchy, modello organizzativo peer-to-peer, il cui fondatore è Jon Hudband, che abbiamo scelto dopo una lunga ed accurata analisi: un intero gruppo all’interno della classe si è dedicato solo a questo.

Siamo partiti da 7 modelli p2p individuandone 3 principali (Holacracy, Googleocracy e Wirearchy), e infine abbiamo scelto la Wirearchy, secondo noi il più adatto non solo ad attuare l’ecosistema che abbiamo immaginato, ma anche a prendere in considerazione i nuovi modelli cognitivi, comunicativi, relazionali ed operativi di persone nate e cresciute interagendo su Internet (consiglio di dare un occhio ai link che documentano la ricerca fatta perché è molto interessante).

L’ultimo ed essenziale elemento del nostro progetto sono i Koinoo, una moneta virtuale alternativa e mutualistica che misurerà la partecipazione di ognuno al benessere del Common. E’ proprio grazie ai Koinoo che cerchiamo di spostare la definizione di “valore” all’interno dell’ecosistema, nella direzione del benessere e della partecipazione, slegandolo dalle dinamiche strettamente economiche. I Kinoo sono un bene abbondante, non si producono, non si ottengono attreverso il “maining” come nel modello bit-coins: si assegnano mutualmente gli uni agli altri secondo la percezione del contributo che quella persona ha dato al benessere dell’ecosistema.

Riassumendo:

  • il ruolo della fondazione è quello di ospitare, conservare e promuovere la conoscenza comune, l’ecosistema, il modello della moneta e la Wirearchy: il modello organizzativo alla base dell’ecosistema;

  • Abbiamo deciso di creare una fondazione che ci permetterà di esplorare il nuovo futuro dell’educazione per alcuni motivi fondamentali. Nella situazione attuale, la scuola e tutto il sistema educativo fa parte di un’organizzazione e di un processo di tipo gerarchico. In alto governi e aziende trattano l’uno con l’altro per definire politiche e strategie che andranno ad applicarsi e ripercuotersi su studenti, professori, ricercatori e tutti coloro che fanno parte del sistema.

Tutto questo ha importanti implicazioni politiche, sociali ed economiche. Forse il problema più grande di questo modello sta nella rigidità e nell’incapacità di adattarsi alla trasformazione delle culture, delle società e dell’ambiente. È un sistema che difficilmente riesce a tener conto delle persone, dei desideri delle comunità, delle visioni, delle aspettative e dei comportamenti emergenti.

La trasformazione che proponiamo è dedicata alla creazione di un ambiente, uno spazio.

L’ambiente è il Knowledge Commons, protetto e promosso dalla Fondazione.

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[4] Come funziona la Fondazione: la vita dell’ecosistema.

La conoscenza è quindi un bene comune preservato e promosso dalla Fondazione. Quest’ultima è aperta, accessibile e permeabile: tutti possono accedervi, e non è neanche necessario essere un membro interno per usufruire del Bene Comune.

Moltissime forme di relazione e interazione sono infatti possibili in questo ambiente: come ad esempio contribuire al Common, usando la conoscenza custodita dall’ecosistema, o producendo “Ricette” per esso. Sì, proprio ricette!

Le ricette sono particolari forme di “meta-conoscenza” che hanno lo scopo di suggerire in che modo mettere insieme, combinare, aggregare singole parti del Common.  Come in cucina esse contengono degli ingredienti e delle istruzioni su come combinarli insieme per ottenere un certo risultato. Ci potranno essere delle ricette che consigliano un percorso per diventare un Designer, un Ingegnere, un Antropologo. Ricette su come costruire una sedia, un drone, un acceleratore di particelle. E così via.

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Facciamo un esempio. Un soggetto interessato a produrre una sua ricetta potrebbe essere il ministero dell’Università e della ricerca, o qualsiasi altra istituzione governativa in un’altra parte del mondo.

In realtà, se ci pensiamo bene, queste istituzioni producono “ricette” di mestiere, erogandole sotto forma di piani di studio ufficiali, politiche, regolamenti e altro ancora. Riconosciamo le loro “ricette” valide e vincolanti sulla premessa che ci fidiamo di loro, affidandogli il ruolo di “manutentori” dei sistemi in cui scienze, discipline umanistiche e ricerca possono crescere e prosperare.

È una questione di fiducia e reputazione.

Tutto questo descrive una trasformazione particolare, secondo cui il sistema educativo diventa una sorta di “protocollo” (“Education as a Protocol”), proprio come Internet: una “rete di reti” cui è possibile partecipare adottando modalità specifiche, ma nella massima libertà, spontaneità e possibilità di interconnessione e relazione (proprio come nel modello della Wirearchy).

Nell’ecosistema, ogni forma di produzione include due elementi:

1) la conoscenza;

2) i progetti (per progetti intendiamo oggetti, prodotti, servizi, ecc.).

La conoscenza prodotta entra a far parte del bene comune. La parte restante può essere venduta, offerta, usata o altro, a discrezione dei produttori.

La conoscenza prodotta e confluita nel bene comune definisce il “valore” del “progetto” all’interno dell’ecosistema. Questo valore sarà riconosciuto attraverso l’assegnazione di un determinato numero di Koinoo da parte di altre persone che – se vorranno farlo – valuteranno in che modo, dal loro punto di vista, questo a contribuito al benessere dell’ecosistema.

Il Koinoo, la moneta alternativa, ha lo scopo di rendere percepibile e leggibile la creazione di valore interna all’ecosistema. Attraverso questa moneta alternativa vogliamo creare un nuovo modo di generazione di valore da pari a pari, basato sulla fiducia e la partecipazione. Questa moneta sarà utile per comprendere in modo immediato lo “stato di salute” dell’ecosistema. Infatti, al crescere della conoscenza, delle persone e del numero di connessioni si alzerà anche il numero di Koinoo generati dimostrando cosi il benessere dell’ecosistema o viceversa. Inoltre i Koinoo, riflettono anche l’impegno di ciascuno al benessere del Common favorendo di conseguenza dinamiche di interazione e produzione.

[5] Conclusioni

Come ho cercato di descrivere fino ad ora, la conoscenza è il bene comune su cui si basa il nostro progetto, e come tale esiste solo se costruito, protetto e promosso da tutte le persone.

Spero che grazie a questo articolo adesso il nostro progetto e la Fondazione che sorgerà nei prossimi mesi siano più chiari.

Questa è la storia di persone che si sono unite con una passione comune e con la voglia di creare un bene accessibile a tutti. Persone che hanno aderito ad un progetto perchè lo hanno sentito prorpio. Forse perchè il bene comune che stiamo creando e proteggendo riguarda tantissime persone. Siamo studenti, professori, ricercatori, professionisti, avvocati, ingegneri, figli e genitori che hanno capito che un sistema educativo libero e aperto è il futuro di ogni società!

Partecipa anche tu! Il futuro dell’educazione ci riguarda tutti!

Rudy Faletra,
ISIA Firenze, Near Future Education Lab

Fonte: http://www.chefuturo.it/2014/07/decidiamo-noi-quanto-vale-la-conoscenza-con-una-moneta-un-ecosistema-p2p-e-una-nuova-idea-di-scuola-benvenuti-alla-knowpen-foundation/

Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/

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