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Unione Europea: perplessità per ACTA troppe incompatibilità con le leggi europee

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright by yanfry on 2 dicembre 2009
In un documento trapelato il 30 novembre, i negoziatori dell’Unione Europea esprimono agli Stati Uniti perplessità in merito all’accordo segreto ACTA e sottolineano numerose incompatibilità con il vigente quadro legale dell’Unione.

Il 30 novembre è trapelato un documento dell’Unione Europea concernente ACTA e rivolto essenzialmente agli Stati Uniti. Il documento, del 29 ottobre 2009, una data immediatamente precedente all’ultimo round di negoziati svoltosi in Corea del Sud, è stato valutato come autentico dai maggiori esperti, fra i quali l’avvocato Micheal Geist.

Grazie ai riferimenti precisi a specifiche sezioni di ACTA, possiamo confermare che quasi tutti i timori precedenti, basati su ulteriori “fughe” di notizie, sono tristemente confermati: fra le altre cose ACTA mira a imporre filtri su Internet, alla risposta graduale, a misure penali per la violazione del copyright non a scopo di lucro, al cambiamento dello status di mere conduit per gli intermediari, alla soppressione di qualsiasi eccezione per l’aggiramento delle protezioni e alla proibizione dell’incoraggiamento dell’interoperabilità per i contenuti.

Nel documento sono messi in evidenza alcuni dei più stridenti contrasti fra il quadro legale dell’Unione e ACTA. Facciamo notare che tale contrasti, in accordo all’art. 300 TEC sostituito da oggi dall’art. 218 TEU, in vigore con il Trattato di Lisbona, obbligano i negoziatori europei ad informare pienamente e tempestivamente il Parlamento Europeo sul Trattato. Tali informazioni, a tutt’oggi, non sono state fornite al Parlamento Europeo, nonostante una risoluzione in questo senso adottata dallo stesso. Inoltre, l’art. 207 TEU stabilisce che “Il Consiglio e la Commissione saranno responsabili al fine di assicurare che gli accordi negoziati siano compatibili con i regolamenti e le leggi interne dell’Unione”.

Siamo quindi costretti a prendere in considerazione il fatto che i negoziatori dell’Unione Europea stiano conducendo delle trattative segrete in violazione ai Trattati vigenti; in ogni caso le incompatibilità con il quadro europeo forniscono al Parlamento la competenza di intervenire e l’autorità (sempre in base agli articoli sopra citati) di rigettare ACTA al momento opportuno.

Vediamo quali sono i punti, secondo gli stessi negoziatori, di incompatibilità fra ACTA e il quadro legale europeo:

1. La proposta americana dispone protezione sia civile sia penale contro la violazione del copyright. Tali disposizioni violano i trattati WIPO e la Direttiva sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore 2001/29/CE, la quale cita “adeguata protezione legale” senza specificare in cosa questa protezione debba consistere. Inoltre, la Direttiva sul commercio elettronico 2000/31/CE si applica a tutte le aree legislative concernenti le disposizioni ai fornitori di servizi della Società dell’Informazione, senza distinzione fra leggi pubbliche, private e penali. I negoziatori fanno notare che non è chiaro se e come la proposta americana si possa inquadrare in tale contesto.

2. I negoziatori si riservano di indagare ulteriormente in merito a eventuali problemi con la Direttiva servizio universale e diritti degli utenti 2002/22/CE recentemente adottata dal Consiglio e dal Parlamento (si noti che stranamente i negoziatori si riferiscono a questa chiamandola “consumers’ rights directive”, che non è il nome corretto).

Rimandiamo alla nostra analisi concernente una parte della direttiva quadro 2002/21/CE (rapporto Trautmann) e una parte della Direttiva servizio universale dalla quale emergono ulteriori incompatibilità con ACTA, specificamente all’art. 1.3a (proibizione della risposta graduale come intesa da ACTA) della prima e agli articoli 21.3(b) e 20.1(b) della seconda.

3. Il paragrafo concernente gli “Obblighi Generali” stabilisce che le procedure di enforcement siano “efficaci” e che i rimedi siano “rapidi” e “costituiscano un deterrente contro ulteriori violazioni”. Tale formulazione rappresenta una violazione dell’art. 41 dei TRIPs, dell’articolo 14 del WCT e dell’articolo 3 della Direttiva IPRED (2004/48/CE). Infatti, pur essendo la formulazione simile, ACTA cancella la disposizione secondo la quale le procedure devono essere eque, bilanciate e proporzionate nei confronti del presunto trasgressore.

Facciamo notare che la cancellazione di tali parole porta ad uno squilibrio iniquo a favore dei detentori del copyright e dei brevetti e può giustificare misure repressive nei confronti dei presunti trasgressori, come la risposta graduale o peggio ancora, senza la necessità dell’onere della prova da parte dell’accusa. Tale omissione vuole inoltre giustificare misure non proporzionate all’interno di una società democratica (quali, ad esempio, la limitazione o la soppressione dei diritti fondamentali sulla base di vaghi sospetti avanzati dai copyright holder).

I negoziatori ricordano che simili osservazioni sono state fatte in passato anche in merito alle disposizioni civili di ACTA, e suggeriscono una riformulazione per arrivare alla compatibilità con i TRIPs.

4. I negoziatori esprimono perplessità in merito al paragrafo concernente la responsabilità degli intermediari. In primo luogo chiedono perché questa responsabilità degli intermediari venga estesa solo al caso del copyright e non per i brevetti e i marchi commerciali. Successivamente, sottolineano la mancanza di definizione delle circostanze che porterebbero a tale responsabilità e fanno notare che le disposizioni relative sembrano riferirsi al concetto di “concorso in violazione di copyright”. Questo concetto non esiste nel quadro legale dell’Unione e quindi una disposizione in questo senso andrebbe oltre l’Acquis communautaire. I negoziatori concludono sostenendo che, comunque, i Paesi Membri avrebbero raggiunto un accordo in merito a disposizioni penali basate sulle parole “incitamento, ausilio e favoreggiamento”. Indagheremo in merito a quest’affermazione.

5. ACTA impone agli ISP, come prerequisito per non perdere lo status di mere conduit, l’obbligo di implementare una politica per evitare “la memorizzazione non autorizzata e o la trasmissione di materiale protetto da copyright”. Aggiungendo un’obbligazione agli intermediari per poter ottenere lo status di mere conduit questa disposizione va oltre l’Acquis communautaire.

6. Un esempio di politica ragionevole avanzato da ACTA affinché gli ISP possano mantenere lo status di mere conduit sarebbe la disconnessione automatica dei propri stessi clienti (risposta graduale; apprendiamo quindi che la risposta graduale sarebbe de facto obbligatoria per gli ISP). I negoziatori fanno notare che sulla risposta graduale è in corso un negoziato fra Consiglio e Parlamento europei all’interno del Telecoms Package. Il documento infatti è antecedente al risultato del negoziato. Alla luce dell’art. 1.3a della Direttiva quadro (2002/21/CE) le disposizioni ACTA che impongono agli ISP l’applicazione della risposta graduale e la disconnessione automatica degli utenti, pena la perdita dello status di mere conduit, sono incompatibili con il quadro legale dell’Unione.

7. Procedure di notice and takedown, fanno giustamente notare i negoziatori, come misure obbligatorie per ISP e host violano la Direttiva sul commercio elettronico, che non considera tali misure come imprescindibili per il mantenimento dello status di mere conduit. Facciamo notare che nel quadro americano il notice and takedown è una richiesta di rimozione di contenuti da parte di chi dichiara di detenere il copyright su quei contenuti. Abitualmente tali richieste vengono processate in automatico senza contraddittorio e senza verifiche, ponendo le basi per un vero e proprio sistema di censura privato.

8. Le misure civili e penali per gli aggiramenti delle protezioni ai DRM o di altri sistemi di protezione dei contenuti (facciamo notare che, proprio come caldeggiato da Apple, anche il jailbreak dell’iPhone può rientrare in tali condizioni), e che si estendono anche contro gli aggiramenti delle misure tecniche volte a impedire qualsiasi accesso ad un contenuto, sono incompatibili con il WCT, il WPPT e con l’Articolo 6(3) della CISD (direttiva 2001/29/CE).

9) La proibizione che ACTA vorrebbe imporre contro la possibilità di incoraggiare l’interoperabilità, infine, appare nuovamente al di fuori dell’Acquis communautaire, ove esso, per esempio nelle Direttive CISD e CSD, promuove l’interoperabilità lasciando ai Paesi Membri l’autonomia di decidere le forme e l’attuazione di tale incoraggiamento. Per i consumatori una proibizione in questo senso sarebbe fortemente dannosa, perché porrebbe fine a tutti gli sforzi per poter consentire di godere dello stesso contenuto su piattaforme diverse e lascerebbe carta bianca ai costruttori (in sinergia con la proibizione di qualsiasi aggiramento delle protezione, senza eccezione alcuna, sopra citato) di chiudere ancor di più i propri sistemi (tipici esempi di interoperabilità riguardano la possibilità di vedere lo stesso film o ascoltare la stessa musica, regolarmente acquistati, su impianti diversi, pc diversi, lettori diversi ecc.).

Conclusioni

Dallo scritto degli stessi negoziatori europei, e tralasciando per ora i potenziali problemi con i diritti fondamentali dei cittadini e con le Carte costituzionali degli stati europei, nonché con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e con la nuova Direttiva 2009/24/CE (*), appare che ACTA è incompatibile almeno con 3 Trattati internazionali e con 5 (cinque) Direttive europee (**); inoltre i negoziati sono stati condotti in apparente violazione ad almeno 2 articoli del TEU.

Questi gravissimi motivi sono più che sufficienti per esigere un immediato arresto dei negoziati per avviare lo scrutinio da parte del Parlamento Europeo e per consentire a tutte le parti che saranno pesantemente coinvolte da ACTA, compresi i cittadini, i consumatori e gli Internet Service Provider, lo studio e la valutazione dei documenti (come peraltro è prassi per tutti i trattati concernenti la proprietà intellettuale) e la possibilità di entrare attivamente nel processo dei negoziati.

Se non fosse possibile ottenere una sospensione dei negoziati, il Consiglio e la Commissione hanno l’obbligo sancito dal Trattato di Lisbona di far uscire l’Unione Europea dal processo negoziale e di non sottoscrivere l’accordo.

(*) Particolare attenziona va posta fra le incompatibilità di ACTA con l’articolo 6 e l’articolo 7, nello spirito del considerando 15 e del considerando 16.

(**) Direttive 2000/31/CE; 2001/29/CE; 2002/21/CE; 2002/22/CE; 2004/48/CE

Paolo Brini.
Fonte: http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4550
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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